Le associazioni che rappresentano Comuni e Province – ANCI e UPI – hanno espresso in Parlamento un giudizio netto sulla Manovra 2026: prudente nei conti, ma debole sul piano dello sviluppo. L’obiettivo prioritario resta il rientro del deficit, nel rispetto del vincolo di “spesa netta” imposto dal nuovo Patto di stabilità europeo. Una scelta coerente con l’impegno assunto da Roma a Bruxelles, ma che rischia di lasciare scoperta la macchina dei servizi territoriali. La prudenza contabile si traduce, in sostanza, in assenza di visione: risorse concentrate su misure una tantum, pochi interventi strutturali e un rischio crescente di paralisi per gli enti locali, già provati dall’aumento dei costi sociali e dalla fine della spinta del PNRR.

Comuni in trincea: spesa sociale fuori controllo

Il fronte più critico riguarda la spesa corrente. I Comuni segnalano un’escalation dei costi legati all’assistenza ai minori affidati per decisione giudiziaria – circa 460 milioni di euro nel 2024 – a fronte di fondi statali ancora insufficienti. Per il 2026 la legge di bilancio porta il contributo a 250 milioni, ma solo per un anno. Una soluzione tampone, non una riforma. A ciò si aggiungono gli oltre 600 milioni annui per l’assistenza agli studenti con disabilità, coperti in gran parte con risorse proprie, e il mancato rimborso di circa 200 milioni per i minori stranieri non accompagnati. Sono spese “obbligatorie”, ma senza copertura stabile. È qui che la prudenza rischia di diventare miopia amministrativa.

L’extragettito turistico che finisce allo Stato

Altro tema caldo è la revisione dell’imposta di soggiorno. La norma che destina allo Stato il 30% dell’extragettito generato dalle maggiorazioni applicate ai turisti è stata definita da ANCI “una compartecipazione al contrario”. Il paradosso è evidente: i Comuni che più investono in accoglienza e sostenibilità urbana si vedono sottrarre risorse per finanziare funzioni statali. Per chi governa città ad alta pressione turistica, questa misura mina l’equilibrio tra autonomia finanziaria e responsabilità locale.

Province dimenticate: il rischio di uno stop agli investimenti

L’UPI condivide le preoccupazioni. Pur in assenza di nuovi tagli, le Province restano schiacciate da uno squilibrio di parte corrente che sfiora un miliardo di euro. Mancano fondi per completare gli interventi infrastrutturali avviati con il PNRR e per gestire gli aumenti contrattuali del personale, interamente a carico dei bilanci provinciali. Si rischia di disperdere il patrimonio di investimenti e competenze accumulato negli ultimi anni.

Serve un patto di leale collaborazione

La Manovra rispetta i vincoli europei, ma ignora il principio di coesione territoriale sancito dall’articolo 119 della Costituzione. Occorre un patto di leale collaborazione tra Stato e autonomie locali che traduca il rigore contabile in responsabilità condivisa, non in mero contenimento. Rigore non significa austerità: significa buona amministrazione, efficienza della spesa, investimenti mirati e servizi garantiti. Solo così l’Italia potrà restare fedele al proprio impegno europeo senza abbandonare i suoi territori.