Politica
Marattin: “Progetto comune con Calenda, la legge elettorale sia anti-bipopulismo”
Il segretario del Partito Liberaldemocratico: “Con Azione costruiamo la casa dei libdem e dei riformatori”. E per il 2027 propone: “Proporzionale puro con sbarramento e preferenze, o doppio turno di collegio”
Un proporzionale puro con sbarramento e preferenze, o un doppio turno di collegio. Sono queste le due proposte avanzate da Luigi Marattin per cambiare la legge elettorale. Due strade diverse, certo, ma che vanno nella stessa direzione: respingere il bipolarismo e dare spazio ai partiti che non vogliono ingabbiarsi nei principali schieramenti. Sarà questa la missione del Partito Liberaldemocratico, che sabato 29 novembre riunirà l’Assemblea nazionale in cui interverrà anche Carlo Calenda: i dialoghi con Azione si fanno sempre più fitti e concreti per presentare un progetto politico comune alle elezioni del 2027.
Il campo largo si è gasato per le percentuali di voto alle regionali. Ma cosa ci dicono i voti assoluti?
«È sempre meglio usare i voti assoluti per giudicare l’evoluzione del consenso. Anche perché, con forti variazioni del numero dei votanti, guardare solo le percentuali è fuorviante. E i confronti vanno fatti tra identiche tornate elettorali: politiche su politiche, regionali su regionali, ecc. Non ha senso, infatti, paragonare elezioni diverse sia per livello di governo che si elegge che per sistema elettorale. Se facciamo così, scopriamo che nel complesso delle tre Regioni in cui si è votato, rispetto alle regionali del 2020, gli unici a perdere un sacco di voti sono stati Lega e M5S (nel caso leghista addirittura la metà). Fratelli d’Italia ne ha guadagnati circa 250.000 – e in tutte le Regioni in cui si è votato – il Pd 124.000 (tra cui, sorprendentemente, in Veneto) e Forza Italia un po’ meno di 100.000. Poi ognuno interpreti questi numeri come vuole. Ma negare i dati di fatto non mi pare un buon modo di fare né politica né giornalismo».
E al centro c’è una prateria. Quel vuoto va colmato o l’astensionismo continuerà a dilagare…
«Il crollo della partecipazione continua inarrestabile da molti anni. In questa tornata siamo arrivati a poco più del 40% dei votanti, con cali a due cifre rispetto alle ultime regionali. Sarebbe illusorio pensare che decine di milioni di elettori hanno smesso di votare perché manca la rappresentanza politica di un centro liberale, ne sono consapevole. Ma secondo me questo spiega una bella parte di questo dannoso fenomeno. Non tutti sono capaci di scegliere malvolentieri la cosa “meno lontana”. Forse è ora di dar loro la possibilità di scegliere con entusiasmo quella “più vicina”».
Sabato 29 novembre si terrà l’Assemblea nazionale del Partito Liberaldemocratico. Interverrà anche Carlo Calenda. Continuate a lavorare a un partito unico con Azione per le elezioni del 2027?
«Le forme le decideremo insieme nei prossimi mesi, coinvolgendo le nostre rispettive comunità. Che già da tempo lavorano insieme, anche sui territori, su una stessa visione di società e su stesse proposte concrete: dall’energia alle tasse, dalla politica estera alle infrastrutture. Io penso che stavolta, a differenza del passato, ci siano le condizioni per fare non un progetto elettorale, ma un progetto politico – la casa dei liberaldemocratici e dei riformatori italiani – che duri anche quando noi attuali protagonisti saremo passati a fare altro nella vita. Lo faremo passo dopo passo, senza forzature, e sviluppando fiducia reciproca e lealtà. Con chiunque condivida la necessità di dare agli italiani, in occasione delle elezioni politiche del 2027, una terza opzione oltre questo pessimo bipopulismo».
Si torna a parlare di legge elettorale. Con il Rosatellum si rischia davvero l’ingovernabilità?
«Probabilmente sì. Ma io rifiuto alla radice questo modo di ragionare. In Italia siamo abituati a cambiare legge elettorale ogni volta che quella attuale non garantisce la vittoria a questo o quello schieramento. In teoria, invece, le leggi elettorali (oltre a essere stabili nel tempo) dovrebbero riflettere il tipo di democrazia che vogliamo essere, non le convenienze politiche del momento».
Il centrodestra ragiona su un proporzionale con premio di maggioranza. Che proposta depositerete in Aula?
«Ne parleremo con Azione, spero. La mia opinione è che ci siano solo due tipologie di sistema elettorale che possono funzionare in Italia: o un proporzionale puro con sbarramento e preferenze, o un doppio turno di collegio. Fanno riferimento a due modelli di governance molto diversi, ma hanno in comune la caratteristica più importante: non costringono le diverse culture politiche a stare insieme in coalizioni eterogenee e confusionarie».
E poi c’è il capitolo soglie di sbarramento. Voi proporrete un polo alternativo ai due schieramenti, ma c’è il rischio di restare fuori dal Parlamento…
«Se hai paura di giocare la tua partita, e di convincere le persone della bontà delle tue idee, puoi certamente fare tante cose nella vita: ma non la politica. In Italia oggi ci sono tante persone che non vogliono rischiare, col proprio voto, di mandare a fare i ministri Salvini o Vannacci da un lato e Conte e Fratoianni dall’altro».
Listini bloccati o preferenze: quale preferisce?
«Personalmente penso che dobbiamo restituire agli italiani il potere di scegliere i parlamentari. Quindi – se si opta per un sistema proporzionale – meglio avere le preferenze».
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