Giornate vivaci, per Forza Italia. Il rinnovamento promosso dalla famiglia Berlusconi atterra nei gruppi parlamentari azzurri e ne organizza il ricambio. Ne parliamo con la deputata Erica Mazzetti, attiva in VIII Commissione a Montecitorio.

Onorevole Mazzetti, se li aspettava quei No? È stato sbagliato qualcosa nella campagna referendaria?
«Non me lo aspettavo. Credevo che gli italiani avessero a cuore le riforme, anche perché questa era una riforma presente nel programma elettorale. In Parlamento abbiamo fatto quattro letture e io ero convinta che il Paese la volesse. Evidentemente non è stata compresa fino in fondo, perché altrimenti non vedo come si possa non sostenere una riforma di questo tipo».

C’è stato un problema di comunicazione?
«Probabilmente sì. Il lavoro parlamentare era stato fatto, poi ci siamo rimessi al giudizio del popolo, come è giusto quando non si raggiungono i due terzi. Questo però mi preoccupa: la riforma della giustizia è fondamentale e il risultato dimostra che forse il Paese non è ancora pronto ad affrontare cambiamenti così importanti».

Tredici milioni di voti non sono comunque pochi. Ci vede una delega più forte al Parlamento?
«Può darsi. I cittadini ci hanno mandato in Parlamento anche per questo, ed era una delle prime riforme costituzionali di questo governo. Resta però il fatto che si è persa un’occasione importante per modernizzare l’ordinamento».

Questo esito indebolisce la spinta garantista di Forza Italia?
«Assolutamente no. È una battaglia che continueremo a portare avanti. Forse abbiamo comunicato male, forse il clima generale ha influito. Gli italiani oggi sono preoccupati, e questo pesa. Ma non abbiamo perso la voglia di riformare la giustizia a 360 gradi».

Come intendete procedere ora?
«Siamo già al lavoro. Due mesi fa Forza Italia ha presentato una proposta di legge per la riforma della giustizia civile. Se, come dice il Pd, queste riforme si devono fare in Parlamento, noi siamo pronti. Serve sedersi attorno a un tavolo e trovare una sintesi nell’interesse dei cittadini».

Siamo entrati in una fase nuova, con qualche fibrillazione nel governo e più dinamismo in Forza Italia?
«Nel governo ci sono scelte che spettano al presidente del Consiglio e che rispetto. Nel partito c’è stato un cambio al Senato, vedremo se ci saranno altri passaggi. Ma Forza Italia resta ancorata ai suoi valori: quelli che ci ha trasmesso Berlusconi. Il rinnovamento è utile se serve a rafforzare i contenuti, non a stravolgerli».

Quanto pesa oggi la spinta della famiglia Berlusconi?
«I consigli della famiglia Berlusconi sono sempre stati importanti e ben accetti. È giusto ascoltarli. Anche perché uno sguardo esterno alla politica può aiutare a cogliere meglio le esigenze reali del Paese».

Come può proseguire questo percorso di rinnovamento?
«Dobbiamo concentrarci sui contenuti. Passo dopo passo, valutando le scelte da fare, ma senza perdere di vista le priorità concrete».

Quali sono le priorità?
«Le liberalizzazioni, innanzitutto. Sto lavorando molto sui partenariati pubblico-privati. Poi il caro vita, gli aumenti dei prezzi che pesano sulle famiglie. E lo sviluppo infrastrutturale, sia fisico sia digitale. Modernizzare il Paese significa investire in queste direzioni».

E sul piano politico?
«Sicurezza e salute per noi restano centrali. Ma soprattutto dobbiamo continuare a liberalizzare e rendere più competitivo il sistema Italia, nell’ottica della crescita».

Il congresso nazionale di Forza Italia sarà anticipato?
«Non ci sono ancora decisioni formali su questo punto. Se il segretario riterrà opportuno anticiparlo, saremo pronti. Ma personalmente sono meno interessata ai congressi, a tessere e conteggi interni e più al lavoro sui contenuti».

Quindi non è una priorità?
«Io lavoro per il bene del partito e dei cittadini. Le dinamiche interne contano, ma contano di più le risposte che diamo al Paese».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.