Mes e Autostrade, ma anche la difficile partita da giocare in Europa sul Recovery Fund. Sarà una settimana bollente per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che dovrà superare gli scogli più divisivi all’interno della sua maggioranza, con l’obiettivo di mantenere salta la tenuta del suo esecutivo.

Si parte con il dossier Autostrade che dovrebbe arrivare a piccoli step fino a martedì quando il consiglio dei ministri dovrebbe decidere sulla revoca. Sabato il piano di Autostrade che, in una lettera recapitata al governo, ha presentato una nuova offerta su soldi, tariffe e manutenzioni. Una “nuova proposta finalizzata a una positiva definizione della procedura di contestazione” spiegano dall’azienda dopo un Cda fiume, che tenterà di convincere il governo giallorosso.

L’offerta tenterà di essere ‘irrinunciabile‘ come ha avvertito il premier Conte ed è prevedibile che Aspi porti sul tavolo di palazzo Chigi la disponibilità ad alzare l’ammontare del pacchetto di risarcimento da 2,9 a 3,4 miliardi. Un pacchetto che sarà sotto la lente di ingrandimento del ministero dei trasporti e di quello dell’Economia, ma non sarà il solo. Per chiudere l’affaire la mossa più attesa sarà quella dei Benetton.

I 5Stelle chiedono di azzerare la loro partecipazione in Atlantia, richiesta rinviata al mittente. La possibilità più concreta è che la famiglia, nel mirino dopo il crollo del Ponte di Genova, offra un abbassamento di azioni sotto il 50 per cento. Non di più.

Sul tema la maggioranza continua a restare divisa. M5S non molla la presa e vuole vedere fuori dai giochi Benetton e a dirlo a chiare lettere è il presidente della Camera Roberto Fico: “Sono per la revoca. Mi interessa però affermare un principio: è finito il tempo in cui può succedere un disastro e chi ha la concessione di un bene pubblico pensa di farla franca, perché si sente proprietario di quel bene.

I beni pubblici vengono affidati, Chi sbaglia, va via. Non c’è ricco o potente che tenga”. Non è della stessa idea Italia Viva che, con Maria Elena Boschi, ribadisce: “Secondo noi la revoca rischia di ottenere l’effetto opposto”, ovvero “mettere a rischio i posti di lavoro, bloccare le opere e, soprattutto, fare iniziare un contenzioso che durerà anni, fra lo Stato e il concessionario e a pagare il conto saranno i cittadini. Ecco perché la revoca ci sembra la strada più pericolosa”. Sulla stessa linea il Pd, che vorrebbe un rinnovo della concessione, con la garanzia di maggiori vantaggi.

Altro capitolo il Mes. Mercoledì Conte sarà in Parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo straordinario del 17-18 luglio 2020. Il piatto forte a Bruxelles sarà quello di chiudere la partita sul Recovery Fund, per questo il premier vedrà Angela Merkel lunedì 13 luglio, dopo aver concluso il suo giro in Europa in cerca di una mediazione. Il bilaterale con l’olandese Mark Rutte, leader capofila dei Paesi “frugali”, è stato cordiale, ma le distanze non si sono accorciate. Il livello di rassicurazioni poste in essere all’Aja restano alte, con il presidente del Consiglio ha fatto sapere che non intende farsi dettare la linea economica da nessuno. L’incognita più pericolosa resta quella del voto sulle risoluzioni mercoledì, con Emma Bonino che ha già annunciato un documento dedicato al salva Stati. E’ infatti a palazzo Madama che i numeri sono più risicati e la spaccatura all’interno della maggioranza sui fondi europei rischia di trasformarsi in una machete sulla vita del governo.