La Corte d’Appello di Roma ha sollevato dubbi significativi sulla legittimità del Protocollo Italia-Albania e della legge di ratifica collegata, ponendo interrogativi sulla gestione dei trattenimenti dei migranti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr). Nei provvedimenti emessi a febbraio, i Giudici hanno rifiutato la convalida del trattenimento di tre cittadini marocchini, destinatari di decreti di espulsione, sostenendo che la disciplina applicata dovesse essere esaminata alla luce del rinvio pregiudiziale già inviato alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Nei dettagli, la Corte evidenzia come permangano dubbi sulla compatibilità con l’articolo 9 della direttiva europea, secondo cui il richiedente asilo ha diritto a rimanere nello Stato membro fino alla decisione sulla sua domanda. Per i Giudici, inoltre, le cosiddette “domande reiterate” di protezione internazionale non giustificano automaticamente l’adozione di misure di trattenimento. In un caso, l’amministrazione non ha potuto documentare correttamente la precedente richiesta né la sua eventuale notifica, evidenziando la fragilità delle motivazioni adottate.

Intanto, sul fronte politico e sociale, le tensioni continuano a salire. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha definito le parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, come un insulto alla democrazia. Ma questo giudizio appare estremamente ingiustificato e ideologizzato: ridurre il dibattito su riforme della giustizia a una questione morale contro le istituzioni appare una strumentalizzazione. I magistrati citati, come Falcone e Borsellino, sono stati eroi, ma usare il loro esempio per intimidire o delegittimare opinioni e dichiarazioni politiche non fa che alimentare un clima di divisione e ostilità, ignorando il diritto alla critica politica e al confronto sulle riforme.

Sul fronte referendario, la Camera ha chiesto un’informativa urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio sulle dichiarazioni di Gratteri, con il sostegno di maggioranza e opposizione, seppur con posizioni differenti. Anna Maria Bernini ha chiarito di non aver mai chiesto dimissioni, ribadendo la necessità di concentrarsi sul merito del voto. Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia ha denunciato insulti e minacce del fronte del No, mentre Sal Da Vinci ha smentito che Giorgia Meloni abbia chiesto di utilizzare il suo brano di Sanremo, «Per sempre sì», per la campagna referendaria.

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Classe 2002, mediatrice linguistica dalla penna obiettiva e tagliente. Sicula passata per l’Inghilterra, ma trapiantata a Siena. Appassionata di Palio, politica e polemiche.