Ambrogio
Milano, un monolocale costa 820 euro al mese, un bilocale 1140. E il 40% dello stipendio se ne va
Se Milano ha dimostrato di voler contare, adesso tocca alla politica dimostrare di saper contare: i soldi, gli alloggi, i mesi di attesa. Perché il primo banco di prova di qualsiasi discorso sul 2027 non è un nome da candidare, ma un tetto da garantire.
I numeri dell’emergenza abitativa sono un ritornello: un monolocale in affitto costa in media 820 euro al mese, un bilocale 1.140, un trilocale 1.510. Le richieste di case popolari hanno superato le settemila. Il Comune ha approvato il piano dei servizi abitativi 2026 con 2.321 alloggi da assegnare tra edilizia pubblica e soluzioni transitorie, più 500 alloggi affidati al terzo settore per chi cade nel vuoto tra i requisiti della casa popolare e la capacità di reggere il mercato. Numeri importanti, che bastano a malapena a tamponare l’emorragia.
Il Piano casa straordinario di Sala — diecimila alloggi in housing sociale, trecentomila metri quadri di aree messe a disposizione dei privati — è lo strumento più ambizioso mai varato da Palazzo Marino. Ma il sindaco stesso ha ammesso che servirebbero due miliardi che il Comune non ha. Servono i privati, sotto una “forte regia pubblica”. Servono i fondi nazionali. E qui si apre il capitolo più politico. Il Piano Casa Italia del governo promette centomila alloggi calmierati in dieci anni. Salvini ha parlato di 1,2 miliardi per recuperare sessantamila alloggi inutilizzabili. Il viceministro Rixi ha annunciato il primo decreto da 950 milioni. Cifre imponenti, sulla carta. Ma il Piano esiste come norma dal 30 dicembre 2025 e il decreto attuativo non è ancora firmato. L’architettura è complessa — linee guida, criteri di selezione, partenariato pubblico-privato, fondi europei — e questo spiega i ritardi. Ma non li giustifica, non in una città dove il quaranta per cento dello stipendio se ne va in affitto.
Il referendum ha ridisegnato il contesto politico. Lo stesso governo che ha appena perso la sua prima consultazione popolare ha bisogno di dimostrare capacità realizzativa. Un centrodestra milanese in cerca di candidato non può presentarsi al 2027 con un Piano casa nazionale ancora sulla carta. E un centrosinistra compatto ma alla ricerca di proposta non può limitarsi a gestire l’emergenza un bando alla volta. Chi trasformerà il tema della casa da lamentazione permanente a programma esigibile avrà in mano una chiave per le prossime comunali.
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