Politica
Nervi tesi nel Pd sulla definizione IHRA. Gasparri: “La legge si farà nonostante l’ostruzionismo”
Il confronto politico delle ultime ore si sviluppa lungo due direttrici diverse ma accomunate da un forte valore simbolico e istituzionale: la definizione normativa dell’antisemitismo e il metodo di scelta delle figure chiamate a guidare le autorità di controllo economico. Due temi che mettono in evidenza frizioni tra maggioranza e opposizione, ma anche sensibilità differenti all’interno degli stessi schieramenti.
Sul fronte della lotta all’antisemitismo, il nodo centrale resta l’adozione della definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Il senatore del Partito democratico Graziano Delrio respinge le critiche rivolte al suo disegno di legge, rivendicandone l’equilibrio e la coerenza con gli standard internazionali. Il ddl, spiega, applica una definizione che rappresenta l’unico riferimento condiviso a livello globale, frutto di anni di lavoro di esperti e già adottata da 24 Paesi dell’Unione europea, oltre che dalla Commissione e dal Parlamento europeo e dal governo Conte. Delrio insiste su un punto ritenuto dirimente: la definizione IHRA afferma in modo esplicito che la critica al governo di Israele non può essere automaticamente considerata antisemitismo. Inoltre, il senatore chiarisce che il suo testo non mira a trasformare la definizione in una legge generale, ma a utilizzarla in contesti mirati, come quello delle ideologie che si diffondono online. Per questo, conclude, le accuse di ambiguità o di strumentalità politica sono “totalmente infondate”.
Una posizione che si scontra con quella espressa da Forza Italia. Il presidente dei senatori azzurri, Maurizio Gasparri, annuncia che una legge sull’antisemitismo verrà approvata in tempi brevi, nonostante quello che definisce un tentativo di ostruzionismo di una parte del Pd. Gasparri ribadisce la disponibilità al confronto, ma pone limiti chiari: il provvedimento dovrà concentrarsi esclusivamente sull’antisemitismo, senza allargare il perimetro ad altri temi, e recepire in modo “pieno e totale” la definizione internazionale già accolta in passato dai governi italiani. Secondo l’esponente di FI, l’introduzione di ulteriori argomenti rischia di trasformarsi in una strategia dilatoria. Da qui l’appello a un momento di chiarezza, con un confronto pubblico in Senato alla vigilia della Giornata della Memoria, per affrontare una preoccupante ondata di antisemitismo.
Parallelamente, il dibattito politico si concentra anche sulle nomine ai vertici delle istituzioni economiche, a partire dalla Consob. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, guarda con favore all’ipotesi di Federico Freni, attuale sottosegretario all’Economia. A margine di un convegno in Piazza Affari, Osnato ricorda che la procedura è stata avviata dal Consiglio dei ministri e che la scadenza per la scelta è fissata a marzo, ma non nasconde la propria stima per Freni, definendolo “una persona assolutamente capace”. Pur sottolineando che in Italia non mancano profili adeguati per quel ruolo, Osnato ammette che una sua eventuale nomina sarebbe accolta con soddisfazione.
A riportare il tema su un piano istituzionale interviene però il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che esclude l’esistenza di trattative, formali o informali, sulla guida della Consob. Il problema, chiarisce, non riguarda le singole persone, ma il principio. Un incarico di tale rilevanza, afferma, non può essere il risultato di una spartizione tra partiti, ma deve nascere da una valutazione approfondita su una figura di alto profilo, competente e in grado di garantire l’autonomia e il corretto funzionamento dei mercati finanziari. La Consob, in quanto organo di controllo, svolge un ruolo cruciale e non può essere oggetto di decisioni percepite come politicamente divisive.
Tra la definizione dei confini dell’antisemitismo e il rispetto dell’indipendenza delle istituzioni economiche, il Parlamento e il governo si trovano dunque ad affrontare passaggi delicati. Passaggi nei quali il confronto politico incide direttamente sulla credibilità delle scelte legislative e sulla fiducia nei meccanismi di garanzia dello Stato.
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