Movimento giù nei sondaggi
Nuova corrente riformista nel Pd, a Milano “Crescere” con Gori, Picierno, Guerini e Sala. Elezioni bulgare nei 5 Stelle: Conte unico capo, Todde come Appendino
Oggi al Teatro Parenti di Milano va in scena “Crescere”, la rimessa in moto della galassia riformista dem. Una nuova area, forse qualcosa di più dell’ennesima corrente. Apertura di Lorenzo Guerini, chiusura di Graziano Delrio; in mezzo Pina Picierno, Filippo Sensi (area Gentiloni), Giorgio Gori e una passerella di amministratori. Colonna sonora: “Revolution” dei Beatles. Scenografia: un innaffiatoio, metafora della crescita. Sulla carta, il ritorno di una corrente che «riprende voce» dentro il PD e per il PD, senza minaccia di scissione. Nella pratica, più un test d’umore che uno scarto politico. Le aspettative sono alte.
Il no di Alfieri
Il segnale meno festoso arriva dal perimetro interno: Alessandro Alfieri, per anni referente dell’area riformista dem, non ha aderito. La sua posizione è netta: «È un errore dividere l’area dei riformisti, ho lavorato per tre anni per tenerla unita. Bisogna chiedere più protagonismo nella segreteria, farle il controcanto quotidiano secondo me non ha senso». La scaletta vedrà in fila i temi giusti—crescita, salario minimo, welfare, difesa—ma il banco di prova resta quello che divide da mesi: la politica di difesa. Guerini ripete che «Pd e M5S non possono evitarlo a lungo», all’indomani dell’ennesimo voto incrociato in Parlamento su Ucraina e armamenti. È qui che il racconto del “campo largo” continua a impantanarsi: davanti alle sfide urgenti e irrimandabili della guerra in Europa non si decide al Nazareno, nelle assemblee schleiniane, né con la diplomazia dei comunicati serali.
“Crescere”: ottimi intenti, esiti incerti?
Gli ospiti esterni attesi oggi a Milano (Daniela Fumarola, Tommaso Nannicini, Tito Boeri) daranno, ciascuno per il suo ambito, idee e indicazioni. Beppe Sala, padrone di casa, tiene ad esserci. Come osservatore, precisa. Almeno per il momento. Ma l’impressione, mentre assistiamo all’allestimento al Parenti, è che “Crescere” finirà per somigliare a molte kermesse degli ultimi anni: ottimi intenti, esiti incerti. Le dinamiche interne al Pd sono quello che sono. La gestione della segretaria Elly Schlein è attenta a non concedere troppo spazio alle aree più distanti. E questa si pone ai suoi antipodi. Fuori dal PD, poi, la scena è affollata. Italia Viva rivendica la sua “Casa Riformista” (Toscana alla mano, ambizioni in Campania: vedremo). Alessandro Onorato spinge il Progetto Civico Italia insieme a Silvia Salis e Gaetano Manfredi. Ernesto Maria Ruffini rilancia con “Più Uno”, evocando lo spirito dell’Ulivo. Carlo Calenda lancia la sua rete per aggregare – distanti dalle sirene della ‘federazione di centro’ – tutti i liberalsocialisti in un soggetto unico. Risultato, almeno per ora: il centro sembra una rotatoria a quattro corsie. Tutti lampeggiano, pochi svoltano.
In attesa di una nuova legge elettorale, non è chiara la direzione da prendere. Intanto, il termometro si muove nel campo populista: nel sondaggio di Antonio Noto il M5S perde un punto ed è all’11,5%. Non è un terremoto, ma un segnale: non a caso Alessandra Todde prende le distanze da una certa deriva del Movimento, scivolato a sinistra di Avs, affiancando nei fatti il dissenso espresso da Chiara Appendino, dimessasi dagli incarichi. E Beppe Grillo non sta a guardare: ha messo online un nuovo sito del Movimento Cinque Stelle e pubblicato un documento dal quale si evincerebbe la sua titolarità sul partito. Secondo Vincenzo Presutto, ex senatore 5 Stelle, di Napoli, «Ne vedremo delle belle». Il regolamento dei conti tra il Fondatore e l’Avvocato del popolo potrebbe riservare sorprese. L’aria di sfiducia però non alligna ai piani alti di Campo Marzio. Con le regionali in pieno corso, il Movimento prova a nascondere la polvere sotto al tappeto.
È in questo clima che dalle 10 di ieri fino alle 18 di domenica 26 ottobre gli iscritti al M5S voteranno per la conferma di Giuseppe Conte alla presidenza del Movimento. Poca suspance: è l’unico candidato. Viene da chiedersi che senso possa avere portare avanti il voto online per un nome solo, senza alternative. «È stata data la possibilità a ciascun iscritto in possesso dei requisiti previsti dallo Statuto e di quelli ulteriori indicati in apposito regolamento approvato dal Comitato di Garanzia di presentare la propria autocandidatura», ricorda la nota firmata dalla vice presidente vicaria, Paola Taverna, e dal presidente del Comitato di Garanzia, Roberto Fico. «Sono pervenute 76 proposte di autocandidatura delle quali 21 sono state ammesse alla fase di raccolta delle sottoscrizioni e solamente un aspirante candidato ha raggiunto il numero di sottoscrizioni necessarie per passare alla fase finale della votazione». Quando i regolamenti si fanno bene, le sorprese sono sempre poche. E però si può votare ancora due giorni, eh.
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