Sotto schiaffo “cibernetico”
Ombre russe dentro il caso Pravda-Verità, l’audio (rubato) di Garofani e i due bersagli: Zelensky e Mattarella
Nella vicenda che ha portato al confronto-scontro tra la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio – come ha sottolineato Il Riformista nel fondo di ieri di Aldo Torchiaro – i più appariscenti aspetti di politica interna non devono far dimenticare un dato assai importante di politica estera con risvolti che rientrano nello spionaggio, nel senso alto del termine, ovvero di quella funzione svolta da sempre a tempo pieno nel nostro Paese e dalle grandi potenze sotto le sigle di organizzazioni specializzate come la Cia e il fu KGB, oggi FSB.
Ma al nostro giornale questo non è sfuggito. Sul piano della politica interna l’operazione proposta da Garofani non aveva un bersaglio, ma due: nel quadro di una strategia politica da sempre svolta dagli esponenti della sinistra democristiana contro il centrodestra, prima nei confronti di Berlusconi e poi di Meloni, Schlein veniva considerata del tutto inadeguata come alternativa politica vincente fondata sull’aggregazione della sinistra post comunista e della sinistra radicale con appendice grillina. La conseguenza tratta da Garofani era quindi quella di puntare alla costruzione di un nuovo centro battezzato da Prodi, costruito da Ruffini, e fondato sull’area centrista e post democristiana. Il fatto oramai incontrovertibile che Garofani sia stato spiato, intercettato e poi messo in piazza, pone un problema che non va affatto sottovalutato neanche dagli interessati.
Da sempre la Verità diretta da Belpietro è esplicitamente filo Putin e no vax e ha nel mirino due nomi: Zelensky e Mattarella. I bersagli sono condivisi dalla famosa Zacharova sempre molto attenta, et pour cause, alle vicende italiane. Quello che in questi giorni ha detto Salvini sulla corruzione in Ucraina, e sul conseguente blocco dell’invio di armi a questo Paese aggredito, sono rose e fiori rispetto a quello che ha scritto in questi giorni la Verità. Garofani, dimenticando per una serata con gli amici romanisti di essere il segretario del Consiglio Superiore di Difesa, ha parlato in libertà. Belpietro, che è un giornalista assai esperto, con in mano la registrazione ha creato le condizioni per togliere a Garofani ogni possibilità di smentita.
Questa polpetta avvelenata è stata messa per qualche tempo in frigorifero, e molto significativamente è stata offerta al pubblico il giorno dopo l’ottimo comunicato del Consiglio Superiore della Difesa che sull’Ucraina ha riproposto la posizione assunta meritoriamente dall’Italia nella convergenza fra Mattarella (per questo attaccato dal sistema mediatico russo) e da Meloni (che invece fece questa scelta quand’era all’opposizione del governo Draghi). Sarebbe quindi un gravissimo errore trascurare questo aspetto geopolitico della vicenda che conferma quello che ha detto il ministro Crosetto, e cioè che l’Italia è da tempo sotto schiaffo “cibernetico” e politico (con due partiti: Lega e M5S filoputinista) e mediatico (con due giornali: Verità filoputinista e Fatto pro-Pal).
Non va quindi affatto sottovalutata la portata dell’episodio che va molto al di là di una diatriba in termini di politica interna. Di conseguenza ci auguriamo che questo episodio porti Mattarella e Meloni, con le loro storie assai opposte, a ritrovare una intesa reale.
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