L’addio di Luca Morisi alla comunicazione online della Lega viene definita in queste ore come la fine di un’era. Per il Carroccio, e per il suo “Capitano”, il segretario Matteo Salvini, il federatore che ha allargato il partito al Sud, è arrivato al governo da vice Primo ministro e ministro dell’Interno con il Movimento 5 Stelle. Buona parte di quell’ascesa – che ormai pare comunque lontanissima anni luce dalla situazione attuale, dal governo di Mario Draghi – è stata attribuita allo spin doctor e alla sua “Bestia”.

Classe 1971, di Mantova, persona riservata, laureato in Filosofia, leghista fin da giovane, consigliere provinciale dal 1993 al 1997. Morisi è stato docente universitario fino a sei anni fa, a contratto all’università di Verona, corso di Laboratorio di Informatica Filosofica. Da ottobre dell’anno scorso nella segreteria politica allargata della Lega. L’incontro con Salvini, un “innamoramento”, nel 2012. Dietro le quinte di Porta a Porta. L’arrivo alla comunicazione nel 2013. Un’ascesa dal 4% al 34,3% alle Europee del 2019.

Morisi fu guru di una strategia, una tecnica, uno staff, un sistema capace di leggere e analizzare e sfruttare i social. Una squadra di 20 persone almeno a gestire i profili di un Salvini ludico, ad addentare arancini e pane e Nutella, comico con il concorso “Vinci Salvini”, e aggressivo contro i “sinistri” e sulla propaganda anti-immigrati. La Bestia. Fu forse proprio Morisi a inventare il soprannome del segretario, il “Capitano”. L’estate del 2019 fu picco e caduta insieme. Dal record alle urne al Papeete, alla richiesta di “pieni poteri” di Salvini, spiaggiato, fatto fuori dal governo che divenne Conte 2: bis con il Partito Democratico, la Lega out. Da allora un graduale scivolamento, e il team ridimensionato.

Morisi stesso ha comunicato l’addio nella chat dei parlamentari leghisti: “Ringrazio tutti per l’interesse e l’amicizia: sto bene, non c’è alcun problema politico, in questo periodo ho solo la necessità di staccare per un po’ di tempo per questioni famigliari. Un abbraccio e ancora grazie”. Parole riprese da tutti i giornali che comunque avanzano altre ipotesi, piste, una rivoluzione in casa della Lega, motivi politici al contrario di quanto scrive il guru, qualcosa in linea con lo sfilacciamento in corso nel Carroccio. Scrive Il Corriere della Sera che “alla base di questa svolta radicale, ci sarebbe anche la necessità della Lega di avviare una nuova strategia comunicativa, più equilibrata, meno urlata, e calzante rispetto a un quadro politico rivoluzionato, e con Giorgia Meloni da arginare”. Libero riporta che Morisi aveva diradato il suo impegno con il partito da un mesetto circa. E quindi Repubblica, citando un esponente dell’inner circle di Salvini, osserva che l’addio era “nell’aria da un po’, da tempo si era allontanato anche come presenza fisica. Essendo una persona estremamente intelligente e sensibile Morisi ha capito che un ciclo era finito. E ne ha tratto le conseguenze”.

A incidere, come negli altri casi che stanno agitando la Lega, “l’impronta alla comunicazione fieramente populista di Morisi” che “soffriva la variante forzatamente istituzionale di una Lega e di un Salvini imbrigliato al tavolo di governo con l’ex banchiere europeo”. Insomma il problema, come successo con Green Pass e No Vax, tra l’europarlamentare ai saluti Francesca Donato e i governatori favorevoli in blocco alla certificazione e alla sua estensione e alla linea draghiana del ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, era in quel mezzo, in quella frattura all’interno del partito. Secondo La Stampa nelle ultime settimane nelle ultime settimane nelle chat del Carroccio si scriveva che “Matteo viene consigliato male” per rincorrere la linea dell’opposizione di Giorgia Meloni e non “la costruzione di un grande partito di centrodestra. E mettono in pericolo l’attrattiva del Carroccio presso il voto dei moderati. Per questo Morisi se ne è andato. E adesso in molti attendono anche le dimissioni dalla segreteria. Che suonerebbe proprio come una resa”.

Il “pantano” della Bestia per Il Foglio, oltre che a motivi personali (“famigliari colpiti dal Covid, la sua volontà di restare a lavorare lontano da Roma, nella natìa Mantova”), va ascritto anche a “chiacchierati bisticci con Andrea Paganella, l’altro pretoriano del Capitano”. Altri rumors vedono il posto di Morisi preso da Eugenia Russo, con i ragazzi della “Bestia” non entusiasti (eufemismo) del cambio. Non si è escluso

che lo spin doctor possa passare nella squadra di Giorgetti, guidata dalla portavoce Iva Garibaldi. Il Fatto Quotidiano invece trova “disaccordi politici” dietro l’addio: “Morisi, per esempio, è sempre stato pro-vaccini”.

Salvini ha intorbidito ulteriormente le acque nel centrodestra agitato dalla presumibile debacle elettorale alle amministrative 3 e 4 ottobre accogliendo da Forza Italia i consiglieri regionali Alessandro Fermi e Mauro Piazza, l’ex sottosegretario regionale Daniele Nava e il deputato siciliano Francesco Scoma. Ancora non calendarizzate infatti le due conferenze stampa a Roma e a Milano con i tre leader Salvini, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e Antonio Tajani di Forza Italia. Qualche giorno fa aveva descritto il partito: non è una caserma, non un partito granitico, blocco unico, “bianchi e neri”, “no vax e sì vax”, “io sono per la libertà, free vax”. E aveva salutato Donato così: “Chi va lo ringrazio, lo saluto e tanti auguri”. Giorgetti starebbe pensando a un Congresso per “dare chiarezza, per troncare ogni polemica”. Il “Capitano” si è detto disponibile.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.