Italia
Pnrr e Comuni, arriva la prova finale. Le opere avanzano lentamente: è un campanello d’allarme
La più recente relazione della Corte dei conti sullo stato di attuazione del Pnrr restituisce un quadro meno ideologico e più aderente alla realtà: il Piano regge, la spesa avanza secondo il cronoprogramma europeo, ma le criticità restano strutturali. Non emergono falle sistemiche, bensì tensioni organizzative tipiche di un programma senza precedenti per dimensioni, tempi e complessità amministrativa.
I Comuni come architrave del Piano
Il dato politicamente e istituzionalmente più rilevante è uno: i Comuni sono il vero motore operativo del Pnrr. Oltre due terzi dei progetti finanziati sono in capo alle amministrazioni comunali, chiamate a gestire interventi diffusi, spesso di importo contenuto ma ad alto impatto sociale. È una scelta coerente con l’impostazione europea, che privilegia la prossimità amministrativa, ma che espone gli enti locali a uno stress organizzativo notevole.
Mezzogiorno e coesione territoriale
La distribuzione geografica delle risorse conferma l’impronta perequativa del Piano. Il Mezzogiorno assorbe stabilmente oltre il 40% dei finanziamenti, a dimostrazione che il Pnrr non è solo un piano di investimenti, ma anche uno strumento di coesione europea. È un punto che va difeso: ridurre i divari territoriali non è assistenzialismo, ma una condizione per la competitività complessiva del Paese.
Spesa in linea, ma non senza asimmetrie
Sul piano finanziario, i numeri sono solidi: impegni e pagamenti risultano coerenti con il profilo temporale concordato con Bruxelles. Tuttavia, la differenza tra lavori pubblici e servizi o forniture resta marcata. Le opere infrastrutturali avanzano più lentamente, per ragioni note: progettazione, autorizzazioni, contenzioso. È qui che si gioca la credibilità finale del Piano.
Il nodo delle anticipazioni di cassa
Un segnale da non sottovalutare riguarda le anticipazioni finanziarie effettuate dagli enti territoriali. I Comuni e le Regioni hanno pagato più di quanto ricevuto, coprendo con risorse proprie i ritardi nei trasferimenti statali. È una prova di responsabilità istituzionale, ma anche un campanello d’allarme: senza flussi finanziari più regolari, il rischio è comprimere la capacità ordinaria di spesa degli enti.
La revisione del Pnrr e il nuovo decreto
La revisione del Pnrr del 2025 e la nuova bozza di decreto-legge vanno lette insieme. Meno milestone, più concentrazione sulle misure mature, semplificazioni procedurali, rafforzamento degli organici e uso intelligente della digitalizzazione: la direzione è quella giusta. Non si tratta di allentare i controlli, ma di renderli compatibili con l’esecuzione.
Governance e responsabilità
Il rafforzamento della governance, con cronoprogrammi aggiornati e responsabilità più chiare, risponde a un’esigenza liberale fondamentale: chi attua decide, ma risponde dei risultati. La proroga degli incarichi Pnrr e l’investimento sulle competenze vanno nella stessa direzione della continuità amministrativa, troppo spesso sacrificata in passato.
Un equilibrio ancora raggiungibile
Il Pnrr entra ora nella sua fase decisiva. I dati della Corte dei conti dicono che l’equilibrio è ancora possibile. Ma il successo dipenderà dalla capacità dello Stato di fidarsi dei territori, di sostenerli senza soffocarli e di mantenere fede agli impegni europei. È una sfida di riformismo concreto, non di propaganda. E riguarda, in ultima analisi, la qualità futura della nostra amministrazione pubblica.
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