- 11 giorni al voto
Polemica per Giusi Bartolozzi: troppo facile dimenticare le parole di Gratteri e Di Matteo
Chi fa polemica su Giusi Bartolozzi dimentica ciò che hanno fatto Gratteri e Di Matteo. Il primo ha definito i sostenitori del Sì strumento delle mafie. Il secondo – togato in servizio, membro del Csm – ha ignorato il richiamo di Mattarella alla compostezza.
Non foga: piano deliberato. E chi sono, in larga parte, i destinatari di quegli insulti? Indagati, imputati, condannati: messi insieme in un unico calderone da chi — magistrato — dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che tra queste categorie corre un abisso giuridico e umano. Gratteri li accomunava come se la presunzione di innocenza non fosse un principio costituzionale ma un fastidioso dettaglio procedurale.
Dimenticata, non violata — che è persino peggio, perché viene da chi si erge ogni giorno a custode di quella stessa legalità. E molti di loro, per ragioni giudiziarie, non possono nemmeno votare. Colpire quella platea non sposta un solo voto: è propaganda corporativa pura, esercitata da chi usa la toga come clava. L’Anm non ha scritto una riga su Gratteri e Di Matteo. Il fronte del No, invece, si è scatenato su Bartolozzi.
Calamandrei diceva che il processo è il termometro della civiltà di un popolo. Il modo in cui una corporazione sceglie i propri bersagli è il termometro della sua onestà. Qui segna febbre alta. Da un lato un errore umano, dall’altro un attacco pianificato per spostare il dibattito e intimidire l’elettorato. L’asimmetria non è casuale: è il sistema. Ed è, ancora una volta, la ragione più potente per cui questa riforma va fatta. Votiamo Sì.
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