Ritocco al governo, settimana decisiva
Rebus Urso, è “sui carboni ardenti” ma niente rimpasto. Forza Italia lavora ai prossimi ricambi, Tajani sotto pressione
Centrodestra in fibrillazione: gli azzurri pagano il referendum, Tajani sotto pressione, Meloni potrebbe indicare Caramanna al Turismo mentre si moltiplicano le voci sullo spostamento di Adolfo Urso. Ma «non sarà un rimpasto
A dieci giorni dalla sconfitta del referendum, un dato è ormai acquisito, condiviso anche nei vertici della coalizione: lo scotto della mancata vittoria del Sì lo paga Forza Italia. Nel suo corpo periferico Forza Italia non ha inciso. E i suoi vertici romani non hanno orientato. È rimasta ai margini di una battaglia che pure, storicamente, le apparteneva. Con eccezioni luminose, sì. Stefania Craxi. Giorgio Mulé. Pochi altri.
Il disappunto di Marina Berlusconi non è rimasto confinato nei retroscena. Si è manifestato, con chiarezza, come una richiesta politica: voltare pagina. A partire dalla conduzione dei gruppi parlamentari. Camera e Senato. Un segnale che pesa. E che suona come la prima di una serie di sveglie. Prevista per oggi una nuova riunione del gruppo di Forza Italia al Senato. Convocata al termine dei lavori dell’assemblea, all’ordine del giorno ci sono l’insediamento della presidente Craxi, l’elezione dei vicepresidenti e del tesoriere, l’analisi del voto referendario.
La seconda è già scritta nel calendario, anche se non ufficializzata: l’anticipo del congresso di Forza Italia all’autunno 2026. Un’accelerazione che indica una cosa sola: la fase attuale è considerata transitoria. E, soprattutto, insufficiente. In questo contesto si inserisce l’incontro previsto per mercoledì tra Antonio Tajani e Marina e Pier Silvio Berlusconi. Un passaggio delicato.
Il ministro degli Esteri si presenterà con un obiettivo chiaro: difendere le proprie scelte. E, in particolare, un nome. Paolo Barelli. Che oggi sembra pendere in equilibrio precario: senza accorgersi di non aver attaccato il telefono a Fabrizio Roncone del Corriere della Sera, al termine di una intervista, si è lasciato andare: «Io non lo so se ho fatto bene a parlargli». Una titubanza indicativa. Il capogruppo alla Camera è, infatti, molto più di un dirigente politico. È parte di un equilibrio personale. Flaminia Tajani, figlia del vicepremier, ha sposato il figlio di Barelli. Un legame familiare che si intreccia con quello politico. Rimuoverlo da Montecitorio equivarrebbe, per Tajani, a un affronto diretto. Non solo politico. Personale. Ecco perché la partita sui gruppi parlamentari è tutt’altro che tecnica. È una partita di potere, di simboli, di gerarchie interne. E sarà il primo banco di prova della tenuta della leadership azzurra. Ma le tensioni non si fermano qui. Perché, in parallelo, si apre un altro fronte. Quello che riguarda Fratelli d’Italia e, più in generale, l’assetto del governo.
Adolfo Urso è il nome che circola con maggiore insistenza nei retroscena. Il ministro è descritto come “sui carboni ardenti”. Le sue quotazioni sono in calo. E i segnali si accumulano. L’ultimo è significativo: l’uscita di Giuseppe Stamegna, figura chiave della comunicazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha scelto di trasferirsi al CNEL al fianco di Renato Brunetta. Urso viene accostato a più scenari: il Turismo, una authority, un ruolo diverso. Nulla di definito, ma molto di indicativo. Perché quando un ministro entra nel circuito delle ipotesi, significa che qualcosa si è incrinato. E proprio il Turismo è oggi il dossier più caldo. L’interim assunto da Giorgia Meloni ha funzionato come soluzione temporanea. Un diversivo, utile a prendere tempo. Ma non destinato a durare.
Anzi. Secondo i beneinformati, la partita potrebbe chiudersi già in settimana. Con un nome preciso: Gianluca Caramanna. Il deputato di Fratelli d’Italia, classe 1975, ha un profilo diverso rispetto alla tradizione politica italiana. Non nasce come uomo di apparato. Viene dal settore. Laureato in Economia del turismo, ha lavorato a lungo come manager nel comparto alberghiero. Conosce la materia. Politicamente, è uno dei punti di riferimento del partito sul tema. Responsabile nazionale del Dipartimento Turismo dal 2013, eletto alla Camera nel 2022, capogruppo in Commissione Attività produttive, è considerato un secchione. Il profilo di cui l’esecutivo ha bisogno. Ma la mossa, se e quando arriverà, dovrà essere letta dentro una strategia più ampia. Giorgia Meloni, infatti, ha un obiettivo chiaro: la durata. Vuole portare il governo a fine legislatura. Senza scosse. Senza crisi.
Per questo, Meloni esclude categoricamente la parola “rimpasto”. Troppo carica, troppo destabilizzante. Ma non esclude interventi mirati. Rimaneggiamenti. Aggiustamenti. E c’è anche un fattore temporale che gioca a suo favore. La pensione dei parlamentari e l’assegno di fine legislatura matureranno a fine ottobre. Prima di quella data, uno scioglimento appare altamente improbabile. Il sistema ha un incentivo a restare stabile. Questo margine consente alla presidente del Consiglio di muoversi con gradualità. Nel frattempo, si apre un altro capitolo. Quello della legge elettorale. È qui che Meloni sta investendo il capitale politico più rilevante. Perché è lì che si disegneranno i rapporti di forza della prossima legislatura. L’incontro tra Tajani e i Berlusconi sarà, in questo senso, decisivo. Non solo per le nomine, ma per la direzione. Per capire se Forza Italia intende restare ancorata agli assetti attuali o se è pronta a una fase nuova.
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