A proposito di accozzaglie, il fronte del No al referendum sulla giustizia le sta tentando tutte pur di portare acqua al suo mulino. L’ennesimo atto di questo teatro dell’assurdo è andato in scena nelle ultime ore: qualora vi fosse sfuggito, abbiamo scoperto che «votare No è femminista». Cosa c’entri il femminismo con la separazione delle carriere, il sorteggio al Csm e l’Alta Corte disciplinare non è dato sapere. Anna Paola Concia, già deputata del Partito democratico, attivista e saggista e – soprattutto – femminista «universalista», ci spiega perché questo minestrone è tragico, oltre ad essere una farsa.

Da Fiorella Mannoia ad Anna Foglietta, passando per Anna Finocchiaro, sostengono che vi è una trama antifemminista dietro la riforma del governo Meloni. Dove si cela questo disegno oscuro?
«Sono affermazioni da Finisterre, da fine del mondo. Sono sfinita dalla quantità di bufale che leggo sulla riforma della giustizia, mai nel merito e sempre ondivaghe, fuori contesto e fuori tema. Ora si mette in mezzo pure il femminismo: basta! Devono smettere di monopolizzare il pensiero delle donne. La devono finire con questa storia che esistono le femministe buone che votano No e le femministe cattive – invece – che votano Sì. Sono in malafede, perché sanno benissimo che non è così. Io voterò convintamente Sì, e non sono meno femminista delle altre per tale ragione».

Eppure, secondo queste «femministe», il disegno dietro la riforma è chiaro: si accusa il governo di voler costruire un potere esecutivo senza limiti e controllo e ciò a scapito dei più deboli, e quindi anche dell’autodeterminazione delle donne. È un No ribelle?
«Il femminismo – quello vero – è rivoluzionario, qui io vedo solo scuse per mantenere così com’è lo status quo. Sono diventate improvvisamente accanite conservatrici, questa è la verità. Queste argomentazioni non stanno né in cielo né in terra, qui si mente sapendo di mentire: con il No resta tutto così com’è, altro che rivoluzione per le donne».

Ci spieghi.
«Le donne in magistratura sono più di 5mila, oltre il 56%, ma nelle ultime due consiliature del Csm, dal 2018 al 2027, ne sono state elette 6 su 20 componenti togati totali, meno di un terzo. Quasi tre magistrati su quattro tra coloro che esercitano funzioni direttive sono uomini. Dati che sono stati riportati nell’appello “Donne per il Sì” che ho firmato».

Valeria Valente, senatrice del Partito democratico, in un’intervista ha addirittura affermato che separare le carriere «rischia di lasciare le vittime di violenza senza protezione»…
«Mi rivolgo direttamente alla senatrice, che è persona che stimo. Le battaglie per le donne sono una cosa seria. Proprio la senatrice Valente mi ha insegnato che nei processi le vittime di violenza subiscono anche dei dogmi sociali, che quando si affrontano casi così delicati come quelli per violenza sessuale, occorre rivedere l’approccio, la cultura stessa, alla base della magistratura. Dove sta scritto che la separazione danneggia i diritti delle donne? La riforma separa Pm dai Giudici, due funzioni estremamente diverse tra loro. Semmai – proprio grazie a tale specializzazione – si favorirà una formazione più specifica per ciascuno. Introdurre in questa campagna referendaria il tema della violenza sessuale è inaccettabile. È una strumentalizzazione selvaggia, fatta sulla pelle delle donne».

Dopo queste ennesime manipolazioni, il suo Sì sarà ancor più convinto di prima?
«Fateci caso: dei membri della magistratura che, con un atto di estremo coraggio, si sono schierati apertamente per il Sì alla riforma, la maggior parte è composta da donne. Un caso? Non credo. Entriamo nel merito della riforma, che vuole spezzare una volta per tutte le correnti politicizzate interne alla magistratura. Se ciò avverrà, tutti – donne comprese – ne trarranno vantaggio. Lasciamo stare chi evoca scenari apocalittici. Donne: non siamo meno femministe se votiamo Sì».

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.