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Referendum magistratura, il video di Grosso e Maia che è sparito nel nulla
C’è un video che vale più di mille convegni. Girato in un’aula universitaria valdostana, ha circolato qualche ora sul canale YouTube dell’ateneo prima di sparire nel nulla. Protagonisti: Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No al referendum sulla separazione delle carriere, e Giuseppe Marra, presidente del Tribunale chiamato a decidere il ricorso di Avs contro la rieleggibilità del governatore Testolin – la stessa causa per cui Grosso aveva redatto un parere in suo favore.
I microfoni erano aperti. I due discutono nel merito con la disinvoltura di chi non percepisce il problema. Il Giudice si dice già «fiducioso perché obiettivamente è una causa molto…». Si chiude con «ce la studiamo, certo». Poi il video sparisce. Il dettaglio più devastante è che non si nascondevano. Era una conversazione normale tra persone abituate a un mondo dove queste cose accadono senza che nessuno ci veda nulla di strano. Grosso è in buona fede – non è un corrotto. Ma è il simbolo del fronte del No. Ed è quel simbolo che incarna ciò che i sostenitori del Sì denunciano: non la corruzione, ma quella familiarità tra avvocatura e magistratura che funziona così automaticamente da non essere percepita come problema.
Il codice disegna già un triangolo equilatero: accusa, difesa e Giudice equidistanti, ciascuno al proprio vertice. Il guaio è che quel triangolo, nei palazzi di giustizia, spesso non è equilatero affatto. La riforma serve a rendere effettiva una simmetria che esiste sulla carta ma non nella pratica. L’auspicio è semplice: che nessun avvocato per il No sia più vicino ai Giudici degli avvocati per il Sì. Che non si ripeta, tra difensori e toghe, ciò che già accade tra certi Pubblici ministeri e certi Giudici. Se il problema è la promiscuità, essa non abita solo nelle Procure.
Seneca scriveva trattati sulla povertà mentre accumulava una delle fortune più grandi di Roma. Alla contraddizione rispondeva: de virtute, non de me loquor. Parlo della virtù, non di me stesso. È una difesa intelligente. Ma non basta, quando sei il presidente del Comitato per il No e i microfoni sono aperti. Il concetto e l’esempio coincidono. E l’esempio parla da solo.
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