La decisione dei giudici
Sarkozy in libertà vigilata dopo tre settimane di carcere, l’ex presidente: “Innocente, esperienza logorante”
Libertà, anche se vigilata, dopo tre settimane di carcere. E quanto deciso dalla Corte d’Appello di Parigi dopo l’istanza di scarcerazione presentata dai legali dell’ex presidente francese (dal 2007 al 2012) Nicolas Sarkozy e quella, addirittura, della procura generale che ha chiesto la libertà vigilata.
La decisione dei giudici è arrivata poco dopo le 13.30 con Sarkozy, 70 anni, che lascerà il carcere già in giornata dopo l’ingresso nel penitenziario della Santé, a Parigi, avvenuto lo scorso 21 ottobre in seguito al provvedimento di “esecuzione provvisoria” della condanna in primo grado a cinque anni per aver cercato di ottenere finanziamenti dalla Libia di Muammar Gheddafi per la campagna che lo ha portato all’elezione.
Sarkozy ha così lasciato il carcere de La Santé nel pomeriggio, intorno alle 15, a bordo di un’auto con i vetri oscurati, scortata da motociclisti della polizia. E’ rientrato nella sua abitazione nel XVI arrondissement di Parigi dopo un percorso di circa 15 minuti. Con lui in auto c’era la moglie Carla Bruni.
La Procura chiede libertà vigilata
La Procura transalpina ha spiegato che “i rischi di collusione e di intimidazione dei testimoni giustificano la richiesta di messa sotto sorveglianza giudiziaria”, chiedendo che venga accolta la “richiesta di scarcerazione di Nicolas Sarkozy”. Per la procura “l’estrema gravità dei reati e la severità della pena non dovrebbero essere prese in considerazione. Contano solo i criteri dell’articolo 144 del Codice di Procedura Penale” che si riferisce alle condizioni legali che giustificano la custodia cautelare: ovvero la conservazione delle prove, la prevenzione di collusioni con gli imputati o di tattiche di pressione e la protezione dell’imputato.
Sarkozy in collegamento: “Umanità personale carcere ha reso sopportabile incubo”
Nel corso dell’udienza, iniziata intorno alle 10 di lunedì 10 novembre, Sarkozy in collegamento video ha parlato della sua esperienza in carcere definendola “molto dura e logorante“. L’ex presidente ha ribadito la propria innocenza: “Voglio che ci si convinca di una cosa: non ho mai avuto l’idea folle di chiedere al signor Gheddafi qualsiasi finanziamento. Mai riconoscerò qualcosa che non ho commesso”. Tornano alla vita nel penitenziario, ha aggiunto: “Non avrei potuto immaginare di raggiungere i 70 anni per conoscere il carcere. Questa prova mi è stata imposta: l’ho vissuta. È dura, molto dura. Lascia il segno su ogni prigioniero perché è estenuante”. Poi l’omaggio al personale presente nel carcere parigino, ringraziato per “l’umanità eccezionale che ha reso sopportabile questo incubo”. In aula presente anche la moglie Carla Bruni e il figlio Jean in prima fila insieme all’avvocato difensore Jean-Michel Darrois.
© Riproduzione riservata






