La buccia di banana è sempre la stessa, quella su cui scivola rovinosamente la sinistra: la patrimoniale. Una coazione a ripetere, determinata da un meccanismo inconscio, più lettino dello psicanalista che dibattito parlamentare. Stavolta l’innesco è stata l’elezione a New York di Zohran Mamdani, con Elly Schlein pronta ad emularlo: “Serve una tassazione a livello europeo sulle persone che hanno milioni a disposizione, cioè una tassazione sui miliardari”. Musica per le orecchie di Maurizio Landini, che raccoglie all’istante il rovinoso grido di battaglia: “Penso a un contributo di solidarietà dalle grandi ricchezze dell’1% più ricco della popolazione”. Insomma, ecco servita la frittata. Una portata che come primo effetto mette insieme una “strana coppia”, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, che si distingue: non è all’ordine del giorno. Il leader 5 Stelle infierisce: “L’ho studiata da presidente del Consiglio, frutta pochissime risorse”.

Doppia tassazione?

Veemente (come al solito) la reazione del centrodestra, con la premier Giorgia Meloni che mette subito in chiaro: con noi non si farà mai. Un concetto che ieri ha ripreso il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani: “È una cosa da Unione Sovietica, quindi non esiste. Tassare un patrimonio che è già stato tassato significa applicare una doppia tassazione”. Si anima anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che da un appuntamento elettorale a Bari sillaba: “Stiamo lavorando per tagliare le tasse. Poi se a sinistra ritengono che qualcuno che riesce a portare a casa 2.000 e 3.000 euro al mese sia un ricco da tassare, evidentemente vivono su un altro pianeta”. Il numero uno della Cgil insiste: “Non volerla fare è una scelta politica. Vuol dire che tu stai privilegiando 500.000 ricchi contro 40.000.000 di persone oneste che pagano le tasse, che lavorano e che tengono in piedi questo Paese”. Rassicurato invece il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi: “Siamo rassicurati dal presidente Meloni che ha detto che non ci sarà”.

Polemica tra Merola e Marattin

Spazio anche per una polemica tra il deputato Pd Virginio Merola e il segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin. Attacca l’ex sindaco di Bologna: “Marattin sbaglia mira, pensi al governo”. Gli risponde irato il presidente del Pld, Andrea Marcucci: “Lo sa Merola che i due quinti più ricchi della distribuzione dei redditi Irpef comprendono in realtà quelli che guadagnano 1.900 euro al mese?”. Ad originare il tutto un post che Marattin aveva dedicato alla segretaria dem: “Il fisco che favorisce chi guadagna di più è quello in cui i 3 milioni di contribuenti che guadagnano più di 2.500 euro al mese sopportano circa la metà del peso di tutta l’Irpef italiana, e in cui 13 milioni di italiani a basso reddito pagano invece zero”.

La questione Autorità Garante per la Privacy

L’altro tema caldo di giornata che tiene impegnata la numero uno del Nazareno, dopo la denuncia di Report, è l’Autorità Garante per la Privacy. Elly Schlein si carica a pallettoni: “Sta emergendo un quadro grave e desolante, serve un segnale forte di discontinuità. Io penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero Consiglio”. In scia il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia: “Stiamo presentando in queste ore un’interrogazione urgente sulle vicende del Garante della Privacy perché quello che è emerso nelle scorse ore, anche grazie all’inchiesta di Report, è di una gravità inaudita”. Ribatte a muso duro Meloni: “Questo Garante è stato eletto durante il governo giallorosso, in quota Pd e 5 Stelle. Dire che sia pressato dal governo di centrodestra mi sembra ridicolo. Se 5 Stelle e Pd non si fidano di chi hanno messo alla guida dell’Authority sulla Privacy non se la prendano con me. Forse potevano scegliere meglio”. Una situazione esilarante per il deputato di Forza Italia, Enrico Costa: “Un’opposizione senza idee né identità, come un vecchio juke box, si fa dare la linea da una trasmissione televisiva”. Un reality show: Maurizio Landini da una parte, Sigfrido Ranucci dall’altra. I grandi fratelli del campo largo.