La politica e il futuro tornano a parlarsi, con la manifestazione 60 Under 30 che torna, per la terza edizione, a riunione i migliori talenti delle organizzazioni politiche nella sede dell’Università Link Campus di Roma. Centinaia di giovani appassionati e niente affatto sprovveduti. 23 anni l’età media, gli accenti vanno dal siciliano al friulano: ci sono consiglieri regionali, comunali e assessori che devono ancora laurearsi ma hanno già qualche migliaio di elettori. Il loro appuntamento annuale, coordinato da Federico Lobuono, presidente de La Giovane Roma, ha visto alternarsi dal palco Roberto Gualtieri e Matteo Renzi, Antonio Tajani e Giuseppe Conte.

I giovani di Forza Italia, presenti in gran numero, hanno avviato la giornata con Simone Leoni che fa il record di applausi: «Impariamo a dire dei grazie, ad essere gentili, ad usare le parole giuste con tutti, nella vita e nella rete. Dobbiamo essere prima di tutto bravi cittadini, poi bravi politici». Renzi lo riprende: «Dite anche qualche grazie in meno, non chiedete permesso. Perché se aspettate che qualcuno vi fa posto, in politica, arrivate alla terza età ancora in anticamera». In prima fila c’è Goffredo Bettini che guarda Renzi e sorride. Commentando qualche passaggio con il sindaco di Roma che gli è seduto accanto. «Intendiamoci, la politica è anche compromesso. Bisogna saper rompere e saper ricucire», precisa Renzi sotto lo sguardo benevole dei due dem. Tajani invita i giovani appassionati di politica «a crederci, a battersi. Sapendo che si vince e si perde. E che però se si vive per un’ideale, non si vive invano».

Conte prende la scena per esprimere il suo dissenso sulle scelte europee: «Ci vogliono sanzioni contro Israele. E basta parlare di riarmo, qui vogliono avviare i giovani alla carriera militare», prova a dire con una battuta che l’auditorio non coglie. La prospettiva di lavorare per la Difesa non dispiace affatto, agli universitari riuniti da tutt’Italia alla Link. Conte percepisce di aver sbagliato indirizzo e appena scende dal palco, inforca l’uscita. Qualcuno dei suoi simpatizzanti però c’è. Tre ragazzotti – i Giovani di Hamas, anch’essa evidentemente rappresentata – contestano Tajani: «Finanzia il genocidio». Vengono fischiati dagli studenti e identificati dalla Digos. Sale sul palco Fiorenza Ceniccola, Forza Italia Giovani, premiata sul paco.

«Questa sera non avverto il peso di un premio, ma la consegna di un compito. Essere qui, tra i sessanta under 30 che cercano di cambiare il Paese, non è un titolo da esibire né una medaglia da appendere al collo. È una responsabilità: dimostrare che il cambiamento non è uno slogan da gridare, ma un lavoro silenzioso, quotidiano. Che richiede coerenza. Costanza. Coraggio». Pietro Luigi Polidori, presidente del Cda della Link e il rettore Carlo Alberto Giusti si sono trovati per la terza volta al centro della più grande riunione di giovani cervelli della politica italiana. Va dato loro il merito di aver scommesso davvero tutto sulle nuove generazioni: da questi sessanta leader uscirà chi guiderà il Paese tra vent’anni.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.