Il tema della sicurezza delle infrastrutture è tornato con forza al centro dell’agenda economica e politica, complice l’invecchiamento di una parte rilevante del patrimonio edilizio, le nuove esigenze legate ai grandi investimenti del PNRR e una crescente attenzione al costo di manutenzione delle opere nel loro intero ciclo di vita. In questo contesto, la zincatura a caldo si conferma un segmento industriale spesso poco visibile ma strategico per il sistema Paese, perché incide direttamente sulla durabilità, sull’affidabilità strutturale e sulla sostenibilità economica degli investimenti pubblici e privati. Non si tratta soltanto di una tecnica di protezione dell’acciaio al carbonio, ma di un fattore abilitante per la qualità delle infrastrutture e degli edifici, dalla nuova edilizia alla riqualificazione dell’esistente.

La gamma di applicazioni è trasversale: dagli elementi di finitura come balconi, ringhiere e cancelli, fino alle grandi opere ingegneristiche, come quelle di trasporto (spinte al centro dell’attenzione anche grazie al grande progetto del Ponte sullo Stretto): aeroporti, stazioni ferroviarie, metropolitane, parcheggi, stadi e strutture sportive. I numeri raccontano la solidità del comparto. Nel 2024 in Italia sono state zincate circa 1,21 milioni di tonnellate di acciaio, su una produzione europea complessiva di poco superiore agli 8,2 milioni di tonnellate, pari a una quota prossima al 15%. Un dato che colloca il nostro Paese al secondo posto in Europa dopo la Germania e che riflette l’elevato livello tecnologico e produttivo degli impianti italiani, come sottolineato dall’Associazione Italiana Zincatura.

Dal punto di vista economico, questo primato si traduce in una filiera industriale capace di sostenere occupazione qualificata, investimenti in innovazione e un indotto che dialoga direttamente con settori chiave come costruzioni, energia, trasporti e manifattura avanzata. Ma è soprattutto sul piano della sicurezza delle opere che la zincatura a caldo esprime il suo valore più rilevante. La corrosione rappresenta una delle principali cause di degrado e, nel lungo periodo, di cedimento strutturale dell’acciaio, soprattutto in contesti urbani complessi e in infrastrutture esposte agli agenti atmosferici. Una protezione efficace deve essere durevole, robusta, capace di raggiungere anche le superfici non ispezionabili e di resistere a urti e sollecitazioni meccaniche. La zincatura a caldo risponde a queste esigenze grazie a un rivestimento continuo che protegge tutte le superfici, comprese quelle interne di tubi e profili cavi, garantendo durate che in molti ambienti superano il secolo. A questo si aggiunge la protezione catodica, una proprietà elettrochimica che impedisce la formazione della ruggine anche in caso di danneggiamenti locali del rivestimento, riducendo drasticamente la necessità di interventi manutentivi e i costi nel tempo. In un’ottica di prevenzione del rischio, ciò significa evitare degradi improvvisi e rafforzare l’affidabilità delle strutture strategiche.

La zincatura a caldo offre inoltre un contributo rilevante alla sicurezza antincendio. Come riconosciuto dall’Eurocodice del fuoco EN 1993-1-2, il rivestimento zincato conferisce all’acciaio una resistenza aggiuntiva all’azione del fuoco, aumentando il tempo di tenuta strutturale e offrendo margini più ampi per l’evacuazione. Studi recenti condotti anche dall’Università Federico II di Napoli indicano come questa caratteristica possa tradursi in minuti preziosi in caso di incendio, con ricadute dirette sulla tutela delle persone e sulla resilienza delle infrastrutture In una fase in cui il Paese è chiamato a scegliere come allocare risorse pubbliche ingenti e a progettare opere destinate a durare decenni, la zincatura a caldo emerge come una scelta industriale razionale e lungimirante, capace di coniugare sicurezza, sostenibilità economica e qualità costruttiva.

Letizia Di Girolamo

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