Medio Oriente
Siria, con al Sharaa un nuovo processo di rinascita. L’ex militante di Al Qaeda cerca legittimità internazionale
Il 13 novembre 1970 Hafiz al-Asad prendeva il potere in Siria con un colpo di Stato. Un regime dittatoriale, spietato, instaurato dalla dinastia assadista, famiglia appartenente alla minoranza religiosa alawita e rappresentante del partito Ba’th. Per oltre cinque decenni, il popolo siriano ha dovuto soffrire la tirannide più atroce, attraversando guerre esterne, come quella dello Yom Kippur, e intestine, in primis quella contro Daesh, e infinite guerre civili. L’8 dicembre scorso, Bashar al-Assad fuggiva a Mosca sotto l’ala putiniana, siglando la fine della dittatura. Poi, un nuovo inizio. La mattina del 9 dicembre, a Damasco, il sole è sorto come al solito, ma i siriani della Capitale hanno aperto gli occhi e notato una luce diversa. Negli uffici dell’ex palazzo di Assad, per anni emblema delle violenze del regime, insieme al temibilissimo carcere di Sednaya, sedevano ormai gli uomini di al-Jolani.
Siria, un nuovo processo di rinascita
Va riconosciuto che al Sharaa sta guidando un lento ma progressivo processo di rinascita. Oggi, come primo ministro, è un interlocutore politico ambitissimo e conteso. È diventato la pedina dello scacchiere mondiale di cui i più grandi leader vogliono poter disporre. Di recente si è tenuto il bilaterale strategico con Putin, che, paradosso, aveva accolto Assad sotto la sua ala protettiva salvandolo da una morte sicura in patria. Con il Cremlino ha chiuso importanti accordi economici, principalmente energetici. Il 10 novembre, invece, lo storico incontro alla Casa Bianca con Donald Trump. E così, se qualche giorno fa il Presidente sfidava sul campo da basket due ammiragli dell’esercito statunitense, la sfida è poi passata sul campo diplomatico-strategico. Dell’incontro è emersa solo qualche indiscrezione, non sufficiente a inquadrare il vero profilo politico di al Sharaa. Il Potus ha messo sul tavolo più questioni con l’intento di far rientrare anche la Siria nel processo di pacificazione del Medio Oriente. In primis, la questione dei rapporti con il vicino Israele. I due hanno poi discusso della coalizione globale anti-Isis, dello stop alle sanzioni economiche, della partnership economica e militare e del sostegno statunitense nel processo di sviluppo e ricostruzione siriano.
L’ex militante di Al Qaeda cerca legittimità internazionale
Per provare a capire la reale natura dell’ex militante di Al Qaeda bisogna ascoltare l’intervista rilasciata negli studi dell’emittente Fox News. Alle domande incalzanti e dirette dell’intervistatrice, al Sharaa risponde con fare diplomatico e rassicurante, tralasciando le questioni più delicate e spinose. Glissa sull’attentato dell’11 settembre e sul riconoscimento di Israele. Quando però gli viene chiesto se abbia discusso con Trump della sua passata affiliazione ad Al Qaeda, risponde dicendo di aver parlato con il Presidente di questioni che riguardano il presente e il futuro. Afferma che i suoi trascorsi da terrorista sono ormai questioni del passato, e che il passato non è rilevante e va dimenticato.
Cercasi miracolo
La Siria e il suo popolo devono rialzare la testa dopo decenni di torti e sofferenze subite, ma sarebbe sbagliato e deleterio guardare al futuro senza fare i conti con il passato. Ce lo insegna la Storia, e al Sharaa, che sta portando avanti una politica volta a far riconoscere e rispettare a livello internazionale il suo auto-proclamato potere, deve avere la sensibilità e consapevolezza necessaria per portare a compimento quello che sarebbe a tutti gli effetti un miracolo. La Siria è un Paese distrutto, economicamente in fallimento e frammentato in mille pezzi.
Il selfie con al-Shaibani
Sul volo di ritorno dagli Usa, al Sharaa ha pubblicato su Instagram un selfie informale in compagnia del ministro degli Esteri al-Shaibani. L’ex combattente islamista e fondamentalista, acerrimo nemico dell’Occidente. In allegato, la didascalia: “Siamo appena tornati dopo una settimana di successi che aprono la strada alla rinascita della Siria, al benessere e alla gloria del suo popolo”. Un gesto inaspettato, quasi paradossale, pensando a ciò che è stato. Ora la domanda sorge spontanea: la Siria ha davvero cambiato volto o è solamente una copertina social? Ai posteri l’ardua sentenza.
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