La Campania è tra le regioni italiane agli ultimi posti per la spesa realizzata con i fondi europei nell’ambito della programmazione 2014-2020. Il fatto emerge dalla lettura di documenti ufficiali. Si tratta di una notizia che in un momento di gravissima crisi economica per la nostra Regione rischia di essere il colpo definitivo a qualsiasi prospettiva di ripresa nel breve periodo.

A certificarlo è il bollettino statistico del Ministero delle Finanze per il monitoraggio delle politiche di Coesione a fine 2019. Pur in un contesto come quello italiano, che complessivamente non brilla certo per velocità, la Campania si trova tra il 16esimo e il 18esimo posto nella graduatoria delle venti regioni italiane con una percentuale dei pagamenti che, a fine 2019, si attestava intorno al 25% per quanto riguarda il Fondo europeo di sviluppo rurale (Fesr) e al 27% per il Fondo di sviluppo europeo (Fse).

Dati certo non confortanti in base ai quali si capisce che nei prossimi 24 mesi – tanto manca alla chiusura dei programmi europei – la Campania dovrebbe effettuare pagamenti per circa tre miliardi e mezzo di euro, mentre negli ultimi cinque anni non è riuscita a pagarne nemmeno due. Certo non ci rallegra che, seppur di poco, le performance di Calabria, Abruzzo e Lazio siano peggiori di quelle offerte dalla nostra Regione: ciò attesta soltanto il fallimento di un modello gestionale ma, in questo caso, il mal comune rappresenta non un mezzo gaudio ma un maggiore pericolo. Purtroppo va malissimo anche la spesa del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), del valore di circa tre miliardi di euro, che insieme ai fondi strutturali europei, è lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale. Lo strumento principe di attuazione di questi fondi, cioè il Patto per lo sviluppo della Campania che da solo “pesa” due miliardi e 800 milioni, in termini di avanzamento è messo ancora peggio: a fine 2019 era al di sotto del 3% della spesa realizzata rispetto al totale del programma, deludendo il raggiungimento di qualsiasi obiettivo di sviluppo nei settori delle infrastrutture, dell’ambiente, dell’economia e della produzione, della scuola, dell’università e del lavoro, del turismo e della cultura e della sicurezza.

Nell’ambito della spesa Fsc colpiscono due dati: oltre il 50% è stata realizzata nel completamento della nuova cittadella giudiziaria di Salerno, mentre nulla risulta speso per il piano stralcio dedicato al dissesto idrogeologico. E non brilla neanche il Programma di sviluppo rurale, unico programma con un livello di spesa accettabile pari a circa il 40%, ma che non rafforza e non investe nelle priorità di intervento individuate nel trasferimento della conoscenza e innovazione, nella competitività delle imprese e nei sistemi agroalimentari e forestali e nll’organizzazione della filiera alimentare e gestione dei rischi. Si sperava che l’emergenza Covid potesse imprimere un’accelerazione forte, ma i dati di Open Coesione, purtroppo, rivelano che nei primi quattro mesi dell’anno l’incremento non è andato oltre il mezzo punto mensile, quando invece, per avere qualche possibilità di evitare il disimpegno dei fondi, si dovrebbero far registrare performance fino a sei o sette volte superiori. Nessuno se ne preoccupa, né De Luca né il governo centrale, intanto il tempo trascorre inesorabile senza che alcun meccanismo di accelerazione della spesa venga messo in campo. Se a tutto ciò si aggiunge che dalla lettura delle tabelle del Ministero emerge che una percentuale importante circa dei pagamenti sono stati realizzati sugli obiettivi tematici in cui la spesa è più agevole, come l’area dei trasporti, si intuisce come l’impresa di non perdere risorse in settori quali gli aiuti alle imprese, la ricerca e l’innovazione, l’ambiente, le politiche per il lavoro sia diventata titanica: proprio quei settori che, insieme con la sanità, saranno il perno del Recovery Fund, l’ultimo vero treno per uscire dalla crisi strutturale della Campania. Treno che però non sembra correre alla velocità necessaria.

Salvatore Varriale