Ambiente
Taranto non diventi il più grande sito di archeologia industriale in Europa
Per farlo sopravvivere dovrà essere messo in atto un Piano strategico con costi elevati e prendere corpo un nuovo impianto siderurgico, anche se questo comporterà la chiusura di quello attuale per 2 o 3 anni
C’è stupore di fronte alle ultime notizie sulla ormai irreversibile fine del centro siderurgico di Taranto, sarebbe stato sufficiente leggere le dichiarazioni del segretario generale della UILM Rocco Palombella, prodotte nel 2018, per scoprire che con l’arrivo al Governo del Movimento 5 Stelle ed in particolare con il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, era praticamente iniziata la chiusura di uno dei più grandi centri siderurgici della Unione Europea. La responsabilità di questo grave fallimento è imputabile al Governo Conte, al Ministro Di Maio e al Movimento 5 Stelle.
Vale la pena ricordare che una serie di errori, commessi proprio da Di Maio, Conte, e dalla ex senatrice Barbara Lezzi, che avevano segnato, in modo incomprensibile, la chiusura del centro siderurgico: appena insediatosi Di Maio annullò il contratto firmato dal suo predecessore Calenda con la società Arcelor Mittal perché lo ritenne inaccettabile e, solo dopo un mese, lo rifi rmò con minime variazioni. Questa rivisitazione però dette dopo la possibilità ad Arcelor Mittal di iniziare un articolato contenzioso; Conte cercò in tutti i modi di identificare, senza riuscirci, possibili soluzioni capaci di annullare la serie di negatività esplose durante sia nel primo che nel secondo suo mandato e, addirittura, chiese “consigli agli operai dell’ex ILVA su possibili soluzioni”; Lezzi propose in Senato l’annullamento dello “scudo penale” per i gestori dell’impianto. Ciò ha rappresentato un altro rafforzamento del contenzioso di Arcelor Mittal.
Sono solo sintetici esempi di sottovalutazione della emergenza a cui si aggiunge la completa assenza di azioni strategiche mirate al rilancio del centro. Tutto questo ha causato la triste fine di un’attività chiave della nostra economia. Ciò detto non credo che sia Di Maio, sia Conte, sia Lezzi, fossero convinti del danno che con i loro comportamenti stessero arrecando alla intera attività industriale, sono invece sempre più convinto che questa triste operazione venga da lontano, abbia cioè un riferimento strategico molto forte: Arcelor Mittal aveva tutto l’interesse di togliere dal mercato mondiale un concorrente, sicuramente non pericoloso, ma che per dimensione produttiva e per ubicazione geografi ca avrebbe potuto incrinare l’intero mercato internazionale.
A tale proposito è utile ricordare che nel 2025 uno studio proprio sul centro siderurgico di Taranto aveva precisato che “dopo una organica rivisitazione funzionale ed ambientale sarebbe stato possibile raggiungere una produzione di 15 milioni di tonnellate all’anno”. Ostinarsi nel non ritenere critica la “emergenza Taranto” e credere che il superamento di una simile emergenza possa avvenire attraverso la gestione di un solo Ministro, signifi ca non avere capito la dimensione della crisi. Incaponirsi nel credere che esistano possibili soggetti privati disposti a formulare possibili offerte signifi ca non aver compreso le reali negatività del centro siderurgico e che oltre alle criticità ambientali ne è presente una ancora più preoccupante: il folle costo della energia.
Ma cosa cambia se la “emergenza Taranto” passa nelle mani della premier Giorgia Meloni? Una simile scelta non è un atto di sfiducia nei confronti del Ministro Adolfo Urso, ma solo un banale trasferimento di competenze e un primo passaggio verso una collegiale ed articolata attività che necessariamente dovrà coinvolgere l’intero Governo e, soprattutto, il Parlamento. Dovrà prendere corpo “un nuovo impianto siderurgico”, e questo forse comporterà una chiusura di quello attuale per almeno un biennio o, addirittura per un triennio, e, sempre in tale arco temporale, si dovrà reinventarlo integralmente superando la grave criticità legata al costo energetico. In tale operazione si dovrà soprattutto avviare un processo di “rigenerazione urbana” di Taranto e del suo hinterland attivando una “Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria”. Un simile Piano strategico avrà costi elevati? Sicuramente sì, ma se non pensato, se non programmato, se non attuato signifi ca inaugurare domani il più grande sito di archeologia industriale d’Europa.
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