Il discorso di Trump alla nazione non lascia intendere se l’incontro con Zelensky sia davvero imminente, anche se è programmato per questo weekend. Tempo fa al Cremlino è successo un fatto che per i russi e gli addetti ai lavori stranieri è di un’importanza enorme: uno dei più fedeli amici e collaboratori e silenziosi suggeritori di Vladimir Putin, Dmitri N. Kozak (che lo segue dai tempi di Boris Yeltsin perché non alza mai la voce perché sussurra), ha lasciato il suo posto di consigliere del presidente e gli ha detto al telefono davanti a testimoni: “Caro Vladimir se vuoi puoi anche farmi arrestare e fucilare ma io in queste condizioni non vado a parlare con gli ucraini per il motivo semplicissimo che tu solo conosci bene: tu non hai la più pallida idea di ciò che vorresti dagli ucraini. Quindi andrei soltanto per dire facciamo anche questa finzione per far contenta la diplomazia e i maggiori giornali occidentali, ma io non ho nulla da offrirvi e nulla da chiedervi, salvo l’immediata consegna di tutto il Donbass che voi non mollerete mai in ogni caso”.

Il prossimo round con gli ucraini sarà nullo o inefficace

Prima di pronunciare parole così ribelli ed eversive malgrado il tono, Kozak si era assicurato che Putin dall’altro capo del filo avesse messo il telefono in vivavoce e che quindi almeno venti persone erano testimoni di quel che accadeva. È stata l’unica forma di assicurazione sulla vita che ha preso Kozak. E quindi, sperando di sbagliare, è facile prevedere che il prossimo round con gli ucraini sarà nullo o inefficace. O non ci sarà affatto.

Il bilancio di Trump

Sulla sponda atlantica, il presidente del degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha fatto un discorso di 18 minuti e 30 secondi per dire che non c’è confronto tra come è l’America di oggi rispetto a quella che ha trovato dopo la gestione di Joe Biden: non c’è un solo essere umano che possa varcare la frontiera con il Messico. Ha assicurato che l’industria riprende, l’occupazione è salita di 85 mila unità in un mese e che anche il prezzo delle uova è sceso. Ha detto inoltre che non farà mai una guerra e che solo per prudenza ha arruolato qualche altro migliaio di uomini. Poi ha dato uno schiaffo alla Cina annunciando grandi investimenti nella difesa di Taiwan. Per spiegare come stiano i veri rapporti fra Cina Russia e Stati Uniti bisognerebbe ricorrere alla più antica strip americana, “Krazy Kat” del geniale immigrato tedesco George Harriman (cui spettava il titolo di filosofo dell’umorismo), in cui un gatto, di cui era invaghito un cane poliziotto sempre alla caccia del topo da sbattere in galera a sorbirsi le serenate del gatto innamorato del cane che detestava il topo.

Trump odia la Cina ma vuole riportare nel salotto buono Vladimir Gambadilegno che finge di amare Xi Jinping. Ma tutti sanno che Xi Jinping (d’accordo con Macron che ripropone il progetto di De Gaulle di un’Europa dall’Atlantico agli Urali) vuole prendersi tutta l’Asia di Vladimir al quale intanto fornisce macchinari “duali”, cioè capaci di fabbricare (a scelta) armi oppure innocui oggetti, ora un missile, ora un frullino. In cambio, Vladimir fornisce di contrabbando alla Cina il 40 per cento del petrolio russo sottocosto che viene festosamente intercettato dall’India di Narendra Modi. Nuova Delhi ha così creato la più grande stazione di servizio del mondo con cui fa il pieno a tutti grazie ai pirati della Shadow Fleet che trasferiscono l’oro nero dal Baltico all’India con vecchie petroliere caraibiche e africane, quasi tutte bloccate per assicurazione scaduta.

Eppure Putin era stato avvisato

Vladimir sa che il grande amico Xi Jinping fa finta di volerlo come unico sposo per far dispetto agli americani che a loro volta fingono di amare Putin ma, in realtà, pensano a un futuro cinese-americano in cui si stanno inserendo di slancio i vecchi nemici di un tempo: la Germania di Friedrich Merz e il Giappone della infervorata Sanae Takaichi. In questa commedia di cani, gatti topi, titani e ciclopi si è inserita l’inopportuna sanguinosa invasione dell’Ucraina che Putin immaginava come una lezione militare speciale, nata sbagliata fin dall’inizio e per la quale adesso al Cremlino si gioca a chi resterà col cerino in mano. Eppure Putin era stato avvisato sia dall’ex cuoco e mercenario Evgenij Prigozhin, sia dal terrorizzato Dmitri N. Kozak.

Vele flosce

La parte del convitato di pietra va sempre all’Europa che sia Putin che Trump davano per morta e che ha invece ritrovato il nerbo anche se non la nuova forma in cui risorgere. L’Europa ha dato all’Ucraina molti miliardi in più di quanti ne abbiamo dato gli Stati Uniti. Trump non ha voluto ancora sciogliere l’offerta di impegnarsi a difendere l’Ucraina nel caso che Kyiv rinunci per sempre a Satana, ovvero alla famosa “Nato che si allarga”. Non si può dire neanche che siamo di fronte a un nulla di fratto, perché qualcosa dovrà pur accadere, ma per ora le vele sono flosce come nella grande bonaccia delle Antille.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.