Esteri
Trump, l’ultimatum slitta al 6 aprile. Nuove repressioni in Iran, bambini di 12 anni aiuteranno le forze Basij
Si intensificano i bombardamenti israelo-americani contro siti strategici iraniani. Ieri, pesanti attacchi aerei hanno colpito l’impianto di acqua pesante di Khondab nella provincia di Markazi e l’impianto di produzione di yellowcake di Ardakan nella provincia di Yazd. Colpiti anche gli impianti siderurgici nel Kuzestan e a Mobarakeh, nella provincia di Isfahan.
In risposta, i Guardiani della rivoluzione islamica hanno dichiarato che alle navi dirette verso i porti degli alleati degli Stati Uniti e di Israele è vietato il transito nello Stretto di Hormuz e hanno avvertito che verranno adottate “misure severe” qualora tentassero di attraversarlo. Intanto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto slittare ancora al 6 aprile la sua minaccia di distruggere le infrastrutture energetiche iraniane, nel caso in cui l’Iran non avesse aperto completamente lo Stretto di Hormuz, lasciando libero il passaggio delle navi. Poco prima della scadenza, prevista per il 23 marzo, l’aveva prorogato di cinque giorni, affermando: “Stiamo parlando con l’Iran, ci sono progressi”. Teheran ha sempre negato l’esistenza di colloqui. Con la scadenza di quest’ultima, che era prevista per oggi, sabato 28 marzo, intorno a mezzogiorno, Trump ha annunciato un nuovo rinvio. Tuttavia, sebbene gli iraniani lo neghino, ci sono notizie di colloqui tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan e con il coinvolgimento di Turchia ed Egitto.
Trump vuole concentrarsi sulle elezioni
Poi vi sono i Problemi politica interna alla coalizione. La posizione di Israele mira a proseguire e intensificare i bombardamenti agli asset strategici militari ed economici della Repubblica islamica per annichilirle del tutto e favorire un cambio di regime, mentre gli Stati Uniti hanno problemi di sfide di politiche interne all’amministrazione americana: i membri della Camera dei Rappresentanti che hanno incontrato l’amministrazione, hanno espresso la loro opposizione all’invio di truppe di terra in Iran. Trump, tuttavia, vuole porre fine alla guerra – nonostante le obiezioni israeliane – sottolineando tutti i successi conseguiti con i bombardamenti, dichiarando vittoria e concentrandosi sulle elezioni di medio termine del prossimo novembre. L’operazione di attacco di terra americana, però, sarebbe comunque in preparazione, con la partecipazione dei Paesi Arabi del Golfo. L’obiettivo? Prendere il controllo dell’isola di Kharg. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti spingono infatti per andare fino in fondo con il cambio di regime per un Iran allineato all’asse americano, cooperante con i Paesi Arabi della regione e anche con Israele.
Il momento terribile dei giovani manifestanti
Intanto in Iran i giovani manifestanti stanno vivendo il loro momento più terribile. I Guardiani della rivoluzione stanno per portare al patibolo Shervin Bagherian, un ragazzo di 17 anni. Il regime iraniano si prepara a impiccarlo in una pubblica piazza. Sarà fatto penzolare da una gru con una corda al collo. Chissà se Trump nel negoziato con gli ayatollah inserirà un 16° punto per salvare la vita a Shervin. La crudeltà del regime non conosce limiti. È stata trasmessa in tv, infatti, la confessione forzata dell’adolescente. Nel video, l’interrogatore gli domanda: “Tu sei Mohareb?”. Shervin risponde: “Cosa significa?” Si tratta di un termine che vuol dire “guerriero contro Dio” e dunque “Shervin è un condannato a morte”. Il suo unico crimine è stato quello di desiderare una vita normale, di vivere come i suoi coetanei in Occidente.
Intanto i Guardiani della rivoluzione islamica assoldano bambini anche di soli 12 anni per supporto ad attività belliche. I minori andranno ad assistere le forze Basij, utilizzati per la repressione interna e il controllo sociale. Saranno impiegati per ispezionare scuole e uffici, per garantire l’adesione al codice di comportamento islamico. Svolgeranno un preciso ruolo nel monitoraggio della popolazione. Potrebbero essere impiegati anche nei combattimenti in prima linea, come i bambini-soldato utilizzati nella guerra tra Iran e Iraq. Rahim Nadali, funzionario culturale dei Guardiani della rivoluzione iraniana, ha affermato che l’età minima per partecipare a ruoli di supporto in ambito bellico è stata abbassata a 12 anni. L’iniziativa è denominata “Per l’Iran” e prevede il reclutamento di minori per l’attività di “pattugliamento, posti di blocco e logistica”. Il Centro Hengaw, che monitora i diritti umani in Iran, con sede a Londra, ha affermato che le forze di sicurezza hanno tolto la vita a oltre 200 minori nel corso dell’ondata di proteste all’inizio del 2026. Uccisi a colpi d’arma da fuoco, detenuti e torturati durante le manifestazioni.
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