I e No, tredici milioni i primi, quindiici milioni i secondi, bussano al portone di Palazzo Chigi. Con due segnali diversi ma egualmente forti. I primi chiedono riforme sulla giustizia, i secondi sottolineano un certo malessere del Paese. Preoccupano i prezzi, le bollette, la benzina, le guerre. E allora il messaggio è chiarissimo, il cambio di marcia serve. E forse arriva. Con il passo accelerato di Giorgia Meloni e qualche riluttanza tra i suoi.

Salta Daniela Santanché, la premier assume l’interim del Turismo: probabilmente d’accordo con Ignazio La Russa, intermediario della ministra uscente, si stabilisce che nessun altro ministro prenderà il suo posto. Salta Andrea Delmastro, sottosegretario alla giustizia. La tessera-fedeltà della generazione Colle Oppio è scaduta. Giro di boa anche alla guida del gabinetto del ministro Carlo Nordio. La Premier sembra aver capito che può e deve fare il salto di qualità, da attivista a statista. Può e deve chiamare i migliori, in questa coda di legislatura. È l’avvisaglia di un cambio di stagione. Non di guardaroba ma di fase politica. Sarebbe sciocco tentare di sminuire la portata della scossa all’esecutivo di una azionista di maggioranza come Marina Berlusconi. Ce lo ha ricordato Massimo Lopez nel remake del suo spot: il telefono allunga la vita. Anche dei governi. Così le indicazioni da Arcore in una serie di telefonate a Meloni e ad Antonio Tajani, sembrano aver avuto l’effetto di una salutare sveglia tanto sull’azione di governo quanto sugli assetti di Forza Italia.

Al Senato, Stefania Craxi approda con tutta la sua energia allo scranno da capogruppo azzurro. Se la conosciamo un po’, darà la sveglia a sua volta. Per l’analogo ruolo alla Camera si pensa a un’altra donna. I parlamentari, d’altronde, devono riattivarsi tutti e di corsa: finita la campagna referendaria, è iniziata quella elettorale. Mancano dodici mesi alle Politiche del 2027, vanno fatte le liste. E dà prova di prendere la rincorsa l’esecutivo: ieri il Consiglio dei Ministri ha esaminato venti punti all’ordine del giorno, tra cui il decreto fiscale. Servono fatti, va invertita la narrazione. Ripartendo dalla giustizia, priorità tra le riforme da portare a termine, come conferma al Riformista l’azzurro Enrico Costa.

Lo sottolineava ieri anche il ministro Guido Crosetto. Persa una battaglia, va vinta la guerra. E per questo valgono doppio le parole dell’ex titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, che nell’intervista con noi oggi sconfessa l’alleanza con i Cinque Stelle, incapaci di convergere sul sostegno all’Ucraina. Non un tema da poco: se il campo largo diventa un campo minato, il centrodestra può innestare una marcia in più verso il prossimo mandato.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.