C’è un filo rosso che attraversa le storie raccontate in questa pagina: la consapevolezza che il futuro di una regione si costruisce nelle aule universitarie, nei laboratori di ricerca, nel dialogo quotidiano tra chi forma e chi produce. Il Veneto lo sa, lo pratica da decenni con quella capacità di fare che è nel suo DNA. Ora è il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo. La nuova giunta regionale che si insedia in queste settimane trova un patrimonio straordinario: quattro atenei statali di primo livello, poli territoriali innovativi da Vicenza a Rovigo, esperienze di integrazione università-impresa che il resto d’Italia ci invidia. Trova soprattutto una comunità accademica pronta a fare la sua parte, imprese che chiedono competenze e sono disposte a investire nella formazione, giovani che vogliono restare o tornare se trovano le condizioni giuste.

È il momento di costruire una visione condivisa su dove crescere, come crescere, con quali priorità. Un piano che metta al centro le infrastrutture per gli studenti, il diritto allo studio, la capacità di attrarre talenti anche da fuori regione e da fuori Italia. La contaminazione culturale genera ricchezza, l’apertura premia sempre. Il Veneto ha dimostrato di saper primeggiare quando fa squadra. L’università può essere il terreno su cui classe dirigente, mondo produttivo e istituzioni costruiscono il prossimo capitolo dello sviluppo regionale, guadando alle sfide urgenti della geopolitica e dei mercati in evoluzione rapidissima Un’occasione da non perdere, un investimento sui giovani che è prima di tutto una scelta di fiducia nel futuro.

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