Quattro atenei statali, oltre centoventottomila studenti iscritti, più di quattrocento corsi di laurea, quasi ventiseimila laureati all’anno. Il sistema universitario veneto rappresenta uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo economico e sociale della regione.

Il cuore pulsante è l’Università di Padova, fondata nel 1222 e oggi prima nella classifica Censis tra i mega atenei italiani con un punteggio complessivo di 89,5. Con oltre settantaquattromila iscritti e duecentosette corsi di studio, il Bo padovano è un gigante della formazione: sessanta percorsi in lingua inglese, circa ventiquattromila matricole all’anno, oltre quindicimila laureati nel 2024. L’internazionalizzazione cresce: le matricole straniere sono passate da 2.779 nel 2023-24 a oltre tremila nel 2024-25, con l’ottanta percento degli studenti internazionali che frequenta corsi in inglese.

A Venezia, Ca’ Foscari conta ventunomila iscritti distribuiti in sette ambiti disciplinari, con quasi seimila nuove matricole annue e oltre cinquemila laureati. Fondata nel 1868 come prima scuola superiore di commercio in Italia, l’ateneo eccelle nelle lingue, nell’economia e nella gestione dei beni culturali, vantando un quarto dei laureati con esperienze di studio all’estero. Lo IUAV, con i suoi 4.663 iscritti, rappresenta un unicum nel panorama nazionale: specializzato in architettura, urbanistica e design, il suo dipartimento “Culture del progetto” figura tra i 180 dipartimenti di eccellenza riconosciuti dall’ANVUR.

L’Università di Verona ha conosciuto una crescita imponente: dai 26mila studenti di inizio 2024 agli attuali quasi trentamila, con trentuno nuovi corsi attivati dal 2019 e un’offerta formativa che ora include ingegneria, farmacia e un secondo corso di medicina a indirizzo tecnologico. L’ateneo scaligero vanta il tasso di occupazione tra i più alti d’Italia: l’85,2% dei laureati triennali lavora a un anno dal titolo, contro una media nazionale del 75,7%. I numeri dell’occupazione confermano l’efficacia del sistema: secondo l’ultimo rapporto Almalaurea, i laureati STEM degli atenei veneti raggiungono l’88% di occupazione a un anno dalla laurea. A cinque anni dal titolo magistrale, il dato regionale supera il 90%, con retribuzioni medie attorno ai 1.800 euro netti mensili. Il 76,6% dei laureati veneti resta a lavorare in regione, alimentando il tessuto produttivo locale.

Il sistema investe anche in ricerca e trasferimento tecnologico: Ca’ Foscari e Padova hanno attivato numerosi spin-off e brevetti in settori innovativi, dalla biochimica all’intelligenza artificiale, dalla sostenibilità ambientale alle biotecnologie. L’ecosistema regionale include acceleratori come VeniSIA e programmi di incubazione come Start Venice UP. Le sfide non mancano. Il diritto allo studio resta un nodo critico: nonostante gli interventi regionali per oltre sei milioni di euro, una quota significativa di studenti idonei alle borse non riesce ancora a beneficiarne. Il caro affitti nelle città universitarie pesa sui fuori sede, mentre l’inverno demografico impone strategie di attrazione sempre più decise verso gli studenti internazionali.