Un manichino di cartapesta crocifisso, raffigurante un operaio che indossa una tuta Whirlpool. E’ la protesta dei lavoratori della multinazionale americana che a Napoli ha sede in via Argine a Ponticelli. Il corteo, che secondo la Digos ha visto la partecipazione di oltre 2mila persone (5mila le stime dei sindacati), è partito poco dopo le 9.30 da piazza Mancini con i manifestanti, scesi in strada per lo sciopero generale di 4 ore proclamato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil nelle realtà industriali e manifatturiere partenopee, che hanno attraversato il Corso Umberto, occupando le scale dell’Università Federico II esponendo uno striscione con la scritta: “La Whirlpool è di chi lavora. Napoli non molla“. Il corteo è proseguito fino a piazza del Gesù dove è si è poi tenuto un comizio.

I lavoratori non sono soddisfatti della nota con cui ieri la multinazionale americana ha comunicato di sospendere la cessione dello stabilimento e il licenziamento collettivo di oltre 400 dipendenti. “La multinazionale rispetti gli accordi e i lavoratori. Non ci fidiamo, la lotta continua”, dicono gli operai che chiedono a Whirpool una programmazione stabile e pluriannuale che rilanci la produzione delle lavatrici nella fabbrica di via Argine. Solidarizzano con loro anche i lavoratori di tante aziende campane dell’indotto o cui posti di lavoro sono ugualmente a rischio, oltre agli aderenti a Potere al Popolo e una rappresentanza del Movimento migranti e rifugiati.

In strada anche il sindaco Luigi de Magistris che ha cantato i cori della protesta come “Abbiamo un sogno nel cuore, Napoli torna al lavoro”.  “La decisione dell’azienda di ritirare la cessione ed evitare i licenziamenti è frutto della lotta dei lavoratori e di tutta la città. Gli operai stanno facendo una grande lotta e non ci fermeremo perché è una lotta giusta. Ci fermeremo quando avremo vinto”. Con il primo cittadino partenopeo altri 34 sindaci, oltre venti dei quali presenti in corteo con la fascia da primo cittadino.