La sua unica colpa? Quello di essere omonimo di un trafficante di petrolio. Per questo Alessandro Bazzoni, ristoratore di Verona e proprietario del ristorante “Dolce Gusto”, si è ritrovato lo scorso gennaio nella ‘Black list’ delle società sanzionate dagli Stati Uniti con l’accusa di essere coinvolte nel commercio illegale di petrolio venezuelano.

Un errore macroscopico, come scopriranno le autorità americane solo il 31 marzo: le sanzioni dovevano in realtà colpire un altro Alessandro Bazzoni.

La vicenda ha inizia lo scorso 19 gennaio, quando l’allora amministrazione di Donald Trump, ormai agli sgoccioli, impone sanzioni a 14 società e 3 persone accusate di aggirare le sanzioni sul commercio di petrolio venezuelano.

Tra queste persone c’è l’italiano Alessandro Bazzoni, oltre allo spagnolo-venezuelano Javier D’Agostino Casado e allo svizzero Philipp Paul Vartan Apikian.

Il Dipartimento del Tesoro americano sanziona dunque tutte le società collegate a Bazzoni, ma anche quelle dell’omonimo ristoratore veronese, ovvero la AMG S.A.S. Di Alessandro Bazzoni & C..

L’imprenditore italiano ha spiegato al Corriere della Sera come si è accorto delle sanzioni americane, ovvero mentre era in banca “mi son visto bloccare i miei conti correnti”, pensando fosse uno scherzo. “Qualsiasi cifra entrasse nel mio conto era sottoposta a verifica. I bonifici in partenza venivano automaticamente bloccati. Mi sono visto fermare persino il passaggio di mille euro a una carta prepagata. Un incubo“, ha aggiunto il ristoratore a Repubblica.

Il ‘problema’ è stato risolto dallo stesso Bazzoni: “Ho fatto da solo inserendo i miei dati su un’apposita piattaforma digitale del governo americano. Già che c’ero ho pure fatto un visto valido fino al 2023. Non mi hanno chiesto scusa, ma non è un problema, l’importante è che abbiano rimosso il mio nome da quella lista”.

La vicenda che ha coinvolto Bazzoni non è così rara. “Spesso le persone colpite dalle sanzioni sono completamente innocenti, ma l’impatto sulla loro attività può essere devastante. Possono volerci mesi per risolvere il disguido, e con grandi spese”, ha spiegato alla BBC Nicholas Turner, avvocato dello studio Steptoe & Johnson, con sede a Hong Kong.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia