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Bose, tutto confermato. Ora è tempo di obbedire. Ma Bianchi non ci sta

Giornalista e saggista
Bose, tutto confermato. Ora è tempo di obbedire. Ma Bianchi non ci sta

Fratel Enzo Bianchi non ci sta. E (finalmente!) dopo tante lezioni spirituali affidate ad articoli su quotidiani e qualche poco utile tweet, ha deciso di replicare alla Sala Stampa della Santa Sede. Il 5 marzo dando notizia dell’incontro tra il Papa, il Delegato pontificio e il Priore di Bose, in un comunicato si diceva che “Papa Francesco (…) ha inoltre inteso confermare l’operato del Delegato Pontificio in questi mesi, ringraziandolo per aver agito in piena sintonia con la Santa Sede, nell’unico intento di alleviare le sofferenze sia dei singoli che della Comunità”.

In sostanza Bianchi deve lasciare Bose e alla svelta, come già stabilito due volte e per due volte non se ne è fatto nulla.

La novità è che adesso Enzo Bianchi dal suo blog ha deciso di replicare punto per punto.

Così ora sappiamo che Bianchi si è opposto al trasferimento vicino Siena perché i monaci che avrebbero dovuto seguirlo sarebbero stati senza diritti e senza il permesso di condurre vita monastica.  Questione fatta notare al cardinale Parolin, segretario di stato, e da questi ritenuta non accettabile. Quindi sì alla vita monastica piena e no alla esclusione dalla comunità di Bose dei monaci che avrebbero seguito Bianchi.

Secondo intoppo: l’accordo di trasferimento prevedeva sì il “comodato d’uso” del monastero ma stabiliva altresì che si poteva revocare in qualunque momento, rendendo precaria e insostenibile tutta la situazione.  I monaci e le monache che mi avrebbero seguito, scrive Bianchi, sarebbero ridotti al ruolo di “semplici badanti”.

Di più: la comunità di Bose non è mai stata informata bene di tutti questi aspetti. E il trasferimento in tali termini, nota ancora Bianchi, ha il sapore di una “punizione” e non di soluzione. Anzi i comunicati di Delegato e Priore falsificano la realtà dicendo che Bianchi aveva accettato il trasferimento.

Proprio un grande pasticcio dove è chiaro che qualcuno non dice tutto ed è altrettanto chiaro che a questo punto nessuno può mettere attorno ad un tavolo i diversi attori, essendo saltati i rapporti di fiducia. Tuttavia una regola non scritta del mondo cattolico appare molto evidente: quando si decide di escludere qualcuno, specie se anziano, debole, malato, comunque in minoranza, allora ci si accanisce con cattiveria. La misericordia si predica fuori, dentro è in vigore la perfetta cattiveria.

Perché accade? Perché non si è padroni delle emozioni: vengono negate a forza di bontà proclamata e il rimosso torna fuori ogni momento. Il Delegato pontificio, che pure è psicologo, non lo sa?

In ogni caso sui motivi reali di un dissidio tanto profondo, nulla si dice da nessuna parte e così anche Bianchi perde l’occasione di far comprendere il vero ‘quid’.

E ora una piccola nota per quanti hanno scritto al giornale dicendo che non devo parlare di Bose perché non ne so niente. Se loro sanno, parlino pure; questa pagina è disponibile ad accogliere contributi. Ma contributi che dicono qualcosa, non prediche. Grazie.

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