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Cattolici contro, senza sapere il perché

Giornalista e saggista
Cattolici contro, senza sapere il perché

Domenica 21 febbraio è stata la Giornata Bose ed Enzo Bianchi. 

Su Avvenire  un lungo articolo di Massimo Faggioli ha fatto il punto su “carisma”, “carismi”, fondatori di monasteri, legame tra Chiesa istituzionale e Chiesa profetica. Con un passaggio centrale: “Il problema è quando si diventa incapaci di distinguere il fondatore dalla comunità, anche di fronte a gravi distorsioni nell’esercizio dell’autorità. Il problema è quando si fa, dall’esterno, della persona del fondatore il simbolo di un partito ecclesiale o politico da agitare contro una serie di bersagli ideologici: il Medioevo, il Vaticano, i vescovi, il monachesimo non abbastanza ecumenico, e così via”.

Molto giusto, peccato subito sotto nel “taglio medio” della pagina ci sia la presa di posizione di un gruppo di sostenitori di Bose: soffriamo per gli attacchi e le polemiche che non rendono conto di quanto sia importante questa esperienza. Se finora abbiamo taciuto, fanno sapere, è solo per rispetto di un’esperienza di fede e di vita positiva per tanti. Insomma non dicono alcunché: occasione sprecata

Invece su Corriere della Sera abbiamo una pagina intera che racconta come Enzo Bianchi sarebbe andato via da Bose, in ottemperanza ai decreti del Delegato pontificio. Una pagina di letteratura, alla fine della quale non si capisce se Bianchi sia andato via davvero.

Poi ci sono i siti cattolici. Da qualche giorno Settimananews, espressione della omonima rivista  settimanale – cattolica, edita dai Dehoniani – scomparsa e sostituita dl sito, ha pubblicato un articolo del benedettino Michael Davide Semeraro significativamente intitolato “La Pasqua di Bose” in cui troviamo la folgorante frase: “Se è vero che quanti si uniscono a un’avventura spirituale devono essere grati per chi ne ha permesso il fragile inizio con passione e dedizione, nondimeno chi è stato riconosciuto come ispiratore non dovrà mai dimenticare il debito con quanti gli hanno dato credito”. La Pasqua di Bose? Ma per favore…va bene siamo in Quaresima, però si potrebbe fare uno sforzo di chiarezza e non aggiungere confusione mentale!

E stavolta arrivano i commenti: chi ringrazia il benedettino, chi sottolinea l’incomprensibilità di quanto sta accadendo.

Più concreto è Riccardo Larini, ex di Bose, nel delineare delle ipotesi su quanto stia accadendo in quel microcosmo umano troppo umano dove le emozioni e i contrasti vengono spiritualizzati e l’altare della chiarezza è stato seppellito.

Insomma Cattolici Contro. Da una parte il versante spiritualista, pro Vaticano (?), soddisfatto che Bose stia sprofondando; dall’altro i raffinati analisti che rispolverano concetti come la dialettica tra carisma e istituzione; dall’alta chi vorrebbe sapere e non sa nulla.

Già perché nessuno ha risposto alla domanda piuttosto semplice: quale è il problema? Domanda non difficile da capire: quale è il problema? Soldi? Gestione economica? Potere? Passaggio dal fondatore al successore e problemi conseguenti di rivalità, gelosie, invidie? Qualcuno vorrebbe far cambiare natura a Bose istituzionalizzandola e dunque intervenendo sul tipo di esperienza? Quali sono i numeri di Bose: non i numeri economici ma quelli delle presenze e delle adesioni di monaci e monache? In calo? In crescita? Il ‘lockdown’ ha azzerato convegni e iniziative e sta mettendo in difficoltà l’economia del gruppo?

Non si sa, nessuno ce lo dice. In compenso ci sorbiamo lezioni di spiritualità dal benedettino prima citato, lezioni di teologia e i pareri non richiesti di chi non sa nulla mentre gli aficionados di Bose scrivono senza dire nulla.

Eppure qualcosa si può dire, proprio partendo dalle aporie dei ragionamenti altrui. Da Bose ogni volta che parlano, nulla dicono sul problema reale che hanno, non riescono a chiamarlo con nome e cognome. Qui sta il punto: con impostazioni o approcci spiritualisti, i problemi non si risolvono. Invece serve trasparenza per dirimere i conflitti. E  i conflitti ideologici nascondono sempre dei conflitti relazionali. I francescani, ad esempio, lo sanno bene, avendo vissuto molti secoli fa la spaccatura proprio sull’eredità spirituale del fondatore: restare minori o istituzionalizzarsi? Conflitto di potere allo stato puro. Oggi dopo secoli dopo e dopo 121 anni di psicologia del profondo, bisognerebbe sapere quanto è difficile passare da un fondatore a dei successori, soprattutto nella ingessata chiesa italiana del terzo millennio. E comunque: o si tace e va bene cosi, oppure se si parla, allora Bianchi, Bose, Delegato, dovrebbero esprimersi con chiarezza. Se non lo fanno, sbagliano e avallano operazioni non trasparenti. 

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