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Cronaca e privacy, un difficile equilibrio al tempo dei nuovi media

Giornalista e Docente
Cronaca e privacy, un difficile equilibrio al tempo dei nuovi media

Verminaio. E’ il riverbero del giorno dopo, l’eco assordante della parola del giorno prima.

L’ha pronunciata il procuratore di Perugia Raffaele Cantone riferendosi all’inchiesta che ha messo i brividi  un po’ ‘a tutti, spiati e spioni.   Stiamo parlando di migliaia di accessi a banche dati da parte, dichiara Cantone, di un “pool” di soggetti che si inseriscono nelle vite degli altri  in un gioco opaco di sguardi e ascolti “digitali” rubati; e che si configurano – detto con tutta franchezza – come una sistematica violazione dell’articolo 15  della Costituzione. Di conseguenza non possiamo erigere l’ennesimo diaframma autoassolutorio tra gli altri (politici, vip e sedicenti tali, familiari e conoscenti degli stessi eccetera)  e noi.

In questa  vicenda si mescolano torbidamente troppi piani del discorso e sappiamo come la confusion è, per citare Dante, è portatore di  mal de la cittade; e si staglia con netta importanza la necessità di difendere il diritto inviolabile alla privacy e alla comunicazione personale. La legge, equilibrando doveri e libertà, sancisce che la limitazione di tale diritto può avvenire solamente per mezzo di un provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria, come stabilito dalla Costituzione. In altre parole, se da un lato il diritto di cronaca è espressione della libera manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) e si determina attraverso la narrazione di fatti alla collettività, dall’altro la tutela della privacy trova fondamento nel diritto alla riservatezza, inteso come protezione della sfera privata individuale (artt. 2, 13, 14 e 15 Cost.).

Mi ritorna alla memoria quanto appreso nel 2007 durante un corso di cittadinanza e comunicazione presso l’Università Cattolica, guidato dall’ex direttore di Avvenire Dino Boffo,  allorquando emerse tutta la necessità di discernimento tra il diritto di cronaca e il rispetto della dignità individuale; un equilibrio ancora più urgente e rilevante oggi nell’era della files-politik, in cui la sicurezza nazionale “dei dati” è una preoccupazione sempre più pressante.  L’evoluzione dei media ha acuito queste questioni, poiché le dinamiche e le tecnologie comunicative di cittadini e istituzioni sono in costante mutamento. Il progresso tecnologico ha introdotto nuove sfide, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza digitale dei cittadini, rendendo il terreno su cui camminiamo sempre più scivoloso. L’espansione senza freni delle piattaforme tech, deregolate e contemporaneamente legate alle dinamiche delle borse finanziarie,  insieme alle nuove forme di intelligenza artificiale, pongono interrogativi fondamentali sul futuro delle nostre democrazie e sulla libertà di informazione.

Pochi sono a conoscenza del raro equilibrio espresso dal garante della privacy nella vicenda di Matteo Messina Denaro, nel novembre del 2023: in un momento in cui il sensazionale tribunale dei media primeggia, il garante ha sottolineato i limiti del diritto di cronaca e il confine del pubblico interesse. Nello specifico, si leggeva nella nota,  la diffusione della cartella clinica e delle informazioni sulla vita sessuale dell’ex capomafia non aggiungeva alcunché alla sua latitanza e all’avvenuto arresto, visto che entrambe le notizie avrebbero ben potuto essere condivise conservando il proprio rilievo pubblicistico, anche semplicemente accennando alla sofferenza di una grave patologia.

Questo esempio emblematico ci offre un’opportunità per individuare i confini del diritto di cronaca, le istanze dell’interesse pubblico e il diritto critico sul potere. Ma questa non facile negoziazione si rende urgente ed è essenziale anche grazie al fatto che  queste azioni avvengano nel rispetto dei codici deontologici firmati dai giornalisti e dai loro editori e – principalmente –  dal comune senso di civiltà.

L’equilibrio è quel punto tra due pendii, ed è lì che si trova la verità.