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Era ora! O è troppo tardi? Il caso delle “chierichette”

Giornalista e saggista
Era ora! O è troppo tardi? Il caso delle “chierichette”

Ci ho messo tre giorni, prima di decidermi a scrivere, perché volevo osservare le reazioni. A cosa? Al cambiamento operato lunedì da Papa Francesco, che ha aperto i “ministeri” di lettorato e accolitato a tutti i laici, donne comprese. Si tratta, in sostanza, di avere laici uomini e donne a leggere le letture durante le celebrazioni, distribuire la comunione, o assistere il sacerdote che celebra messa (chierichette, insomma).

Certo in Italia la “cosa” non ha molta presa. Diversa la situazione nel nord Europa, nel continente americano, in Africa. Negli Usa le chierichette (“altar women”) hanno sempre avuto vita difficile. Adesso non sarà più così. Ma la domanda è un’altra: si tratta di un vero cambiamento?

Qualcuno dice: era ora! Altri: troppo tardi. Andiamo per ordine.

“Era ora”: ovvero “Enfin!” commentano sul quotidiano cattolico “La Croix” alcuni esponenti di movimenti ecclesiali. E la teologa Anne-Marie Pelletier dice chiaro: “questi ministeri riservati agli uomini erano comunque una realtà largamente ignorata nelle nostre parrocchie”, dove in sostanza ognuno faceva quel che voleva. Il vescovo di Grenoble, Guy de Kerimel, invita alla prudenza: serve “spirito di servizio” e non “lotta di potere”.  Con il nuovo documento i “ministeri non ordinati” (come si chiamano, perchè sono per i laici uomini e donne, non per i sacerdoti ordinati) hanno carattere permanente: il vescovo decide di affidartelo e solo lui può levartelo. E così, commenta Nathalie Mignonat, coordinatrice del movimento “Parcours reliance”, “l’aspetto permanente rischia di creare situazioni di istituzionalizzazione”. E qui si apre lo scenario di piccoli ruoli di potere e rivalità che chi frequenta le parrocchie conosce molto bene.

Altri la trovano una straordinaria opportunità. Ad esempio don Benjamin Kigninlman Koné, teologo della Costa d’Avorio, ha scritto che in Africa “significa la fine del tabù legato all’impurità rituale che è fiorita per secoli ed ha allontanato le donne dall’altare”.

Per il “troppo tardi”, in Italia Elsa Antoniazzi ha commentato su Settimananews  che “in Europa, dove l’immagine del ministero ordinato è molto sfocata, ci viene spontaneo leggere questa apertura come tardiva: le chiese sono vuote e tutta l’immagine delle istituzioni si è indebolita”.  Negli Usa, dal 1994 le donne sono ammesse a servire messa – “chierichette” insomma – e leggere le letture, ma a discrezione del vescovo locale e non senza polemiche e dibattiti accesi che in passato hanno visto intervenire anche il Vaticano. In Sudamerica invece è prassi comune, a causa della vastità delle diocesi (pensiamo al Brasile…) e alla scarsità dei sacerdoti.

Dal punto di vista extraeuropeo, la novità esiste. Lo ha rilevato bene e causticamente Colleen Dulle sulla prestigiosa rivista cattolica “America”: “la differenza ora è che i vescovi che vogliono escludere le donne da questi ministeri non avranno sostegno legale. Dovrebbero dimostrare che le donne che si fanno avanti per unirsi a questi ministeri non sono qualificate, il che sarebbe più difficile”.

La tematica è molto “interna” alla Chiesa e soprattutto lontana dalla mentalità italiana. Per questo ci consente di vedere una trasformazione in corso. Anzi, come dice Papa Francesco, si attua un modo di “avviare processi” di cambiamento e non “occupare spazi”. Come sempre l’intenzione è giusta; le modalità di realizzazione saranno il vero banco di prova: il rischio di istituzionalizzare e dunque ingabbiare i cambiamenti è molto forte. Perché spetta ai vescovi vigilare, e qui si apre tutta una complicata pagina sui criteri con cui vengono scelti, nominati, e sulla assoluta mancanza di criteri  di verifica del loro operato. Tanto, si dice, ci pensa lo Spirito Santo. Staremo a vedere.

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