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Fase 3, obiettivo: disinnescare la bomba sociale innescata dal Covid-19

Agitatore culturale
Fase 3, obiettivo: disinnescare la bomba sociale innescata dal Covid-19

Dall’imprenditore suicida nel Napoletano perché non riusciva a mandare avanti la sua impresa edile al brutto episodio di Milano, dove la Polizia ha sanzionato con multe salate alcuni ristoratori che protestavano per le misure imposte dal lockdown. Sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare nell’Italia all’affannosa ricerca di normalità nella Fase 2 dell’emergenza Covid-19.

Elementi che fanno emergere una realtà che era facilmente pronosticabile: le persone in grande difficoltà stanno crescendo rapidamente e questa crisi porterà ad un aumento delle differenze all’interno del nostro Paese tra le Regioni del Nord e quelle del Sud ma anche, allargando la prospettiva, tra Paesi europei del Nord e quelli del Sud.

Sarà sempre più evidente la frattura tra “vecchi ricchi” che lo saranno sempre di più e i “nuovi poveri” che si ritroveranno per la prima volta in questa situazione e si andranno ad aggiungere ai non pochi che c’erano già prima della Pandemia.

Una situazione di povertà che, estremizzata e affiancata al rispetto delle consuete responsabilità (debiti, famiglia da mantenere) potrebbe generare un strano senso di “liberazione”. Una liberazione però pericolosa, liberazione dal buon senso, dal buon costume, dal rispetto delle regole, dagli argini della difesa della reputazione all’interno della propria comunità.

Riscoprirci in una comunità dove in molti sono pronti a tutto perché non hanno niente da perdere, vuol dire essere seduti su una bomba sociale pronta a esplodere e a travolgere tutto.

E non finisce qui. Al pericolo di tanti individui disposti a tutto singolarmente e dunque anche ad atti irresponsabili o illegali si aggiunge la possibilità che questi, talmente tanti, si parlino e si riuniscano in un’organizzazione. E che questa organizzazione poi si doti di condottieri senza scrupoli e autoritari. Ricordiamoci che le peggiori dittature sono nate nella povertà e dalla disperazione.

Il vento dell’odio e della rabbia soffia forte sui social, dopo questa crisi, ufficialmente parte integrante della nostra vita dove virtuale e reale non hanno più confine. E se prima il nemico era solo da attaccare sul social, ora lo diventerà dal vivo, e se prima era da odiare l’immigrato, ora potrebbe essere il vicino con la macchina, la doppia casa, lo stipendio fisso.

O il “potere” va a cercare la gente e la aiuta, o sarà la gente che andrà a cercare il potere non per aiutarlo, ma per demolirlo acciecata dalla disperazione.

Quello che abbiamo sbagliato nella fase 0 e nella fase 1 con il coronavirus è che ci siamo fatti trovare del tutto impreparati, perché non guardavamo quello che accadeva in Cina. Possiamo, però, farlo almeno ora. Il dramma da quelle parti è quello delle aziende che non assumono, della disoccupazione, dello stipendio che non basta pagare vitto e alloggio.

Per questo è necessario dedicarsi alle imprese, a mantenere in vita il sistema produttivo del Paese. Un sistema che già prima dell’emergenza sanitaria non era in salute per questo va bene progettare leggi per rimettere grandi quantità di denaro nell’economia ma ricordiamoci che questi interventi hanno successo solo se si cancelleranno le leggi e i vecchi regolamenti fondati sulla sfiducia nei confronti del cittadino e dell’imprenditore.

Non possiamo più accettare leggi nate per controllare e non per disciplinare: l’eccesso di sorveglianza si abbatte spesso solo sulle persone oneste, nessun paese può rinascere e progredire nel sospetto. Abbiamo norme cosi assurde che gli imprenditori non possono riaprire perché rischiano di beccarsi una denuncia civile e penale se il dipendente dimostra di essersi ammalato in azienda di Covid. Ma non è solo un problema di troppe leggi sbagliate. Come dimostra il caso delle sanzioni ai ristoratori milanesi, la burocrazia peggiore è quella che abbiamo tutti noi nella testa e che occorre abbandonare per tornare ad un uso più frequente del buon senso per valutare e risolvere le situazioni.

Occorre dedicare gli sforzi a salvare quello che può disinnescare la bomba sociale e rilanciare il sistema produttivo, cuore del sistema economico Italia. Per questo gli imprenditori vanno aiutati.

Non multati.

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