BLOG

Finalmente qualcosa di nuovo in teologia

Giornalista e saggista
Logo: Arca di Noé – Copyright – Giorgia Chinchio & Veronica Petrocchi
Logo: Arca di Noé – Copyright – Giorgia Chinchio & Veronica Petrocchi

Si intitola Salvare la Fraternità – Insieme. È un appello, scritto da un gruppo di dieci teologhe e teologi, convocati da Mons. Vincenzo Paglia e da mons. Pierangelo Sequeri. È un invito a pensare insieme: per la Chiesa in tutte le sue componenti, per gli intellettuali laici di ogni latitudine e longitudine. Era ora ci fosse qualcosa di nuovo in teologia, sotto forma di un appello con il quale confrontarsi, non semplicemente un’analisi da accogliere o respingere. Non è un “direttorio” di tesi alle quali è chiesto di aderire, ma un “repertorio” di temi sui quali riflettere e discutere. L’appello scaturisce direttamente dalla provocazione dell’Enciclica di papa Francesco Fratelli tutti.

L’altra novità è che viene da un gruppo di dieci teologhe e teologi, sotto l’egida di Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per Studi su matrimonio e famiglia, intitolato a Giovanni Paolo II. Sequeri, raffinato studioso, dell’Istituto Teologico è il Preside.

Qui comunque si tratta di un testo corale, che invita a cambiare la prospettiva in teologia. Se la fraternità è il dato di fondo oggettivo (e negato continuamente: si guardi a sfruttamento, disparità e via dicendo) e se l’enciclica ultima è un testo del Magistero, allora il resto della Chiesa non può restare indifferente. Mica poco!

L’appello – scrivono i 10 + 2 (Paglia-Sequeri) «è un appassionato invito alla teologia professionale – e in generale ad ogni credente – perché offra uno spazio privilegiato e comune all’impegno di decostruzione del duplice dualismo che ci tiene attualmente in ostaggio: fra la comunità ecclesiale e la comunità secolare; fra mondo creato e il mondo salvato. La Chiesa non è un’aristocrazia spirituale degli eletti, ma una tenda ospitale che custodisce l’arcobaleno dell’alleanza fra Dio e la creatura umana. La fede imparerà ad abitare i linguaggi del mondo secolare, senza pregiudizio per il suo annuncio della vicinanza di Dio. E la prossimità ecclesiale della fede sarà abitabile anche per la Cananea, la Samaritana, Zaccheo, il Centurione. Senza pregiudizio per la loro distanza».

È un appello  per uomini e donne di cultura. «Noi vi proponiamo un’inversione di tendenza nel pensiero dell’epoca. Non disprezzate il Nome di Dio, al quale l’invocazione dei credenti sinceri si rivolge per tutti gli uomini e le donne del pianeta, e per il quale gli stessi credenti si rendono disponibili ad intercedere per tutti i poveri e gli abbandonati. Criticate noi, quando dovete – e persino quando non dovreste – ma custodite con rispetto il mistero – anche per voi insondabile – del Nome di Dio».

Come spiega mons. Vincenzo Paglia nella Postfazione che chiude l’Appello, «le istituzioni ecclesiali sono chiamate a fare la loro parte nella promozione di un dialogo più profondo e assiduo fra l’intelligenza della fede e il pensiero dell’umano. In questo rinnovamento, la teologia e la pastorale convergono, come le due facce dell’identica azione. La recente enciclica Fratelli tutti incoraggia ad immaginare la nuova prospettiva di questo dialogo come la declinazione efficace e necessaria di una fraternità intellettuale al servizio dell’intera comunità umana. L’impulso alla riscoperta della prospettiva inter-disciplinare e trans-disciplinare, da parte della stessa teologia va in questa direzione».

Adesso vediamo come viene recepito: con buona volontà, con sospetto, o respinto? L’immagine dell’Arca servirà a far riflettere? Vogliamo finalmente vedere che siamo sullo stesso pianeta, non ne abbiamo un altro e siamo collegati fra di noi?  Sono due dati di fatto capaci di parlare ai teologi, agli scienziati, agli umanisti, ai politici, a tutti noi? Si vedrà!

Commenti

SCOPRI TUTTI GLI AUTORI