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Giustizia, pubblica amministrazione e criminalità: tre ostacoli tutti italiani al rilancio economico post-covid

Giustizia, pubblica amministrazione e criminalità: tre ostacoli tutti italiani al rilancio economico post-covid

Nelle sue raccomandazioni al Consiglio del 20 maggio, sul programma nazionale di riforma 2020 dell’Italia e nel dare il suo parere al Consiglio sul programma di stabilità 2020 dell’Italia, la Commissione Europea considera probabile che le conseguenze socioeconomiche della pandemia siano distribuite in modo disomogeneo tra le regioni e i territori italiani, a causa delle annose disparità economiche e sociali, del divergente potenziale di competitività e del grado di dipendenza dal turismo. Ciò comporta il rischio di accentuare le disparità regionali e territoriali all’interno del paese, esacerbando le tendenze divergenti tra le regioni meno sviluppate e quelle più sviluppate, tra le periferie sociali e il resto delle aree urbane, nonché tra alcune zone urbane e zone rurali. La situazione attuale, associata al rischio di un temporaneo sfaldamento del processo di convergenza tra Stati membri, richiede risposte politiche mirate.

DIGITALIZZAZIONE – Tra le diverse constatazioni di Bruxelles sulla situazione economica italiana post-pandemia, vi è quella che il confinamento ha messo in rilievo l’importanza di investire nella digitalizzazione dell’economia e ha dimostrato la centralità delle infrastrutture digitali. I bassi livelli di intensità digitale e di conoscenze digitali delle imprese in Italia, in particolare delle PMI e delle microimprese, hanno infatti impedito alle stesse di offrire servizi di commercio elettronico, ricorrere al telelavoro e fornire e utilizzare strumenti digitali durante il confinamento. Investire nella digitalizzazione e nelle competenze mediante un’attuazione costante e tempestiva di politiche nazionali mirate è essenziale per migliorare i modelli di commercio elettronico e aiutare le imprese ad adattarsi, così come per promuovere la produttività e la competitività. L’accesso a un’infrastruttura digitale veloce e affidabile si è rivelato inoltre fondamentale per garantire servizi essenziali nei settori dell’amministrazione, dell’istruzione, della salute e della medicina, nonché per monitorare e controllare la pandemia. L’Italia è ancora in ritardo nella copertura della fibra fino alla sede dell’utente nelle zone rurali. Dovrebbero essere adottate misure specifiche per ovviare a questa lacuna e incoraggiare ulteriormente la diffusione della fibra.

Un sistema di ricerca e innovazione ben funzionante è il risultato di un sostegno continuo, coerente e basato su elementi concreti attuato mediante politiche e accompagnato da investimenti e capitale umano adeguato. La crisi attuale ha chiaramente dimostrato che è necessario rafforzare ulteriormente il rapido scambio di dati tra ricercatori, in particolare l’accesso a risultati ed elementi di prova senza costi a carico dell’utente e la scienza aperta. Quest’ultima, insieme alla cooperazione tra scienza e industria, è chiaramente uno strumento per portare sul mercato i risultati della ricerca, compresi quelli necessari su vaccini e terapie, muovendo dalla forza dell’Italia nel settore della ricerca e dell’industria medica.

FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Altro tema su cui la Commissione Europea pone da tempo l’accento per quanto l’Italia è quello del funzionamento dell’amministrazione pubblica, ed in particolare della Giustizia. Una pubblica amministrazione efficace è infatti cruciale per garantire che le misure adottate per affrontare l’emergenza e sostenere la ripresa economica non siano rallentate nella loro attuazione. L’erogazione delle prestazioni sociali, le misure a sostegno della liquidità, l’anticipazione degli investimenti, ecc. potrebbero non essere efficaci se ostacolate da impedimenti nel settore pubblico. Tra le carenze rilevate dalla Commissione Europea figurano la lunghezza delle procedure, tra cui quelle della giustizia civile e amministrativa, il basso livello di digitalizzazione e la scarsa capacità amministrativa. Le procedure e i controlli, secondo Bruxelles, devono essere attuati rapidamente, in un contesto in cui vengono significativamente incrementate le risorse pubbliche a sostegno dell’attività economica. Prima della crisi la digitalizzazione nelle amministrazioni pubbliche era disomogenea. L’interazione online tra le autorità e la popolazione era modesta e rimane bassa la percentuale di procedure amministrative gestite dalle regioni e dai comuni che possono essere avviate e portate a termine interamente in modo elettronico. La crisi ha inoltre messo in luce la mancanza di interoperabilità dei servizi pubblici digitali. Per aumentare la capacità della pubblica amministrazione di rispondere alle esigenze delle imprese occorre migliorare e semplificare le normative settoriali, rimuovendo nel contempo gli ostacoli alla concorrenza. Infine, un sistema giudiziario efficiente è fondamentale per un’economia attraente e propizia agli investimenti e all’imprenditoria e sarà fondamentale nel processo di ripresa, anche mediante l’attivazione di quadri efficienti per il salvataggio e il rilancio.

PREVENZIONE E REPRESSIONE DELLA CORRUZIONE – L’efficacia nella prevenzione e nella repressione della corruzione possono svolgere un ruolo importante nell’assicurare la ripresa dell’Italia dopo la crisi. In particolare, la trasparenza nel settore pubblico e il rafforzamento dei controlli per contrastare la corruzione possono evitare i tentativi della criminalità organizzata di infiltrarsi nell’economia e nella finanza, turbare le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e, più in generale, distrarre risorse pubbliche necessarie per gli investimenti. Allo stesso tempo le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici dovrebbero rimanere efficienti, assicurando un equilibrio tra la necessità di un monitoraggio scrupoloso e la necessità di essere tempestive. I tempi di esaurimento dei procedimenti penali presso i tribunali d’appello continuano a destare preoccupazione, ma sono attualmente in discussione al Parlamento riforme globali volte a snellire le procedure penali. Il quadro anticorruzione dell’Italia è stato recentemente rafforzato ma deve essere completato, anche con norme che sanzionino i funzionari pubblici eletti in caso di conflitto di interessi.

RACCOMANDAZIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA AL CONSIGLIO RIGUARDANTI L’ITALIA – Alla luce delle valutazioni e del suo esame approfondito, la Commissione Europea il 20 maggio ha raccomandato al Consiglio di adottare alcune raccomandazioni nei confronti dell’Italia. Raccomandazioni che tengono conto della necessità di far fronte alla pandemia e facilitare la ripresa economica come primo passo necessario per consentire un aggiustamento degli squilibri. In particolare l’Italia dovrebbe adottare idonei provvedimenti nel 2020 e nel 2021 al fine di attuare, in linea con la clausola di salvaguardia generale, tutte le misure necessarie per affrontare efficacemente la pandemia e sostenere l’economia e la successiva ripresa. Quando le condizioni economiche lo consentano, dovrebbe poi perseguire politiche di bilancio volte a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture; migliorare il coordinamento tra autorità nazionali e regionali.

L’Italia dovrebbe inoltre fornire redditi sostitutivi e un accesso al sistema di protezione sociale adeguati, in particolare per i lavoratori atipici; attenuare l’impatto della crisi sull’occupazione, anche mediante modalità di lavoro flessibili e sostegno attivo all’occupazione; rafforzare l’apprendimento a distanza e il miglioramento delle competenze, comprese quelle digitali.  Ma anche garantire l’effettiva attuazione delle misure volte a fornire liquidità all’economia reale, in particolare alle piccole e medie imprese, alle imprese innovative e ai lavoratori autonomi, ed evitare ritardi nei pagamenti; anticipare i progetti di investimento pubblici maturi e promuovere gli investimenti privati per favorire la ripresa economica; concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale, in particolare su una produzione e un uso puliti ed efficienti dell’energia, su ricerca e innovazione, sul trasporto pubblico sostenibile, sulla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche e su un’infrastruttura digitale rafforzata per garantire la fornitura di servizi essenziali.

Il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione, secondo la Commissione Europea, dovrebbe però essere la chiave di volta di tutte queste azioni.

CRESCITA ECONOMICA E CRIMINALITÀ  – Forte della lunga e meritoria esperienza nella lotta alla criminalità del Prefetto Francesco Tagliente, come poliziotto (è stato anche Questore di Roma) e Prefetto di Pisa, ho voluto fare con lui il punto sul pericolo di infiltrazioni della criminalità nell’economia legale post-pandemica.

Come possono far fronte, i titolari di attività commerciali ed imprenditoriali, al timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale post covid-19 da parte della criminalità?
Se è vero che la crisi economica e i finanziamenti pubblici per la ripresa produttiva alimentano maggiori interessi della criminalità organizzata e il rischio concreto di infiltrazioni mafiose nei vari settori produttivi, i titolari delle attività commerciali ed imprenditoriali hanno diritto ad investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale. Sul tema l’attenzione delle Autorità di pubblica sicurezza nazionali e provinciali è al livello massimo. Al Viminale stanno facendo un lavoro importante mettendo in pista iniziative, che non ricordano precedenti, in grado di anticipare e combattere, con cognizione di causa e competenza, le mafie e la criminalità organizzata.

Cosa in particolare?
Il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ritenendo fondamentale in questo periodo l’azione di prevenzione e contrasto dei tentativi della criminalità organizzata di penetrare il tessuto produttivo, ha impegnato i prefetti affinché diventino protagonisti del rilancio del territorio, monitorando il disagio sociale con una particolare attenzione rivolta al mondo delle imprese, anche al fine di favorire un rapporto ancora più agevole con le amministrazioni pubbliche. Il Capo della Polizia Franco Gabrielli, nella veste di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, ha istituito un Organismo Permanente di Monitoraggio presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale.
Una struttura molto importante per assicurare una ricognizione e prevenzione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia perché consente di procedere con un’accurata e preventiva ricognizione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia italiana ed europea. Uno strumento prezioso per l’ascolto, la condivisione delle conoscenze e delle strategie di azione per intercettare, in via preventiva, gli interessi delle organizzazioni criminali di tipo mafioso. Peraltro, come organismo interforze, aperto a tutte le componenti sociali interessate, si pone come momento più alto del partenariato territoriale istituzionale e sociale di cui parlavamo prima.

Si è parlato anche di una cabina di regia in grado intercettare qualsiasi segnale sintomatico del tentativo dei sodalizi mafiosi di trarre vantaggio da situazioni sociali o di disagio economico. Cosa significa nella pratica?
Si tratta di una cabina di regia idonea ad evitare che le mafie e il loro circolo vizioso di economia criminale possano infiltrarsi e cogliere le opportunità di radicamento e diffusione. Penso al monitoraggio di tutte le informazioni e conoscenze che si traducono in occasione di approfondimento investigativo sull’inquinamento economico mafioso, sui settori imprenditoriali e merceologici di elezione della criminalità organizzata, alle modalità di penetrazione nei circuiti economici e finanziari, ai tentativi di condizionamento dell’attività deliberativa relativa agli appalti pubblici. Questo nuovo organismo è chiamato a sviluppare gli approfondimenti info-investigativi sia durante questo periodo emergenziale, sia nella successiva fase di ricostruzione e di rilancio dell’economia. In un’ottica preventiva, l’esigenza di individuare le linee evolutive, le dinamiche e i modelli operativi delle mafie va oltre l’emergenza economica causata dalla pandemia.

Il monitoraggio riguarda anche gli appalti, i subentri e le volture ripetute per la medesima licenza commerciale?
Quest’organismo non trascura alcun settore economico. Pone in essere un attento monitoraggio anche dei tentativi di condizionamento dell’attività deliberativa relativa agli appalti pubblici, di acquisizione di rami di aziende, subentri e volture ripetute per la medesima licenza commerciale.
Con la mobilitazione delle Forze di polizia e degli altri protagonisti che compongono questo Organismo penso che il Capo della Polizia Franco Gabrielli abbia inteso rivolgere una attenzione particolare alle filiere produttive a rischio di inquinamento mafioso, in cui la criminalità organizzata può divenire molto più pervasiva.
Esistono settori economici sui quali è richiesta una specifica attenzione. L’enorme disponibilità finanziaria delle mafie e della criminalità organizzata, infatti, potrebbe essere utilizzata per colmare il deficit di liquidità di piccole e medie imprese ma anche di grandi soggetti economici, la cui operatività ha già subito un forte rallentamento.

Da chi è composta questa cabina di regia?
È un organismo di partenariato istituzionale e sociale nazionale, presieduto dal Vice direttore generale della pubblica sicurezza – Direttore Centrale della Polizia Criminale, il Prefetto Vittorio Rizzi, e composto dai rappresentanti di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, oltre a tutti gli esponenti delle forze di polizia impegnati all’estero e negli organismi internazionali. Importante è anche il fatto che ai lavori della cabina di regia interforze potranno essere chiamati anche i referenti di enti e organismi pubblici e privati capaci di fornire un apporto conoscitivo e analitico qualificato. La partecipazione del personale della Polizia Penitenziaria alle riunioni del nuovo Organismo Permanente di Monitoraggio presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, risulta di particolare rilievo per acquisire il patrimonio informativo veicolato dall’ambiente carcerario, che costituisce un osservatorio privilegiato delle dinamiche relazionali relative alle organizzazioni criminali.

Come si può far sentire lo stato più vicino agli imprenditori nella difesa dalle infiltrazioni criminali nel tessuto economico del Paese?
Se vogliamo combattere le mafie, sul piano preventivo, dobbiamo creare le condizioni affinché chi dovesse trovarsi in una condizione di disagio, di difficoltà economica, di pericolo o di bisogno senta lo Stato vicino, accessibile e disponibile ad erogare un servizio il più rispondente possibile alle aspettative.
Per far comprendere meglio questa esigenza mi piace simboleggiare l’impegno delle istituzioni con la maniglia, la sedia e la lampadina. La maniglia per significare l’esigenza di garantire la pronta accessibilità ai servizi di polizia nell’arco delle 24 ore; la sedia o poltrona per significare la necessità di creare le migliori condizioni di comunicazione e di ascolto facendo ricorso agli elementi della psicologia della testimonianza e della comunicazione; “la lampadina sul comodino” per significare l’esigenza di far sentire le istituzioni e le amministrazioni a distanza di gomito.

Una forma di partenariato territoriale istituzionale e sociale?
Inutile negare che i cittadini lamentano vari problemi a cominciare dal degrado urbano, l’illegalità diffusa, l’abusivismo, la microcriminalità, la corruzione e salendo la scala della pericolosità arriviamo fino a mafie e criminalità organizzata. Ogni reato rappresenta una grave ferita per chi lo subisce, ma è anche un colpo alla vivibilità cittadina, all’offerta turistica, all’economia cittadina. Giustamente i cittadini rivendicano il diritto a vivere in sicurezza così come gli operatori economici chiedono di poter lavorare e investire senza il timore di subire condizionamenti ambientali. Ma strettamente connesso al tema della sicurezza urbana c’è quello del decoro, perché l’ambiente determina il comportamento sociale. Un idoneo sistema di illuminazione di una zona critica è già un deterrente forte per alcune forme di reato e incide sulla percezione della sicurezza.  Ecco perché sono convinto che accanto alle politiche di prevenzione da sviluppare con le Forze di Polizia e i Vigili Urbani sia necessario un uso intelligente delle tecnologie esistenti e un loro potenziamento, oltre che un maggiore coinvolgimento dei cittadini.

E ovvio che per conoscere a fondo le problematiche della città ed individuare le cause di situazioni devianti o di quelle che determinino semplici percezioni d’insicurezza bisogna andare nelle aree periferiche o ritenute a rischio, dove l’occhio e le orecchie dei rappresentanti delle istituzioni e dell’Amministrazione non riescono a volte ad arrivare.

Parlo del partenariato territoriale con incontri presso i Commissariati o Municipi. Ambienti fisici nelle aree più problematiche, dove ciascun attore chiamato sulla scena della sicurezza reciti la propria parte nel pieno rispetto delle competenze e delle scelte operative che è necessario mettere in campo.

L’obiettivo è quello di creare il contatto diretto, dare un volto, “personalizzare” il rapporto mettendo a confronto i cittadini con la “squadra” delle istituzioni e delle amministrazioni, ed Enti chiamati ad erogare i servizi.

Cosa sono invece gli sportelli territoriali di ascolto?

Gli sportelli territoriali di ascolto (aziendali, sindacali, di associazioni di categorie economiche e di volontariato) rappresentano il più prossimo strumento di supporto per le persone in condizioni di disagio. Sono importanti perché consentono di affrontare le situazioni di disagio sul nascere, analizzarne le cause e provare a trovare una soluzione. Se l’ascolto viene assicurato da persone competenti esperti in psicologia della comunicazione, in questo periodo di crisi economica, sociale ed occupazionale, rappresentano una misura di prevenzione di particolare rilevanza.

Gli sportelli territoriali vanno rilanciati e la loro attività monitorata da un organismo di raccordo provinciale, anche perché se istituiti nelle aree in cui si avvertono situazioni di forti criticità sociali ed economiche consentono alle istituzioni di essere sempre più vicine, accessibili e disponibili alle esigenze di chi si trova in un momento di fragilità.

Per i casi complessi di particolare gravità i Centri di ascolto territoriali si possono configurare anche come l’elemento di raccordo tra le persone bisognose di aiuto e un auspicabile “Servizio di ascolto e sostegno per i soggetti che versano in situazioni di disagio” istituito a livello provinciale. È un Servizio già sperimentato con successo a Pisa, offerto gratuitamente dai 52 sottoscrittori, con l’impegno ad ascoltare e sostenere i casi più critici delle persone in difficoltà che si erano già rivolte ai Centri di ascolto territoriali dove non era stato possibile assicurare direttamente la prestazione assistenziale necessaria.

Parlo di un “Servizio” assicurato da oltre 50 istituzioni, amministrazioni, enti e associazioni di volontariato come: Agenzia delle Entrate, Equitalia, INPS, INAIL, Ordine Professionali (avvocati, commercialisti), Associazione Bancaria ed altri professionisti che fanno parte della rete, allo scopo di valutare congiuntamente e tempestivamente gli interventi che, nei limiti del quadro normativo vigente, consentano di portare a soluzione i problemi all’origine del disagio.

Bisogna lavorare per intercettare anche il rumore del silenzio, garantendo l’ascolto specializzato soprattutto a quelle categorie sociali che versano in una condizione di sofferenza economica, incolpevole, tale da non potersi permettere nemmeno di rivolgersi a uno psicologo, un avvocato o a un commercialista.

Qual è stata l’esperienza dei desk antimafia sperimentati sia a Roma che a Pisa?
Da Questore di Roma avevo avvertito il pericolo della criminalità organizzata e già nel 2011 proposi l’istituzione di un desk interforze tra magistrati e forze dell’ordine. L’attivazione fu decisa il 28 ottobre del 2011, dopo un vertice svoltosi presso la Procura, coordinato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile della direzione distrettuale antimafia di Roma e presieduto dall’allora Procuratore Capo Giovanni Ferrara.

Da prefetto di Pisa, appena 16 giorni dopo il mio insediamento, ritenendo fortemente probabile l’interesse delle associazioni criminali ad inserirsi in mondo sommerso e silente nel tessuto socio-economico pisano, convocai una riunione di coordinamento allargata alla Magistratura fiorentina (con l’allora Procuratore della Repubblica Giuseppe Quattroccchi) e pisana (Procuratore Ugo Adinolfi), oltre alla DIA, chiedendo di costituire presso la Procura della Repubblica un “desk antimafia”.

Ritengo importante il Desk antimafia perché consentirebbe un approccio investigativo più dinamico dei sistemi tradizionali, dove anche il “chiacchiericcio”, i semplici sospetti raccolti dagli organi di polizia, potrebbero diventare materia di indagine. Con il desk interforze antimafia più chiacchiere possono diventare un indizio da non sottovalutare, utile alla Procura antimafia”.

Obiettivi del Desk antimafia sarebbe anche quello di consentire l’elaborazione di una strategia comune tra le forze dell’ordine, evitando possibili sovrapposizioni nella lotta alla criminalità organizzata e alle mafie.

E il desk anticorruzione?

Facendo riferimento al rischio di corruzione negli apparti amministrativi, ritengo importante l’istituzione di un organo collegiale per mettere a fattor comune tutte le conoscenze delle varie articolazioni interessate e sviluppare azioni congiunte finalizzate alla trasparenza, alla prevenzione delle possibili infiltrazioni della criminalità e dei fenomeni di corruzione nei vari settori degli apparati amministrativi.

Il contributo dell’Amministrazione comunale ai fini della lotta alla corruzione e alle mafie può essere decisivo, oltre che con il supporto alla magistratura e agli altri organismi governativi, con una azione diretta a prevenire ogni possibile forma di condizionamento degli amministratori locali, funzionari e impiegati comunali o addirittura di collegamenti diretti o indiretti degli stessi con la criminalità, nonché con più incisive misure per favorire la prevenzione e il contrasto di usura, gioco illegale, riciclaggio, traffico di stupefacenti e altre forme di illegalità.

I Sindaci delle città ritenute a rischio potrebbero istituire un organo collegiale, un Desk anticorruzione presieduto dal Sindaco o da un suo delegato, al fine di mettere a fattore comune tutte le conoscenze delle varie articolazioni interessate. Potrebbero così assicurare una più efficace prevenzione e al contrasto delle possibili infiltrazioni della criminalità nei vari settori commerciali ed imprenditoriali ritenuti sensibili, anche attraverso il continuo monitoraggio dei subentri e delle volture ripetute per la medesima licenza commerciale e con il monitoraggio degli appalti.

Alle riunioni del Desk dovrebbero partecipare gli Assessorati, i Dipartimenti, i Municipi, gli Enti e le Società partecipate che fanno capo al Comune, i rappresentanti delle associazioni delle categorie economiche e altri organismi di volta in volta ritenuti utili compresi i rappresentanti dei cittadini, nonché, in veste di consulente, un rappresentante dell’Avvocatura del comune.

Obiettivo del desk sarebbe quello di creare una rete che riduca il rischio di corruzione e gli appetiti della criminalità organizzata. Si potrebbero valutare collegialmente anche i sospetti per segnalarli agli organi deputati a sviluppare le indagini. La sola conoscenza del ruolo del Desk anticorruzione potrebbe scoraggiare gli appetiti della criminalità.

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