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Il lobbying e l’innovazione tecnologica

President Donald Trump speaks during a Cabinet meeting at the White House, Wednesday, May 27, 2026, in Washington. (AP Photo/Jacquelyn Martin) 



Associated Press / LaPresse
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President Donald Trump speaks during a Cabinet meeting at the White House, Wednesday, May 27, 2026, in Washington. (AP Photo/Jacquelyn Martin) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Quando si parla di lobbying si pensa quasi sempre a norme che introducono obblighi, incentivi, procedure o… tasse! Più raramente ci si accorge che una parte importante della rappresentanza degli interessi si gioca molto prima, quando ancora bisogna decidere come qualificare giuridicamente un prodotto o un servizio.

Il dibattito si è acceso negli Stati Uniti dopo che l’amministrazione Trump ha manifestato interesse per un più ampio impiego dei dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute, anche in un’ottica di prevenzione. Tra questi c’è l’Oura Ring, l’anello intelligente prodotto da un’azienda finlandese che monitora parametri come la frequenza cardiaca, la qualità del sonno e la temperatura corporea.

Qualcuno lo ricorderà anche per un curioso episodio della politica italiana: Matteo Renzi ne regalò uno a Giorgia Meloni poco dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, con l’augurio di riuscire a dormire qualche ora in più. Lui lo utilizzava già da tempo, dopo averlo ricevuto in regalo dalla moglie Agnese.

Il dispositivo è in grado di segnalare possibili anomalie dello stato di salute, ma non formula una diagnosi medica.

È proprio questa caratteristica ad aver aperto una discussione normativa. Se non è un semplice dispositivo per il benessere, ma non è nemmeno un dispositivo medico, quale disciplina gli deve essere applicata?

La risposta non è soltanto una questione di definizione. Da quella definizione dipendono la creazione di una nuova categoria e di conseguenza, gli obblighi del produttore, i controlli delle autorità competenti, le informazioni che possono essere fornite agli utilizzatori e, in quindi, le condizioni di accesso al mercato.

Per questo l’azienda che produce l’Oura Ring ha iniziato a sostenere la necessità di una categoria intermedia, destinata ai dispositivi che monitorano lo stato di salute senza svolgere una funzione diagnostica. Si può ritenere che sia la soluzione giusta oppure no. Il punto interessante è che il confronto si concentra prima di tutto sulla definizione della categoria.

È una dinamica che chi si occupa di lobbying conosce bene. Le innovazioni tecnologiche mettono continuamente in discussione classificazioni costruite in un’altra epoca e, quando le categorie esistenti non riescono più a descrivere la realtà, la rappresentanza degli interessi si sposta inevitabilmente sul terreno delle definizioni.

È accaduto con le piattaforme digitali, sta accadendo con l’intelligenza artificiale e oggi succede con i dispositivi indossabili. Prima di discutere quali regole applicare, il legislatore deve decidere di che cosa, esattamente, sta parlando.

In fondo è così che funziona il diritto: prima classifica, poi disciplina. E molto spesso il mercato prende forma già nella prima fase.

 

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di Simona Bonfante

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