I casi
Maranza e baby gang, gli italiani sono stanchi della micro-criminalità. Pugno duro del governo sulla sicurezza
Il governo ha premuto l’acceleratore sul tema della sicurezza, mettendo da parte qualche eccessiva cautela per rispondere alla principale preoccupazione degli italiani: una vera e propria emergenza che coinvolge tutta la penisola e, in particolare, le grandi città che vivono — soprattutto al Nord — il fenomeno delle baby gang, i cosiddetti “maranza”. Tuttavia, il fenomeno ha dimostrato di essere presente anche in città come Roma. Al Sud la situazione è complessa, ma cammina su un binario completamente diverso, vista la presenza della criminalità organizzata sul territorio a presidio dei propri interessi e dei propri traffici.
La crescita esponenziale del partito del generale Vannacci ha obbligato il governo a una virata netta, perché sul tema l’esecutivo era chiamato da tempo a dare una risposta ulteriore e decisa, alla luce anche dell’incapacità della sinistra di comprendere e affrontare il fenomeno. Per Schlein, Conte e sodali aggregati, ammettere un problema di sicurezza significherebbe denunciare pubblicamente il fallimento di quel modello di società a cui essi aspirano e che rivendicano: fallimento in primis del multiculturalismo, delle teorie educative da opporre (e non integrare) al modello repressivo dei fenomeni criminali, e del problema della mancata integrazione islamica nella nostra società. Peggio ancora è la trafila di polemiche costantemente pronte contro le forze dell’ordine quando la vittima appartiene a una cosiddetta minoranza, ma silenti quando si tratta di un italiano o comunque di un cittadino regolare.
Il fenomeno dei maranza è stato negato persino a Milano dallo stesso sindaco, fino a quando l’evidenza non lo ha obbligato a una maggiore cautela.
Eppure il tema della sicurezza è un tabù a sinistra, una bandiera a destra e una necessità per i cittadini. Per questo la spinta nel contrasto alle baby gang rappresenta un passo ulteriore nel porre fine a un eccesso di tutela dei minori, che stride con la realtà di oggi e con la percezione collettiva. Chi lo nega vive in una dimensione parallela e rischia di essere politicamente più nocivo che utile.
Quello che accade nelle nostre città racconta un film estremamente diverso da quello proiettato nelle case degli intellettuali radical chic o dei giovani creator di sinistra — spargitori di odio contro le forze dell’ordine —, supportato dai dati che, nel solo primo semestre del 2026, registrano un aumento del 62% di agenti feriti: parliamo, come dichiarato dallo stesso FSP, di tre feriti ogni ora. Nella sola manifestazione di Bologna, la piazza incautamente convocata dopo i fatti che hanno visto la morte di Abderrahim Fakim, ci sono stati 80 feriti tra le forze dell’ordine.
Numeri che dovrebbero, anche qui, aprire più di qualche riflessione. Gli italiani sono stanchi della microcriminalità e di ogni forma di alterazione dell’ordine pubblico, e a questa stanchezza il governo deve dare voce. A volte è necessario irrigidire l’ordinamento e usare il pugno di ferro, e questo è uno di quei momenti.
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