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“Italia 4.0” il big bang a sostegno dell’investimento privato

Agitatore culturale
“Italia 4.0” il big bang a sostegno dell’investimento privato

Una riflessione scritta a 4 mani con Lorenzo Chiapella, Amico importante.

Per più di un secolo le forze politiche del nostro Paese hanno voluto rimarcare e consolidare una divisione il più netta possibile tra imprenditori e operai, tra utili e costo lavoro dipendente, dividendo in due universi quello che in realtà è un unico mondo. Ma dopo lo tsunami Coronavirus questa visione dovrebbe essere spazzata via perché rappresenta un lusso che non possiamo più permetterci: tocca fare i conti con la realtà.

Il nostro scheletro imprenditoriale conta per lo più piccole e medie imprese (PMI) con la media italiana intorno ai 5 dipendi per azienda. Questo dato, a rigor di logica, dovrebbe portare a una visione unitaria tra i due universi. Molto spesso gli imprenditori lavorano in produzione con gli stessi dipendenti e molto spesso sono proprio i dipendenti ad assumersi la responsabilità di scelte vitali per le aziende per cui lavorano. Insomma il destino di imprenditori e dipendenti è lo stesso. Questo Governo, per il momento, invece ha deciso che gli aiuti economici sono da destinare alla sussistenza e all’assistenza ossia reddito di emergenza, reddito di cittadinanza, cassa ordinaria, straordinaria, in deroga, Naspi, Discoll: una distribuzione di soldi a pioggia con misure che mal si conciliano con il nostro debito e le nostre necessità e, come affermato recentemente dal neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi, “quando i soldi saranno finti senza nel frattempo aver fatto un solo investimento nella ripresa del sistema produttivo allora la situazione sarà drammatica”.

Un grido d’allarme, insomma, per denunciare come in questi primi due mesi di blocco economico causa Covid-19, tutte le risorse finanziarie immesse dallo Stato, oltre che essere a debito, non hanno aiutato l’investimento privato in alcun modo. Il rischio è appunto che le tensioni sociali cresceranno in maniera esponenziale quando, tra qualche mese, un’enormità di aziende potrebbe fallire e di conseguenza far esplodere la disoccupazione.

Questo Governo dovrebbe prevedere risorse a fondo perduto o ammortamenti fiscali che possano co-finanziare l’investimento privato per due motivi essenziali. Il primo è che aiuterebbe la crescita del Pil, il secondo perché significherebbe dare nuova linfa all’innovazione all’interno delle nostre aziende. Una nuova, gigantesca iniziativa che di fatto diventerebbe per l’enorme entità degli investimenti un’operazione titanica che porterebbe tutto il sistema a diventare e a rilanciare una vera e propria “Italia 4.0”. 

I campi su cui investire sono molteplici dalla formazione con l’obiettivo di un reale re-skill delle competenze dei lavoratori, a digitalizzazione e internazionalizzazione, dal rinnovamento dei macchinari a una nuova visione della sicurezza sul lavoro. Il tutto dovrebbe essere accompagnato anche da fondi perduti per sopperire alle perdite di questi mesi, poco interessanti sono i miliardi di liquidità immessi dove l’accesso è sempre previa valutazione bancaria, proprio come pre-crisi.

Il continuare su questa strada non fa altro che aumentare la forbice tra debito e PIL, rischiando di compromettere la solidità dell’intero Paese.

A questo occorrerebbe una strategia politico/economica del Paese: inutile, infatti ostinarsi a tenere in vita aziende che vengono già da decenni di agonia molto prima dell’emergenza sanitaria, ma è il momento di sostenere, con coraggio, aziende che stavano dimostrando una crescita costante, una voglia di fare squadra unendosi e ingrandendosi per poter reggere meglio le sfide dell’innovazione e del mercato globale. Uno Stato allo stesso tempo attento ai settori strategici che, però, non possono più considerarsi gli stessi del secolo scorso e che devono con lungimiranza essere pensati sul livello europeo e non solo nazionale (basti vedere al mercato dei dispositivi di sanitari).

Vanno inoltre sbloccate tutte le opere pubbliche già finanziate, oltre a prevederne di nuove troppo spesso rimandate, occorre il pagamento dei debiti che lo Stato deve alle imprese devono trasferirsi in liquidità immediata, cioè con una detrazione sulle imposte che si pagano quest’anno e un nuovo patto tra imprese e cittadini con la sospensione temporanea di determinati procedimenti e l’azzeramento della burocrazia. 

In un momento di grande voglia di riscatto, di ripartenza e perché no, di rivincita lo Stato deve fornire strumenti normativi adeguati, incentivi reali, risposte puntuali per permettere semplicemente agli imprenditori di fare il proprio mestiere: innovare, creare, produrre. E produrre quella ricchezza utile non solo a loro ma a tutto il sistema, che altrimenti non avrebbe altra destinazione che il collasso. Rischiamo di perdere ciò che il virus ha risparmiato distrutto dall’immobilismo della retorica dell’assistenzialismo cieco.

Aiutare le imprese, vuol dire aiutare i lavoratori e non possiamo più permetterci di utilizzare vecchi schemi sociali per giustificare decisioni politiche che non hanno più senso alcuno nell’Italia del 2020.

Francesco Caroli e Lorenzo Chiapella

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