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La fumata era bianca. Un racconto. 2

Giornalista e saggista
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Riassunto: il nuovo papa è stato eletto, ma la discussione nel Conclave prosegue. Che accade? Intanto vengono convocati i cardinali non elettori.

Seconda puntata.

Alle 15 tutti i 150 cardinali erano riuniti nella Cappella Sistina. Il camerlengo riprese. «Venerabili fratelli, riassumo la situazione. Stamattina dopo venti giorni di Conclave abbiamo finalmente scelto il nuovo Papa. Lo vedete qui vicino a me, anche se è ancora vestito da cardinale. Si tratta del cardinale Pierre Nguyen Qwang, vietnamita, molto conosciuto. A te la parola, per spiegare cosa sta accadendo».

Il cardinale Pierre Nguyen Qwang è un uomo alto e possente eppure visibilmente a disagio. Porta gli occhiali, con una leggera montatura in metallo, ha uno sguardo acuto e soprattutto è giovane. È stato eletto Papa all’età di 50 anni.

«Venerabili fratelli, abbiamo discusso per venti giorni in Conclave e per dieci giorni tutti insieme prima del Conclave. La situazione della Chiesa è complessa e non voglio annoiarvi ancora con i nostri dibattiti e le idee diverse che abbiamo ripetuto. Penso che abbiamo tutti chiarito le nostre posizioni. Adesso dobbiamo guardare avanti insieme. Proprio qui è la questione. I cardinali elettori mi hanno scelto e tuttavia non ho sciolto la riserva, non ho detto se accetto oppure no. Desidero compiere un atto preliminare che da Papa non posso realizzare in piena libertà. Accettare adesso, qui ed ora, significa non tornare nel mio paese, tra le persone che ho più care. Essere eletto Papa significa restare in Vaticano da ora in avanti. Ebbene è molto semplice quello che chiedo. Vi chiedo di mantenere il silenzio sulla elezione per consentirmi di tornare in patria e prendere congedo dalla mia diocesi, dai fedeli, dalla famiglia, dalle persone che conosco. Vorrei personalmente scegliere quali oggetti portare con me, quali lasciare, quali donare. E quali libri trasferire in Vaticano. Mi sembra una richiesta semplice. Mi rendo conto che pongo problemi logistici difficili da superare e chiedo a tutti voi di aspettare, di aspettarmi, di rispettare le esigenze che sento dentro di me. Credo che sarete d’accordo. Siamo prima di tutto esseri umani, persone, come ci dice all’infinito la teologia. Ed anche il buon senso suggerisce che è necessario ed utile  un po’ di tempo per adattarsi ad un cambiamento così drastico. Vorrei salutare uno per uno gli amici, i parenti, i fedeli che contano su di me. Vorrei del tempo per prendere congedo dalle responsabilità e dalle situazioni che ho incontrato finora per tornare poi in Vaticano e prendere pieno possesso della carica. Se invece comunichiamo subito l’elezione non potrò tornare in patria con libertà ma dovrò farlo da capo di stato con tutte le limitazioni che potete immaginare. E non tornare adesso, sarebbe per me uno strappo emotivo troppo grande, insostenibile. Vi chiedo di aspettare dieci, quindici giorni al massimo. Oppure non accetto l’elezione».

Un brusio crescente aveva accompagnato le parole precise, nette, pronunciate in un perfetto italiano, e lentamente.

«Cardinali! – urlò il camerlengo – silenzio! Silenzio!». A fatica venne ristabilito un po’ d’ordine. «Fratelli, sono le 4 del pomeriggio, sono trascorse cinque ore dalla scelta. Dobbiamo discutere tra noi e allo stesso tempo dire qualcosa all’esterno. Mi rivolgerò ai fedeli per chiedere di pregare e spiegare che abbiamo bisogno di tempo. Intanto prendiamo una pausa di un’ora. Resta inteso che le comunicazioni con l’esterno sono assolutamente vietate».

2 – continua

 

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