BLOG

L’artista e la mascherina: anche dopo il Covid?

Direttore d'orchestra
L’artista e la mascherina: anche dopo il Covid?

Dunque, potremo cantare, suonare, recitare, danzare, con le mascherine e distanziati, e pochi alla volta. Nell’epoca del Covid, l’arte, almeno quella dal vivo, sarà questa, un’arte con la mascherina.

Ma la mascherina diventa un simbolo, non solo per gli operatori dello spettacolo, ma per tutti gli artisti, e per la loro impossibilità, in questo momento storico, di poter parlare liberamente. Vediamo perché.

Il premier Conte, ha descritto gli artisti, scherzosamente, come coloro che lo fanno tanto divertire, in questo cogliendo, credo, non tanto una sua idea personale, quanto una idea, a proposito dell’arte, che si respira nell’aria in Italia e nel mondo: gli artisti in questo momento storico sono coloro che fanno divertire, con le loro stranezze, le loro fantasie, le loro storie, certo non possono avere l’ambizione di dare delle idee, di offrire delle soluzioni, di avere delle intuizioni che aprano strade, semplicemente devono far divertire. Gli artisti devono far pensare il meno possibile.

D’altra parte pensare non è facile: oggi lo Stato, grazie ai decreti “cura Italia” e “Rilancio”, non solo supporta i teatri italiani, li supporta, come è giusto, anche senza una reale attività artistica, resa impossibile dal Covid, ma supporta direttamente anche gli artisti senza lavoro.

Il Covid ha solo accelerato un processo che era già in atto: la progressiva nazionalizzazione dell’arte. Così come Alitalia anche l’arte è sempre più dipendente dallo Stato e sempre meno autonoma, nella sua capacità di esistere, di sussistere.

È un processo che non va criticato, anzi dobbiamo veramente ringraziare chi come il Ministro Franceschini e tutto il governo si é speso per questo processo, un processo storico fondamentale in questo momento, l’unico possibile per garantire la sopravvivenza dell’arte e degli artisti.

Ma possiamo porci una domanda? Un domani che lo Stato fosse nelle mani di un partito meno liberale, più autoritario, l’artista potrebbe pensare ancora liberamente? criticare il governo, scrivere un’opera o una piece denigratoria verso il potere? quello stesso potere che poi deve distribuire i fondi per sostenerlo?

Ovviamente no, l’artista non potrebbe, l’artista dovrebbe possibilmente limitarsi a far ridere, o limitarsi a scrivere romanzi gialli (non per questo non mi auguro che Carofiglio possa vincere lo Strega).

Benedetto Croce sosteneva che il movimento della storia fosse progressivo, che fosse movimento di libertà, trainato sostanzialmente dalla categoria dell’Arte. L’artista è colui che ha accesso all’intuizione, intuizione che è necessariamente individuale e l’intuizione offre gli spunti a tutte le altre categorie del pensiero per il progresso della storia.

La storia, dice Croce già dalla sua Estetica del 1903, è un grande processo dialettico in cui lo Spirito universale si realizza utilizzando gli individui, che agiscono liberamente.

Ma ci sono ideologie oggi che si riferiscono ad un altro filosofo idealista, padre della più grande riforma della scuola italiana che ancora definisce il nostro sistema educativo:
Giovanni Gentile.

Anche lui seguace di Hegel come Croce, parla invece di uno Spirito universale che si realizza nell’atto puro della storia. Ma nella sua storia protagonisti non sono gli individui ma gli Stati nazionali, che rappresentano delle comunità spirituali, i popoli, che sono individualità universali. L’individuo per Gentile non è più il singolo, ma il popolo, la nazione, la coscienza nazionale, l’identità nazionale…..

Bene, a giudicare dai sondaggi c’è un buon 45 per cento di italiani che segue le idee di Gentile (il filosofo più amato da Mussolini) e a quanto pare crede davvero che esista suddetto popolo, suddetta coscienza nazionale, suddetta identità.

L’identità antico celtica padana si è trasmutata in una identità italica-cristiana, devota alla madonna, identità che creerebbe le basi di uno Stato nazione protagonista della storia.

Ora, l’artista che naufraga in questa identità proto italiana, come nell’infinito di Leopardi, difficilmente saprebbe bene cosa dire, se non cercare di far ridere, di far passare il tempo, per cercare di sopravvivere. A meno che non decida di scandagliare le origini cristiane del suo essere artista e cantare e lodare la forza e il valore di un popolo e del suo farsi coscienza universale…..insomma diventare populista.

Ma non c’è solo il fronte nazionalista, c’è un universo che si rifà ad altri valori, un universo per così dire stellato, che si rifà al “democraticismo”di Jean Jacques Rousseau, dove il buon selvaggio, con la sua libertà e la sua bontà, non è ancora stato corrotto dalla scienza e dalle istituzioni liberticide della società.

Un buon selvaggio che, nella assemblea pubblica che aveva in mente Rousseau, esprimeva le sue idee, votava, e poi affidava tutta la vita sociale ed economica alla cosiddetta “volontà generale”, una volontà che non prevedeva partiti, associazioni o sindacati, e nemmeno, ovviamente, la proprietà privata, ma che attraverso un esecutivo non filtrato da alcun parlamento, perseguiva gli interessi generali.

Lasciando al singolo una grande libertà, la libertà di ubbidire, di non vaccinarsi…e di votare nella assemblea.

Anche qui l’artista, in questa società che assomiglia molto ad alcune società orientali. può fare ben poco, se non stare chiuso nella sua stanza a fantasticare, magari sostenuto da un reddito di cittadinanza, e anche qui cercare di far ridere e divertire.

All’interno di questo fronte, per così dire « anti illuminista » , almeno, non c’è l’idea del popolo e dell’identità nazionale, idea che, come direbbe Woody Allen, fa venire una voglia irresistibile di invadere la Etiopia.

Insomma per una buona maggioranza di italiani la mascherina agli artisti andrebbe lasciata anche dopo Il Covid, questi artisti schiacciati da una parte dall’idea sovranista che ideologizza tutto e che ha le verità in tasca, e dall’altra del potere onnipotente della volontà generale, un potere che riunisce tutti i poteri, ….forse anche quelli della magistratura, in uno.

Consci che qui più che altro ci sarebbe da essere esistenzialisti e dire con Sartre che questo mondo non può che inspirarci Nausea e Angoscia, non rimane che appellarsi, per gli artisti, a Gramsci, con il suo intellettuale organico che, in un’ottica di progresso del proletariato è capace di guidare il cammino verso una società più giusta e, come abbiamo visto, a Croce, con il suo intellettuale capace delle intuizioni geniali che fanno progredire la storia.

Liberali e democratici di tutto il mondo (soprattutto in Italia) unitevi!

Contenuti sponsorizzati

Commenti


SCOPRI TUTTI GLI AUTORI