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Le cose buone sono quelle fatte con amore, non per amore. E le madri questo lo sanno. Buona festa della mamma!

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale
Le cose buone sono quelle fatte con amore, non per amore. E le madri questo lo sanno. Buona festa della mamma!

Anche se è politicamente scorretto, se l’inclusione ci veste tutti uguali e l’emancipazione femminile ha di buon grado riscattato la libertà di scelta, in occasione della festa della mamma mi prendo la licenza di dire che diventare madre resta il dono più grande e meraviglioso che una donna possa ricevere correlato al senso della vita.

Partecipare al divenire proprio, del proprio amato e della propria famiglia è senz’altro un’esperienza unica se non proprio l’Esperienza di gran lunga maggiore su qualunque altra: professionale, fiabesca o romanzata.

Un tratto che non si riduce a biberon e pannolini ma che si estende quotidianamente nella cura di una vita che all’improvviso scala ogni priorità e non importa che si rivolga ad un figlio naturale, affidatario, adottivo o comunque accolto: è l’unico essere umano capace di cambiare le persone trasformandole da figli a genitori. Da oggetto di attenzioni a motore di attenzioni, da destinatari a mittenti altrimenti sempre intrappolati nell’allucinazione di essere al centro del mondo. Di avere il diritto di prendere senza dare. Tutto sotto il proprio controllo. Un’allucinazione appunto.

Diventare madre dà un senso atavico, istintivo e ancestrale alla vita ed è con questa consapevolezza che la società dovrebbe tributare il giusto riconoscimento e le adeguate facilitazioni alle mamme perché il loro impegno non è solo un fatto privato ma anche di valore pubblico. Chiedetene a chi si sta occupando di “inverno demografico” se non ci credete. O a chi ha pensato bene di inaugurare la stagione commerciale del “childfree” per ripiegare ad una società che ha scelto l’individualismo perché collegialmente compie troppa fatica.

Anziché puntellare la libertà delle donne di diventare madri (con percorsi fiscali, sociali e anche medicalmente dedicati), oggigiorno è stato più facile incoraggiare la libertà delle donne di non farne. Una follia ipocrita spacciata per emancipazione quando poi non si conosce donna che, arrivata ai quarant’anni, agli sgoccioli della propria fertilità, se priva di figli, non abbia sussulto. Non una donna che, dedicandosi solo alla propria carriera, non si affligga nel proprio intimo con la domanda “per chi sto facendo tutto questo?”. Non una donna che, più matura, non rimpianga l’assenza della continuità della propria memoria, l’assenza di figli o, peggio ancora, di nipoti.

Alle madri, o aspiranti tali, dovrebbero aprirsi autostrade di facilitazioni e di opportunità e invece questi sono i numeri: in Italia oggi si contano oltre 10 milioni di madri di cui oltre il 30 per cento di loro cresce da sola i propri figli, quasi il 20 per cento vive in condizioni di povertà economica e culturale, in media le mamme italiane sono tra le più vecchie d’Europa e certamente quelle che hanno meno figli per coppia (il tasso di fecondità oggi si attesta a 1,18 figli per donna). L’1 per cento è diventata madre attraverso tecniche di procreazione assistita in pratiche che non consentono la gratuita crioconservazione degli ovociti (se non sporadicamente grazie all’attenzione di qualche singola Regione), l’1 per cento va incontro all’aborto (spontaneo o indotto), il 20 per cento di loro perde o comunque lascia il lavoro subito dopo aver partorito, il 20 per cento va incontro alla separazione col proprio partner nei 36 mesi dopo la nascita del figlio. Ai tre anni dei figli, solo una su due lavora.

Un’ecatombe.

Una cosa allora è diventare madre, i fiocchi, la pancia, il baby shower, l’arredo della cameretta.

Un’altra è fare la madre, cosa tutt’altro che romantica e che a quanto pare questa società dai sentimenti “fluidi” e patriarcali lascia sole, spesso senza lavoro e con mantenimenti e condizioni ridicole rispetto alla reale crescita di un figlio.

Mi sono allora permessa di fare un breve elenco di cosa serve davvero alle mamme per festeggiarle perché la “festa della mamma” non sia solo un tributo a chi ci ha messo al mondo ma anche alle nostre compagne di vita.

A una madre serve:

1) Il padre. Saldo, affidabile e presente che resti fermo, solido accanto alla mamma.
2) Tornare presto al lavoro. L’idea di uscire dal mondo del lavoro per crescere i propri figli “tanto poi ci rientro dopo” è un inganno. Chi esce dal mondo del lavoro non riuscirà più a rientrarne o, se sì, dequalificandosi.

3) Le mamme non sono multitasking e anche se sembrano capaci di fare tutto, se costrette a lunghi sforzi, poi crollano. Quindi è necessario attingere a man bassa a baby sitter, tate, asili, psicologi: tutto ciò senza badare a spese. Risparmiare significa spenderne in avvocati poi.

4) Le mamme vogliono tornare presto a rivedersi donne, belle, femminili e piacenti. Non è una colpa, un vezzo o vanità, è la conciliazione con la loro identità.

5) Assenza di giudizio sociale. Mai come sulle mamme si riversano i peggiori giudizi che non arrivano solo da terzi ma spesso anche dalla famiglia o addirittura dal proprio partner, tutti pronti a spiegarle come debba fare la madre.

6) Vietati i “consigli non richiesti”. Quando nasce un bambino, tutti intorno alla neo mamma si prodigano in consigli non richiesti per aiutarla e, così facendo, finiscono per mandare la malcapitata in bornout. Fra i peggiori “consigli non richiesti” si annoverano quelli della suocera che spiega come ha cresciuto il proprio figlio.

7) Child free. Negli ultimi anni è dilagante la moda di escludere i bambini da alberghi, ristoranti, spiagge, etc. Per quanto ne beneficia l’ordine e il silenzio, questa esclusione sociale pesa come un macigno sulle mamme quasi colpevolizzate di aver messo al mondo una creatura evidentemente non generalmente gradita.

8) Non esiste donna che non abbia mai sognato almeno una volta di diventare madre. Abbiate cura delle parole che usate.

9) Disponibilità economica. Anche se tutti parlano di semplicità rimpiangendo i tempi in cui si giocava nel cortile del proprio condominio con i pantaloni rotti prestati dal cugino, la verità è che crescere un figlio al giorno d’oggi costa tremendamente e non esistono particolari agevolazioni che ne diano concreto e permanente sollievo. Per difetto potrei stimare la spesa intorno agli 600 euro al mese, valore che cresce esponenzialmente durante l’adolescenza quando la fame dei figli diventa famelica, triplica, così come i loro desideri, le uscite con gli amici, la fidanzatina, gli hobbies, etc.

10) Amore perchè senza amore niente prende forma. Ma attenzione, come diceva il buon Vasco (Rossi) “le cose buone sono solo quelle fatte con amore. Non PER amore. CON amore. C’è una bella differenza”.

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