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L’inadeguatezza del governo Conte, tra assenza della politica e mediocrità al potere

Media and Communication Manager
L’inadeguatezza del governo Conte, tra assenza della politica e mediocrità al potere

La politica è altrove e noi vi aspetteremo là“, così Matteo Renzi ha citato l’ex Ministro Mino Martinazzoli nel suo discorso al Senato di giovedì.

Per chiunque sia dotato di un minimo di obiettività, senza la necessità di nutrire simpatia verso il Senatore di Scandicci, questo è palese.

La totale assenza di decisioni politiche, certamente basate sulle raccomandazioni scientifiche, ma frutto di una riflessione politica autonoma e strategica capace di conciliare interessi potenzialmente contrastanti, ma ugualmente meritevoli di essere tutelati, non può essere negata.

Quello che sta succedendo, tuttavia, non deve stupirci. La crisi sanitaria ed economica da Covid-19 hanno solo accelerato ciò di cui chiunque si intenda un minimo di politica e istituzioni era già consapevole.

L’inadeguatezza del Presidente del Consiglio, incapace di sviluppare una strategia politica persino di breve termine, è sotto i nostri occhi ogni giorno.

L’eccessiva accondiscendenza di una classe dirigente inadeguata e incapace di spronarlo completano il triste scenario in cui ci troviamo.

Perchè non dobbiamo stupirci? La risposta è semplice: Giuseppe Conte non è un politico, un manager esperto o un imprenditore visionario. Conte non è neanche dotato di qualche virtù innata capace di ispirare una visione o di tracciare un cammino.

Il Presidente del Consiglio non è nemmeno un vero e proprio tecnico: il suo percorso accademico era praticamente ignoto prima della sua nomina. Il suo profilo non è quindi minimanente paragonabile ai veri tecnici che lo hanno preceduto, come Ciampi e Monti.

C’è chi lo definisce un presidente inadeguato, trovatosi a gestire qualcosa di più grande di lui, ancora di più nel corso della pandemia. Io preferisco definirlo un mezzo miracolato. Conte è la perfetta rappresentazione plastica del M5S di governo.

Un comune avvocato e professore universitario, dipinto come integerrimo (alcune ombre la dicono diversamente), capace del peggiore trasformismo.

Nessuno deve infatti dimenticare che l’attuale PdC ha governato prima con la Lega, portandone avanti la politica oltranzista sull’immigrazione con i famigerati decreti sicurezza.

Oggi, invece, governando con una maggioranza che arriva fino alla sinistra parlamentare, viene considerato da molti benpensanti il futuro del progressismo italiano.

Conte è sostanzialmente un mediocre. Un mediocre istruito e istituzionalmente presentabile in un mondo dove la mediocrità è tollerata e spesso apprezzata. Ma pur sempre un mediocre.

Ma se è davvero così, perchè il suo gradimento continua a essere ai massimi? La risposta che mi sono dato è che è proprio la sua inadeguatezza a piacere alla maggioranza degli italiani.

Credo che la maggioranza del popolo, soprattutto in un paese in cui l’analfabetismo funzionale vanta picchi da primato in Europa, preferisca specchiarsi nella mediocrità altrui piuttosto che ammettere la propria.

E questa stessa dinamica spiega in larga parte l’avversione della stragrande maggioranza degli italiani verso l’ex Presidente Renzi.

Matteo Renzi, appoggiato dalla maggioranza relativa del paese solo quando si proponeva come elemento di rottura di un sistema, è quanto più distante dall’attuale premier.

Il paradigma che ha sempre cercato di imporre, il primato della politica, con una visione ampia e di lungo termine, lo dimostrano.

Se volessimo sintetizzare tutto questo con una metafora, potremmo ricordare quanto accade da sempre nelle scuole elementari e medie.

I bambini o ragazzini più istruiti e studiosi sono spesso emarginati e presi in giro, a volte addirittura diventano vittime di bullismo.

I buffoncelli, invece, (non è il caso di Conte, che non brilla per simpatia) sono apprezzati e popolari, in quanto inoffensivi nella loro ordinarietà.

Ora, tuttavia, non vorrei essere eccessivamente ingeneroso: come anticipavo, non si tratta solo del premier.

L’attuale presidente del consiglio è solo la punta di diamante della cosiddetta terza repubblica, di cui molte avvisaglie si vedevano già nella seconda (e in alcuni casi anche nella prima).

Il contesto attuale abbonda di altri esempi di degenerazione della qualità delle istituzioni e dei suoi rappresentanti.

Prendiamo l’esempio di Roberto Speranza: cresciuto a pane e politica e trovatosi paracadutato nel Ministero più delicato in questa pandemia.

Senza alcuna esperienza o competenza specifica nel mondo della sanità, più che un ministro sembra uno scolaretto spaventato.

Un altro caso interessante è quello di Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali e le autonomie.

Più che per le abilità politiche, lo si ricorda per la gaffe sugli F35 (credeva fossero elicotteri) e per la bizzarra relazione con un’altra celebre statista italiana, oggi mediocre opinionista TV: Nunzia De Girolamo.

La sceneggiata delle risatine e della mascherina “modello carta igienica” ne hanno semplicemente ricordato lo spessore politico e morale.

Come non citare poi altri due protagonisti assoluti di questa fase.

Il commissario a capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, completamente privo di indipendenza intellettuale e di attitudine alla comunicazione, capace di dire quasi sempre la cosa sbagliata nel momento sbagliato.

L’altro commissario, Domenico Arcuri, di cui in pochi hanno capito la vera utilità, in grado di affermare di non aver fissato il prezzo di acquisto delle mascherine ma solo quello di vendita.

Di Luigi Di Maio si è scritto molto, preferirei non dilungarmi sul suo profilo. Per raccontare la storia di un ex bibitaro e studente di giurisprudenza che diventa Ministro degli Esteri ci vorrebbe un antropologo.

L’unico barlume di speranza, che sembrava rappresentato dalla task force del manager Vittorio Colao, si è infranto anche in questo caso sulla mancata chiarezza delle competenze e dei poteri di quest’organo, peraltro molto silente in queste settimane.

Il quadro che si delinea non è roseo, ma si potrebbe continuare per ore. Questi esempi sono però già abbastanza per trarre delle conclusioni nette. Lo scenario di mediocrità e assenza di meritocrazia è chiaro e non sembra destinato a cessare nel breve termine.

Il consenso di Conte non preoccupa particolarmente. Il suo calo nel tempo, più o meno veloce, è fisiologico, soprattutto quando la crisi sarà alle spalle.

Gli italiani poi, ancora più degli altri popoli, creano e distruggono velocemente i propri eroi. Forse perchè è più facile dare sempre la colpa a qualcun altro, invece di agire per cambiare le cose.

Ma questo sistema, purtroppo, è destinato ad autoalimentarsi, fino a che non troveremo una cura. Già, una cura, come per ogni malattia, anche quelle della democrazia rappresentativa.

Sinceramente, io non vedo soluzioni immediate, ma credo sia nostro dovere resistere, con la libertà di pensiero e parola, alla mediocrità al potere.

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