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L’inclusione sociale influenza l’arredamento degli spazi che viviamo? Intervista al noto designer Edi Ciani

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale
L’inclusione sociale influenza l’arredamento degli spazi che viviamo? Intervista al noto designer Edi Ciani

Mettete un famoso designer d’arredamento e la creazione di prodotti inclusivi per le fasce più deboli (portatori di handicap, bambini, anziani, donne), cosa ne esce?

Questa domanda l’ho posta a Edi Ciani, designer pluripremiato (tra i vari riconoscimenti anche il Red Dot Design Award, Young&Design, premio Catas) che vive e lavora nel nordest italiano in quello che, fino a un ventennio fa, era uno dei più grandi distretti a livello mondiale della realizzazione delle sedie (Manzano/San Giovanni al Natisone in provincia di Udine).

Bisogna premettere che chi progetta sedute, tavoli sia per indoor che per l’outdoor segue diverse linee: quella destinata alla casa, agli alberghi e quella riservata proprio alle strutture per gli anziani. Per questi ultimi si seguono studi ergonomici specifici (circa l’altezza delle sedute, la comodità delle poltrone ad esempio) e necessariamente il confronto costante con chi poi con queste persone ci lavora ogni giorno (per poter poi rispondere a bisogni pratici che la teoria non soddisfa).

Il segmento casa, diciamo ordinario, è contaminato da queste attenzioni?
Si, alcuni parametri vengono tenuti da conto in senso generale ma bisogna considerare che noi progettiamo oggetti di produzione industriale e quindi su larga scala oltre al fatto che la fruizione è generalizzata e quindi non risponde a bisogni specifici. Uomini e donne vengono studiati con la stessa ergonomia. La progettazione segue più un certo criterio di funzionaliltà: in un hotel ad esempio non lasceremo cuscini volanti pericolosi per un bambino o sedute eccessivamente di relax perché sono luoghi di transito.

Fra poco a Milano ci sarà la fiera mondiale dedicata all’arredamento. Esiste ancora il made in italy nell’arredamento?
Si e ci deve rendere orgogliosi. Noi Italiani viviamo nel bello, è una nostra caratteristica che deriva anche dalla nostra mediterraneità. Influenze che anche altri paesi hanno avuto, ma solo in Italia ha raffinato questo gusto per l’estetica. Se poi dovessi spiegare da dove nasce la creatività, non te lo saprei dire. E’ una scelta di proporzioni, di stile, di sensibilità, di bilanciamenti.

C’è differenza se a progettare è un designer uomo o donna?
Nella progettazione femminile c’è una sensibilità maggiore, un estro più dolce legato all’abbinamento dei tessuti, dei colori, all’estetica. L’uomo è maggiormente tecnico

Un ultimo pensiero.
Lo rivolgo ai giovani. Chi come me è nato in questa parte dell’Italia è cresciuto nello sviluppo di un importante distretto che negli anni si è visto mortificare dalla globalizzazione e dal trend che ha visto via via allontanarsi i ragazzi dal lavoro tecnico e manuale per preferire carriere che andavano più di moda. Così stiamo perdendo il nostro know how e tutta la rete della nostra comunità che partiva dalle scuole e finiva in grandi aziende che a loro volta generavano ricchezza per tutto il territorio. Chi si è salvata ha puntato sull’esclusività e sull’unicità, allontanandosi dalla dinamica micidiale dei prezzi e qualità a ribasso. Non posso quindi sperare che i nostri giovani restino e puntino sull’eccellenza.  

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