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L’iniziativa franco-tedesca di Merkel e Macron: rilancio dell’UE, progetto egemonico o exit-strategy?

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L’iniziativa franco-tedesca di Merkel e Macron: rilancio dell’UE, progetto egemonico o exit-strategy?

Iniziativa franco-tedesca – Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro di Carlo Magno. Ironia a parte, il piano congiunto per il rilancio europeo di Macron e Merkel, che l’Eliseo definisce come “iniziativa franco-tedesca“, non deve passare inosservato.

Fondo da 500 miliardi – La proposta, che prevede l’istituzione di un fondo da 500 miliardi per la ripresa dell’economia europea, è indirizzata alla Commissione UE. Non si tratta, come ha detto Macron, di un accordo tra i 27 paesi europei, ma un accordo franco-tedesco attorno al quale costruire unanimità. Non certo un compito facile ma, del resto, come ricorda lo stesso Macron, “non c’è accordo fra i 27 se prima non c’è un accordo franco-tedesco”. Nel merito, la proposta consiste nel reperimento di fondi sul mercato per l’importo già indicato, da destinare in forma di sovvenzioni (non di prestiti) soprattutto alle economie più danneggiate dalla pandemia.

Aquisgrana – Quanto all’analisi tecnica della proposta descritta e degli scenari da questa proiettati, meglio lasciare parola agli economisti. D’altro canto, è interessante leggere il documento nel suo insieme ed in continuità con il cosiddetto “Trattato di Aquisgrana“. Firmato il 22 gennaio 2019 dalle stesse Francia e Germania, il Trattato di Aquisgrana ha impresso nuovo slancio all’integrazione tra le due nazioni in diversi settori strategici, ponendosi in continuità con il Trattato dell’Eliseo del 1963. I due stati prevedono, in altre parole, un percorso comune di coordinamento sempre più stretto in materia militare e sicurezza, così come in campo economico e in materia di infrastrutture.

Carlo Magno – La scelta del Municipio di Aquisgrana per la firma fu fortemente simbolica, costituendo un esplicito (e intenzionale) richiamo all’episodio storico dell’impero carolingio, da molti considerato il momento fondativo dell’identità geografica, religiosa e culturale europea. Da un lato, questo può essere riconnesso all’afflato europeista e anti-nazionalista del progetto, poiché sotto Carlo Magno buona parte di quella che oggi consideriamo Europa ha vissuto un raro periodo di unità. Dall’altro è innegabile leggere in controluce un chiaro cenno al ruolo trainante del tandem franco-tedesco nella ridefinizione dei rapporti di forza regionali, che emerge con ancor maggiore chiarezza nel comunicato dell’Eliseo di cui si tratta, pubblicato ieri, il 18 maggio.

Responsabilità – Nei primi paragrafi del comunicato della Presidenza francese, infatti, si legge che Francia e Germania sono determinate ad assumersi le loro responsabilità nell’ottica di una via d’uscita dalla crisi che sfoci in un’Europa più forte di prima, passando per un vasto dibattito democratico sul progetto europeo e sulle sue priorità. In politica, quando qualcuno parla di “assumersi responsabilità” in modo autoreferenziale, solitamente si è di fronte ad una rivendicazione di leadership. Del resto, a maggior ragione a seguito della Brexit, è innegabile che Francia e Germania siano i due stati europei maggiormente favoriti dagli equilibri di forza interni al continente.

Tandem o triumvirato? – L’Italia, che per lungo tempo ha avuto un suo peso, è oggi più debole e divisa che mai. Finanziariamente il Bel Paese patisce i declassamenti da parte delle agenzie di rating, il debito pubblico e i dubbi degli investitori internazionali. A livello strategico, l’indebolimento della NATO e lo spostamento del baricentro delle dinamiche globali (leggi USA – Cina) nel Pacifico, hanno indebolito fortemente la nostra posizione, rendendoci molto più marginali di quanto non fossimo ancora ai tempi di Pratica di Mare. Economicamente, la già difficoltosa uscita italiana dalla crisi del 2011 è stata boicottata gravemente dalla pandemia di Covid-19. Infine, sul fronte interno, l’assenza di interlocutori politici realmente credibili e stabili, assieme all’aumento vertiginoso delle diseguaglianze e delle conseguenti tensioni sociali, completano il quadro.

Sovranità – Francia e Germania sembrano, dunque, aver dato seguito concretamente alle intenzioni consacrate nel trattato di Aquisgrana per proiettarsi in uno scenario ulteriore: la rivendicazione della loro leadership nel processo europeo di uscita dalla crisi pre e post pandemia. Per farlo, hanno agito bilateralmente sul tema centrale del momento: il soccorso economico alle nazioni maggiormente colpite dalla malattia. Non a caso il documento non si limita a parlare del Fondo, ma amplia il discorso a diversi campi accomunati da una locuzione: sovranità europea.

Economia, dati, energia – Nel documento dell’Eliseo si parla di sovranità europea in ambito sanitario, ma anche di trasformazione ecologica e, dunque, di risorse ed approvvigionamenti. Francia e Germania parlano poi di “sovranità digitale”, ponendo l’accento sul rafforzamento della sovranità in materia di infrastrutture (5G) e sicurezza (cybersecurity). Nel comunicato diffuso da Macron si considera, infine, la sovranità economica, da perseguire mediante una revisione delle politiche concorrenziali, diversificazione delle catene di valore e controllo degli investimenti esterni in settori strategici.

Progetto politico? – Tutto questo parlare di sovranità regionale  in un documento condiviso dalle due potenziali locomotive europee, non può non avere valenza geopolitica. In tempi di disordine globale, caratterizzati dall’assenza di un’egemonia planetaria consolidata e dell’assenza dei chiari orizzonti strategici offerti dal bipolarismo ormai archiviato, non stupisce che emergano progetti nuovi di ridefinizione dei rapporti di forza, almeno a livello regionale.

Disordine europeo – Nello specifico, il progetto europeo che abbiamo conosciuto finora è palesemente in grave crisi. Da un lato il mutamento degli equilibri globali ha radicalmente ridefinito gli interessi nazionali degli stati membri e le loro scelte in fatto di politica estera (vedasi polemiche attorno alla nuova Via della Seta).  Dall’altro, la crisi economica permanente ha minato profondamente le premesse necessarie a far convivere in un unico contenitore stati molto diversi tra loro, come testimoniano le tensioni continue tra stati del nord e del sud dell’Europa in fatto di politiche economiche.

F**k the EU! – Forse Francia e Germania hanno percepito l’esistenza di premesse politiche adeguate per una accelerazione della loro progressiva integrazione in un unico sistema politico e nella rivendicazione, da parte di quest’ultimo, di un’egemonia sul continente europeo al momento acefalo e inerte. Inerzia, peraltro, che dura ormai da molto, basti pensare al celebre “F**k the EU!” pronunciato dalla diplomatica statunitense Nuland nel bel mezzo della crisi Ucraina del 2014. Forse, Francia e Germania, hanno individuato nel processo sopra descritto una soluzione alla progressiva discesa dell’Europa nella spirale dell’irrilevanza internazionale e al rischio, per gli stati europei, di ritrovarsi ad essere provincia o, peggio, terzo mondo, in quello che alcuni definiscono come il secolo asiatico.

Exit strategy – Del resto, quando anche non risultasse possibile rifondare un processo di unificazione continentale, un rafforzamento progressivo (fino all’integrazione) tra Francia e Germania, potrebbe costituire una buona exit strategy dalla (ipotetica) Unione morente, per conservare una quota dignitosa di peso internazionale.

Gli occhi del mondo – Staremo a vedere cosa accadrà, perché di certo, se così fosse, le potenze mondiali (statuali e non) non staranno certo a guardare. La Francia ha un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza ONU e dispone di armamenti nucleari. La Germania ha numeri economici notevoli e, da sempre, è gravata dalla massima d’esperienza strategica che la vede sicura (per gli altri) solo se isolata. L’Europa dispone di tecnologia, risorse e industria che, per quanto lontani da quanto a disposizione di Cina e USA, non possono essere facilmente ignorati.

E l’Italia? – L’Italia, in questo contesto, non può che alzare lo sguardo verso orizzonti più lungimiranti delle bagatelle nelle quali, tipicamente, la sua élite decisionale è immersa, per decidere quale sarà il suo ruolo nella ridefinizione degli equilibri regionali. Potrebbe, laddove lo scenario immaginato si realizzasse, tornare ad esser poco più che colonia oppure ritagliarsi un ruolo poco meno che centrale, sfruttando intelligentemente gli asset di cui ancora (per quanto?) dispone e la diplomazia (posizione nel mediterraneo, know-how tecnologico, ruolo di membro fondatore dell’UE, rapporti con USA, Cina e Russia). Tutto dipende dalla levatura politica e culturale dei decisori oggi al timone, al lettore l’arduo compito di optare per l’ottimismo o il pessimismo.

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