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L’Ue deve comunicare meglio con i cittadini

L’Ue deve comunicare meglio con i cittadini

Il Consiglio Europeo di ieri ha portato una nuova ventata di ottimismo a riguardo delle misure economiche dell’Ue per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Anche se, come avevamo previsto, la decisione finale è stata rimandata. Per dare il tempo alla Commissione Europea di presentare nuove proposte, per dare pratica attuazione alla solidarietà richiesta dai paesi del Sud, con la “potenza di fuoco” auspicata dal premier italiano Giuseppe Conte, e accettata dal Consiglio, e dalla Cancelliera tedesca in particolare.

Come avevamo dato conto in nostri precedenti articoli (Il Riformista del 31 marzo e del 17 aprile) anche molti funzionari delle Istituzioni europei, seppure nel rispetto del loro dovere di riserbo sui dossier trattati, hanno fatto sentire pubblicamente la loro voce. In accompagnamento alle numerose concrete iniziative di solidarietà, promosse e coordinate dal Comitato Centrale del Personale, presieduto dall’italiano Ignazio Iacono, e di singoli sindacati dei funzionari UE, e gruppi di funzionari. Come quelli di Eu4Climate, con l’iniziativa di donare volontariamente una percentuale dello stipendio per l’emergenza Covid19, di cui ho dato notizia sul Riformista il 17 aprile.

Dopo due lettere aperte del principale sindacato dei funzionari dell’UE, Rinnovamento e Democrazia (R&D) – presieduto da un altro italiano, Cristiano Sebastiani – anche un altro importante sindacato degli eurofunzionari, l’Union Syndicale – che è anche il sindacato di Ignazio Iacono – ha inviato ieri una sua nota alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Nella lettera aperta, i funzionari europei riconoscono «gli sforzi e l’energia che la Commissione, così come le altre istituzioni europee, stanno impiegando per affrontare questa crisi e mitigarne le conseguenze disastrose».
Denunciano però qualcosa che avevamo denunciato nella nostra lettera aperta ai presidenti delle Istituzioni Europei (pubblicata su Il Riformista il 20 marzo). E cioé l’incapacità dell’Unione Europea, e in particolare della Commissione Europea, di comunicare adeguatamente con i cittadini. “Questi sforzi non sono necessariamente trasmessi dai media europei e internazionali”, scrivono gli eurofunzionari. “D’altro canto, le “notizie false” si diffondono rapidamente, minando irrimediabilmente il morale dei nostri concittadini e compromettendo la reputazione e l’idea stessa del progetto europeo”.
Ricordando inoltre che “populisti ed estremisti sono ben organizzati. Alimentano una pressione di negatività, in particolare contro le istituzioni europee, e sono molto presenti sui social network. È in questo contesto che un numero crescente di cittadini europei dubita dell’utilità dell’”Europa” e si chiede cosa ne pensi della solidarietà europea. Dall’inizio della crisi, molti di noi hanno anche affrontato critiche da parte dei parenti: “L’Europa è assente, l’Europa non sta facendo nulla”.”

Viene poi ricordato che sui social network, anche se personalità europeiste come Ursula von der Leyen sono seguite da molte persone e cercano di far sapere ai cittadini che l’Europa ha reagito, si nota che la condivisione di informazioni è molto limitata e che molte sono le reazioni negative che rimangono senza risposta. E le informazioni utili raggiungono quindi solo un numero limitato di cittadini.

“I social network sono oggi la chiave per una comunicazione immediata e diretta con i cittadini”, continua la nota. “Crediamo fermamente che sia possibile agire rapidamente su questo fronte. Alcuni capi di stato hanno dichiarato che siamo in guerra e stiamo affrontando la peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale. Con questa crisi, stiamo anche scoprendo che ci sono molti critici dell’Europa.” L’Union Syndicale avanza poi una proposta che avevamo fatto nella nostra lettera aperta del 20 marzo, e cioè che tutti i funzionari europei siano incoraggiati dalle loro istituzioni a comunicare sui propri social networks, assieme alle foto dei loro gatti e pesci rossi, anche cosa fa l’Europa per i cittadini. Senza necessità di usare informazioni riservate. Ma semplicemente decriptando e spiegando le tante informazioni disponibili sul sito Europa delle Istituzioni Europee. Non sempre pubblicate con linguaggio accessibile, e raramente in tutte le lingue nazionali. Compreso l’italiano.
“Per il futuro dell’Europa, dei suoi cittadini e del servizio pubblico europeo”, chiede l’Union Syndicale alla von der Leyen, “perché non incoraggiare il personale a seguirla sui social network, in particolare su Twitter, a seguire la pagina ufficiale della Commissione e delle altre istituzioni su Instagram e Facebook? Lo staff potrebbe così condividere i suoi messaggi, le conferenze stampa, commentarli, spiegarli, persino tradurli nella loro madrelingua, usarli per rispondere a domande e dubbi dei cittadini sui social network.
Le molteplici “line to take” che le DG producono per il servizio del portavoce potrebbero essere rese più ampiamente disponibili al personale.
Questo modo rapido ed efficiente di condividere informazioni concrete e veritiere dimostrerebbe a un gran numero di cittadini che esiste l’Unione europea e che sta implementando mezzi senza precedenti per aiutarli a uscire dalla crisi.”

Non possiamo ovviamente che condividere queste proposte del sindacato di eurofunzionari. E non solo perché chi scrive lo sostiene da anni, di fronte alla storica timidezza comunicativa della Commissione Europea. Ma anche perché questa sinergia, che personalmente ho sperimentato sul campo quando portavoce dell’Ufficio Europeo per la lotta alla frode, e nella creazione della Rete dei Comunicatori Anti-Frode dell’OLAF (OAFCN), e di responsabile della comunicazione #EUgolocal della Direzione Generale dell’Industria ed impresa della Commissione Europea, ai tempi di Antonio Tajani vicepresidente della Commissione Europea, “se trasmessa da decine di migliaia di agenti delle istituzioni, probabilmente toccherà rapidamente centinaia di migliaia di cittadini in Europa, di amici, di persone vicine. Probabilmente altri milioni in tutta Europa e nel mondo grazie alla condivisione in vari social network.”
A conclusione della nota, i rappresentanti sindacali degli eurofunzionari si dicono “convinti che la maggioranza del personale della nostra istituzione, e anche delle altre istituzioni europee, sarebbe pronta a seguirla e diventare portavoce dell’azione europea. Un’iniziativa del genere consentirebbe inoltre a più cittadini di dare un senso alle cose e di formarsi un’opinione sulla base di informazioni eque e trasparenti.”
E ne siamo convinti anche noi. Ma se ne convincerà anche la Commissione Europea che è finita l’epoca della comunicazione a gocce d’acqua sul deserto delle fake news ed abbiamo invece bisogno di quella che, nella mia lettera aperta, chiamo “comunicazione Karshere”, cioè capace di lasciare un segno?
Vogliamo continuare a sperarlo. Sperando però di non morire disperati.

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