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Manovra: gli EmendaMente dimenticati e quei contribuenti figli del Pittella

Giurista, saggista, opinionista
Manovra: gli EmendaMente dimenticati e quei contribuenti figli del Pittella

Ricordate la famosa questione dell’emendamento Pittella diventato legge a fine 2021?  La Sig.ra Maria (di cui avevamo parlato il 13 settembre scorso su Il Riformista) deve fare i conti non solo con gli effetti della norma summenzionata, ma soprattutto con la Manovra 2023 ormai legge anch’essa (n. 197/2022).

E deve fare i conti per due motivi:

  • nel primo caso perché l’emendamento Pittella (art. 3 bis legge 215/2021) è retroattivo stando alla Cassazione a Sezioni Unite;
  • nel secondo caso perché la prima legge di bilancio del Governo Meloni, targata Min. Giorgetti, non dispone alcunché in relazione ai c.d. “contribuenti appesi”.

Chi sono questi contribuenti figli dell’emendamento Pittella? Sono coloro che, come la Sig.ra Maria, hanno fatto ricorso per impugnare cartelle esattoriali della cui esistenza hanno saputo una volta recatisi agli sportelli della ex Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate Riscossione) ricevendo la consegna dei c.d. “estratti di ruolo”. A questi contribuenti un bel giorno il Parlamento italiano, appunto con la legge su richiamata, ha deciso di eliminare il diritto di difesa rispetto al momento in cui hanno ricevuto i suddetti estratti di ruolo e di spostare l’esercizio del relativo diritto in altra fase esecutiva: in pratica dovendo essere notificato prima un pignoramento, una ipoteca, un fermo dell’auto, una intimazione o, addirittura, una istanza di fallimento.

C’è un principio giuridico, ma prima ancora di civiltà politica, che può far bene ricordare: la legge non può che prevedere per il futuro. Invece no, l’emendamento Pittella non solo retroagisce nel tempo ma consegna all’attualità un aspetto drammatico: che tutti i contribuenti come la Sig.ra Maria se hanno pendenti cause da estratto di ruolo non ancora cessate, non potranno accedere ad alcuno dei benefici deflattivi del contenzioso stabiliti dalla legge di bilancio 2023 e neanche fare istanza per la c.d. rottamazione (da produrre poi in giudizio per evitare una eventuale condanna per soccombenza virtuale a cui i giudici tributari potrebbero eventualmente dare sfogo tenuto conto della decisione della Corte Costituzionale n. 274/2005).

Insomma, chi ha un contenzioso aperto con l’Agenzia delle Entrate Riscossione, come quello della Sig.ra Maria, sappia che c’è chi (non) ha pensato per loro. Si tratta, forse, del primo caso di pensiero legislativo dimenticato. Chissà se, a questo punto della storia democratica, non sia il caso di una provocazione utile: una contro-legge per abrogare le dimenticanze normative. “EmendaMente” parlando.

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