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Mondo cattolico a diverse velocità

Giornalista e saggista
Logo: Arca di Noé – Copyright – Giorgia Chinchio & Veronica Petrocchi
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Gira proprio a diverse velocità (il mondo cattolico!). I vescovi Usa si intestardiscono sul tema della comunione e mandano a dire al Vaticano che non conta nulla. Il cardinale Ladaria manda una lettera dicendo che un documento sull’uso della comunione non è opportuno? E loro vescovi ieri a grande maggioranza (168 contro 55) votano per stilare un testo. La comunione diventa un tema politico? E ai vescovi sta bene. Ma a pensarci bene, se non dai a Biden cattolico la comunione, che cosa cambia? Nessuno lo sa, ma come al solito sarebbe una vittoria ideologica. Poi avrai dozzine di deputati fedifraghi, magari cornificatori di mogli e mariti, favorevoli alla pena di morte e alle armi, contro ogni riforma del sistema sanitario, ma li vedrai compatti tutti in fila a fare la comunione.

E il Papa, alla fine, si trova una fronda piuttosto consistente e nessuno strumento di lavoro se non l’arma spuntata della “sinodalità”; molto suggestiva ma scarsa quanto a efficacia.

Poi abbiamo un’altra velocità, del tutto diversa, data dai teologi dell’Appello Salviamo la Fraternità – Insieme, che sotto l’egida della Pontificia Accademia per la Vita, con l’arcivescovo Vincenzo Paglia e mons. Pierangelo Sequeri, chiedono che venga presa sul serio l’enciclica Fratelli Tutti e da qui parta un rinnovamento profondo della teologia.

Dell’importanza del tema si è accorto il teologo Andrea Grillo che sul suo blog muove anche dei rilievi critici al documento, però nella sostanza comprende bene la centralità di un approccio nuovo ed inclusivo in teologia. E forse cominciamo a capire che sarebbe ora di tralasciare le “diverse” teologie – dogmatiche, fondamentali, morali… – e andare verso un approccio integrato.

Scrive Grillo: questo appello a salvare la fraternità “può raggiungere diversi risultati, grazie alla sua impostazione formale. Può suscitare dialogo e confronto perché è già in sé frutto di questo dialogo e di questo confronto. Credo si possano individuare due obiettivi espliciti di un tale sviluppo, che mi sembrano del tutto condivisibili:

da un lato favorire un “lavoro teologico” chiaro, audace e paziente, “creativo e ospitale”, che sappia dialogare in modo davvero radicale con la cultura contemporanea, per rileggere la tradizione con un atto audace e paziente di “traduzione”;

dall’altro che abbia una incidenza ecclesiale capace di pensare e realizzare quelle riforme di cui la Chiesa confessa il bisogno da almeno 60 anni e la cui esecuzione non può non essere preparata da un “pensiero della fede” alla altezza della sfida.

Per raggiungere questi due obiettivi, occorre aprire un dibattito, nella libertà e con rispetto, sulle tre parti qualificanti di questo testo, ossia sulla “descrizione della condizione ecclesiale e culturale” (SF 1-14), sull’appello ai Discepoli (SF 14-19) e sulla Lettera aperta ai Saggi (SF 19-23). A ciascuna di queste parti vorrei dedicare un commento specifico nei prossimi giorni”.

Leggerò con interesse le prossime considerazioni di Grillo! E vediamo dove ci portano le due velocità!

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