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Perchè non sei diventata madre?

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Esperta di parità di genere, sicurezza sociale e parità etnica-razziale
Perchè non sei diventata madre?

I fatti: in una recente intervista la nota giornalista romana, Francesca Fagnani, riprende il suo intervistatore altrettanto noto, Gigi Marzullo, che l’aveva incalzata sul suo non essere diventata madre. Lei, con cortesia risentita, dà la sua versione di maternità (amare cani, persone, amici…) ma sentenzia: questa non dovrebbe più essere una domanda da porsi ad una donna. Marzullo non è d’accordo, ritiene sia lecita qualunque domanda, sta poi all’intervistata scegliere cosa rispondere (e in questo la punzecchia nel suo ruolo poi di “capo Belva”, la trasmissione televisiva che appunto la Fagnani conduce).

Ma davvero chiedere ad una donna perché non sia diventata madre è una domanda da non porsi?

Partiamo dai numeri: in Italia oggi le coppie infertili “dichiarate” (ovvero quelle che si rivolgono poi agli ospedali per affrontarne) si aggirano intorno al 20% del totale, a cui poi si sommano quelle “non dichiarate” oltrechè le persone che, seppur fertili, non riescono a costruire una coppia stabile per decidere di avere un figlio e chi, all’opposto sì, ma che per ragioni economiche ne limitano. Non è possibile dunque dare un numero preciso di quanti effettivamente reprimano questo desiderio ma senz’altro stiamo parlando di una percentuale importante della popolazione. Donne e uomini.

Contdown per tutti intorno ai cinquant’anni, età di bilanci e ripianificazione.

Se la platea è dunque così estesa, perché trasformare l’argomento in tabù.

Al netto che ognuno poi restituisce agli altri quello che desidera (e questo vale per qualunque tema), ha ragione l’intervistatore Marzullo: il tema è attinente e cogente e dovrebbe essere accolto con maggiore serenità e solidarietà reciproca anziché con il velo opaco del risentimento.

Costretti ad un’immagine eternamente performante, pare che non si possa più ammettere una lacuna, singola o di coppia, che segna indelebilmente la vita di chiunque, uomo o donna che sia. Parliamone allora, perché ci sia maggiore informazione (quanti uomini ancora erroneamente credono che il problema sia solo femminile!), mutui aiuti, maggiore accesso alle adozioni, agli affidi o anche solo all’accoglienza.

E se poi, come dice la Fagnani, “per me maternità è amare i cani, almeno loro adolescenti non saranno ingrati”, impariamo a lasciare libere le persone a dare il loro senso all’amore. Non esiste una definizione che possa valere per chiunque, ognuno lo interpreta in base al proprio registro.

E se la Fagnani crede davvero in questa frase, non toglie niente a nessuno. Forse a sé stessa, ma non sta a noi precisarlo.

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