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Qualche vizio ma tante virtù di una delle migliori amministrazioni del mondo: quella dell’Ue

Qualche vizio ma tante virtù di una delle migliori amministrazioni del mondo: quella dell’Ue

Contrariamente ad alcuni stereotipi che mettono l’Europa in mano di quelli che vengono definiti come eurocrati, o euro burocrati, i funzionari al servizio delle istituzioni dell’Ue costituiscono un corpo d’élite a livello mondiale, incaricato di dare esecuzione, nella più grande indipendenza, alle direttive dei vertici politici delle Istituzioni Europee. A cominciare da quelle del Consiglio Ue, che è formato dai capi di stato e di governo dei 27 Stati Membri, e del Parlamento Europeo, eletto a suffragio universale dai cittadini europei. Molti – tra i quali anche l’ex Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi – considerano quella dell’Ue come una delle migliori amministrazioni del mondo.  Che impiega, dopo durissime prove di selezione pubbliche a livello continentale, candidati dalle traiettorie molto diverse. Perché il servizio pubblico dell’Ue implica la capacità e la necessità di lavorare con un gruppo di colleghi eterogeneo e multiculturale. Oltre alla perfetta conoscenza di almeno due lingue dell’Ue. A tutti i candidati prescelti è offerta una retribuzione che deve necessariamente essere competitiva. Altrimenti non si potrebbero reclutare funzionari di primordine anche dai paesi più ricchi, e che siano quindi capaci di gestire le vaste politiche dell’Ue con un personale quantitativamente inferiore a quello dell’amministrazione di una sola grande città, come ad esempio Parigi. Peraltro in un contesto di multilinguismo che assorbe molte risorse umane per le sole funzioni di interpretazione e traduzione dei propri atti e delle proprie riunioni.

I funzionari dell’Ue prestano servizio non solo Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo, ma anche nelle diverse agenzie europee dislocate in tutta Europa e presso le delegazioni dell’Ue in tutto il mondo, superiori al numero delle ambasciate d’Italia.

Nell’esercizio della loro attività professionale, non solo durante il mandato ma anche dopo la cessazione delle funzioni, i funzionari europei sono soggetti ad un rigoroso codice etico di condotta. La violazione del quale può riguardare ogni ordine e grado dei dipendenti dell’Ue. Come è stato il caso di un alto dirigente polacco, candidato a divenire il Presidente del Comitato Economico e Sociale dell’Ue, recentemente denunciato alla giustizia belga per mobbing dall’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OLAF). E questa è la prova che l’Ue, a cominciare dalle sue istituzioni, prima di essere un mercato unico improntato al rispetto di parametri economici dai vari zero virgola, è soprattutto un’Unione della legalità, e della democrazia, basata sul rispetto del diritto. Che vale per tutti.

Di questo ed altro, ho voluto parlarne con Cristiano Sebastiani, funzionario italiano della Commissione Europea. Avvocato con un passato da ufficiale nei Carabinieri paracadutisti del Tuscania, da anni è il leader del principale sindacato dei funzionari dell’Ue. R&D, Rinnovamento e Democrazia.

Che cos’è R&D? E rinnovamento rispetto a cosa?

R&D è il primo sindacato della funzione pubblica europea, che può contare sul sostegno e la fiducia di migliaia di aderenti in seno alle istituzioni ed agli altri organismi europei. Migliaia di colleghi che hanno in comune un vero entusiasmo e la volontà di dare impulso alla costruzione dell’Europa.

Essendo coscienti che non ci può essere – e non ci sarà mai – alcuna ambiziosa costruzione europea senza poter contare su una funzione pubblica europea che riunisca le migliori professionalità e che agisca in ogni situazione a difesa dell’interesse generale e come “difensore civico” dei cittadini europei.

Rinnovamento significa anche non dare mai per scontato che il progetto europeo sia talmente consolidato da non poter più essere in pericolo essendo perfettamente coscienti che tale progetto e per molti di noi ancora e sempre un sogno, potrà sopravvivere e rafforzarsi soltanto se saprà continuamente rinnovarsi per adattarsi alle nuove esigenze ed essere all’altezza delle attese sempre crescenti dei cittadini europei.

Rinnovamento significa anche non accettare che per “carità di patria” ci si debba esimere dall’esprimere apertamente e pubblicamente ogni critica facendo finta di non cogliere la differenza profonda che c’è tra l’obbligo di lealtà che ogni funzionario ha e deve avere nei confronti della sua istituzione e il silenzio complice e rassegnato di fronte alle decisioni sbagliate o alle prassi inaccettabili.

Qual è il ruolo dei sindacati dei funzionari UE, ed in particolare di R&D, nell’attuale contesto istituzionale e di euroscetticismo in Europa?

A R&D non abbiamo mai dimenticato che il ruolo di un sindacato della funzione pubblica europea va ben oltre la preoccupazione di mantenere il livello di retribuzione e altri benefici materiali dei funzionari europei, sebbene anche queste preoccupazioni contino soprattutto nei riguardi delle migliaia di nostri colleghi precari che sono bel lungi dall’essere dei privilegiati.

Sappiamo bene che dobbiamo ad ogni istante essere capaci di dimostrare l’infondatezza delle opinioni peraltro assai diffuse che dipingono i funzionari europei quasi come un corpo di mercenari che si preoccupavano principalmente dei loro stipendi, attaccati al mantenimento dei loro benefici, ansiosi di evitare ogni seria valutazione dei loro meriti e quasi indifferenti e scollegati dal progetto europeo.

È per questo che la prima priorità di R&D è sempre stata la difesa dei principi essenziali che hanno permesso alla funzione pubblica europea di dare un contributo fondamentale alla costruzione dell’Europa unita negli ultimi 50 anni, contributo tanto più necessario oggi per rispondere alla crisi di fiducia nel progetto europeo ed all’euroscetticismo crescente.

Non abbiamo mai dimenticato ed abbiamo sempre difeso con orgoglio provando a dimostrarlo con fatti concreti e non solo a parole, che il funzionario europeo agisce in modo da difendere l’interesse generale mettendosi al servizio del progetto europeo. Lo Statuto del personale si basa su questo approccio identitario del funzionario europeo, che intende dedicarsi interamente al suo compito, alla sua missione. Questa visione trova la sua consacrazione nel fatto che i funzionari in servizio attivo sono sempre a disposizione della loro istituzione senza limiti di tempo. Questo legame non cambia quando lasciano il servizio, poiché i funzionari rimangono comunque soggetti ai loro doveri. Allo stesso modo, la solidarietà con l’istituzione si riflette anche in un sistema di sanzioni particolarmente severe, che non prevede in nessun caso la prescrizione per la punizione della colpa, con la possibilità di punire il funzionario anche molti anni dopo la fine del suo servizio attivo.

A differenza degli Stati membri la cui unificazione è già stata realizzata, e spesso per molto tempo, si tratta di mettersi al servizio di un nuovo progetto di una nuova costruzione e concezione che è lungi dal potersi considerare come altrettanto acquisita.

Cosi come la fiducia dei cittadini nella funzione pubblica europea deve poter essere conquistata e poi meritata ogni giorno.

Perché i cittadini possano continuare ad avere o recuperare la fiducia nelle istituzioni e nella loro capacità di rappresentare e difendere l’interesse generale, è sempre e comunque necessario garantire la competenza, l’indipendenza e la permanenza di ogni membro della funzione pubblica europea.

Competenza perché il perseguimento dell’interesse generale europeo è un compito particolarmente difficile che spesso richiede un grado molto elevato di tecnicità e rigore.  Permanenza, perché rafforza l’indipendenza della funzione pubblica e perché l’integrazione europea è un processo a lungo termine. Infine, indipendenza, perché la funzione pubblica europea deve essere abbastanza forte da mantenere la propria libertà di giudizio e la propria capacità d’azione per resistere alle pressioni e ai nazionalismi di ogni tipo, siano essi politici, economici o amministrativi.

Cosi come il personale delle istituzioni europee ed i suoi rappresentanti debbono essere capaci di riconoscere gli errori non rinunciando mai al dovere di segnalare le decisioni sbagliate e le pratiche deleterie evitando che possano essere strumentalizzate dai nemici della costruzione europea, agendo quasi come anticorpi capaci di correggere gli errori dall’interno con una meritoria e salutare azione di vera e propria autotutela.   

Questi sono i principi che guidano l’azione di R&D e il contributo che intendiamo dare per aiutare le nostre istituzioni a rispondere agli attacchi degli avversari del progetto europeo.

Come hanno vissuto, sul piano personale e professionale, il periodo di pandemia i funzionari dell’UE?

La pandemia ha permesso di dimostrare ancora una volta la dedizione e l’abnegazione del personale delle istituzioni. Malgrado le condizioni difficili nella quali il nostro personale si è trovato a dover adempiere le sue mansioni, le istituzioni sono state capaci di andare ben al di là delle loro capacità operative in condizioni normali. Ogni membro del nostro personale è stato perfettamente cosciente del dovere di rispondere alla richiesta di “più Europa” formulata dai cittadini che hanno vissuto il dramma del COVID. 

E di fronte alle prime risposte timide, confuse e comunque inadeguate della Commissione non abbiamo esitato a chiedere alla Presidente di fare di più e meglio per essere all’altezza delle richieste dei cittadini europei ed è con soddisfazione che abbiamo potuto constatare ed apprezzare il cambio di passo culminato con la proposta della Commissione “recovery fund” all’altezza della gravità della crisi.

Qual è stato il contributo dei funzionari UE alla crisi economica e finanziaria derivante dalla pandemia? So che sono state svolte alcune azioni di solidarietà sostenute anche da lei e da R&D. Come ad esempio la cessione volontaria di una parte del proprio stipendio contro il Covid19, promossa dal gruppo EUstaff4climate, oggi presieduto dall’ex Segretario Generale della Commissione Europea, Davi O’Sullivan. Ce ne vuole parlare?

Ho sempre considerato che la solidarietà è una virtù che si coltiva nella modestia e nella discrezione. Ogni nostra iniziativa in questo senso, dal sostegno alle vittime del terremoto di Amatrice alle altre nostre iniziative che abbiamo organizzato in occasione di altri eventi calamitosi in ogni parte del mondo, sono sempre state gestiste evitando di dare la benché minima impressione di cercare la “captatio benevolentiae” di chi ci accusa di essere dei privilegiati.

In occasione della pandemia abbiamo sostenuto progetti di fondazioni che hanno meritato la nostra fiducia ed il personale ha come sempre risposto con grande entusiasmo e disponibilità.

Il suo sindacato, e lei in particolare, oltre vent’anni fa ha denunciato alcuni fatti di cattiva gestione che portarono alle dimissioni della Commissione Santer ed alla creazione dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OLAF). Cosa ricorda di quel periodo e quali crede siano state le conseguenze di quella grave crisi istituzionale? Non pensa che dalla caduta della Commissione Santer in poi gli euroscettici abbiano approfittato di quella crisi istituzionale per sferrare il loro attacco finale all’Ue?

All’epoca ero un giovane funzionario agli inizi della mia carriera. Ricordo ancora il senso di smarrimento da cui fui colto in quegli anni, nel constatare che l’amministrazione europea non si dimostrava all’altezza dell’eccellenza che avevo studiato sui banchi dell’università. Non era purtroppo esente da limiti e debolezze e soprattutto non dimostrava di essere capace di resistere alle pressioni dei rappresentanti politici che sembravano considerarla al loro personale servizio. 

Incontrando resistenze e ostilità, all’epoca misi le mie competenze al servizio dei colleghi che denunciavano giustamente gli abusi constatati.

Dovetti constatare con profonda delusione che non essendo stata capace prima di evitare e poi di gestire in modo adeguato gli errori all’origine degli scandali che avevano portato alle dimissioni della Commissione Santer, errori che pure erano stati debitamente segnalati, consapevole di aver perso il suo immenso patrimonio di fiducia da parte dei cittadini, accusata di essere diventata una tecnocrazia irresponsabile, priva di legittimità democratica e totalmente incapace di riformarsi, la Commissione sembrò concentrare tutti i suoi sforzi sulla “credibilità” piuttosto che sul rigore e sull’efficacia e l’adeguatezza delle riforme pure indispensabili.  

Fu questa strategia disastrosa della Commissione e non certo chi aveva denunciato gli abusi, a fare il gioco degli euroscettici. Il risultato è stata una riforma dello statuto del personale pensata soprattutto per non “scontentare” gli Stati membri, soprattutto quelli meno favorevoli a un’integrazione europea forte e ambiziosa.

È ancora con profonda amarezza che ricordo quanto la Commissione cercò di far passare la riforma dello Statuto come un’inevitabile risposta politica imposta dalle critiche del Comitato di esperti incaricato dal Parlamento europeo, la cui relazione aveva portato alle dimissioni della Commissione Santer, comitato di esperti cui all’epoca non mancammo di dare il nostro convinto contributo e il nostro pieno sostegno e che riconobbero la fondatezza delle nostre critiche e delle nostre analisi.

Contrariamente alla retorica sviluppata dalla Commissione e dalle strumentalizzazioni degli euroscettici, gli esperti avevano chiarito che le carenze denunciate non erano in alcun modo imputabili allo Statuto o alle manchevolezze dei funzionari. Al contrario, sottolinearono che queste carenze erano molto spesso attribuibili a violazioni e deviazioni dallo Statuto, confermando che la vera questione non era quella di apportare modifiche sostanziali al sistema statutario, ma di applicare correttamente le sue regole e i suoi principi. Era quello che parola per parola avevamo indicato nelle nostre denunce.

Gli esperti confermarono un gran numero di carenze nel funzionamento dell’amministrazione comunitaria, confermando altresì le competenze, l’attaccamento al servizio pubblico del personale e il suo sincero desiderio di contribuire agli sforzi necessari per migliorare il sistema.

In ogni caso per quanto mi riguarda la paura delle possibili strumentalizzazione degli euroscettici non potrà mai essere un alibi per pretendere il silenzio dei funzionari e dei loro rappresentanti di fronte ad ogni illegalità o forma di abuso.

La stampa ha parlato di possibili casi di mobbing verso personale Ue da parte di un candidato polacco alla presidenza del Consiglio Economico e Sociale UE (CESE). Quale ruolo ha svolto lei ed il suo sindacato in questo caso?

Come l’OLAF ha ufficialmente riconosciuto, il nostro ruolo e le nostre denunce sono state determinanti per portare alla luce i fatti gravi che sono stati poi confermati dalle inchieste che hanno indotto il Parlamento Europeo a rifiutare lo scarico di bilancio al CESE e che hanno convinto il procuratore del Re del Belgio ad aprire un’indagine penale in merito. 

Quando i colleghi hanno sottoposto alla mia attenzione gli abusi di cui erano stati vittime, come prima iniziativa ho messo a loro disposizione una equipe multidisciplinare che ha gestito e continua a gestire ogni aspetto delle procedure in corso.

Come spesso mi è successo, le nostre prime iniziative per denunciare i casi di mobbing in seno al CESE hanno suscitato scetticismo ed in tanti hanno provato a spiegarmi che non sarebbe stato possibile ottenere risultati concreti.

Come sempre non mi sono per nulla scoraggiato ed ho continuato a denunciare con innumerevoli note e messaggi al personale ed alle autorità competenti quanto era stato portato a mia conoscenza, confermando sempre e comunque la mia piena fiducia nell’OLAF e nell’azione politica di vigilanza del Parlamento Europeo.

Così come non mi sono certamente fatto intimorire dalle reazioni scomposte di chi ha provato fino all’ultimo a negare l’evidenza dei fatti che denunciavamo e che sono poi stati ampiamente confermati e oggi riconosciuti anche da chi li aveva pervicacemente negati.

Nel più grande rispetto della presunzione di innocenza e attendendo serenamente gli esiti della procedura penale, è comunque possibile fin da ora constatare che questo caso costituisce un passaggio essenziale nella lotta al mobbing che troppo spesso le istituzioni europee non hanno avuto la capacità e il coraggio di condurre fino in fondo.

Quali pensa siano le lezioni da trarre da questa vicenda? Quali sono i risultati di R&D cui va più fiero?

Come è stato giustamente osservato dopo il caso CESE in materia di mobbing in seno alle istituzioni europee nulla sarà più come prima e nessuno potrà più illudersi di poter “mobbizzare” i colleghi senza essere punito.  Quale che sia il suo ruolo nella scala gerarchica.

Il più grande risultato è la certezza che il caso CESE costituisce una tappa fondamentale nella lotta ai casi di mobbing in seno alle istituzioni europee e sarà di insegnamento per tutti dimostrando che nessuno è al di sopra delle regole o “più uguale degli altri”.

La mia più grande soddisfazione, oltre naturalmente al vedere riconosciute le ragioni delle vittime che si erano rivolte a R&D e che abbiamo assistito, sono state le innumerevoli reazioni di sostegno dei tanti colleghi che ad ogni livello mi ringraziano ogni giorno, grazie alla nostra azione, per avere recuperato la fiducia nella possibilità di vedere riconosciute le ragioni di chi subisce ogni forma di abuso.  

Spero soltanto che in futuro ogni istituzione sia capace di prevenire gli abusi o almeno di correggerli immediatamente senza che sia necessario che un rappresentante del personale sia chiamato a dover denunciare le carenze dell’amministrazione per ottenere che le vittime vedano riconosciti i loro diritti.

Ma se dovesse essere necessario i colleghi sanno che potranno sempre rivolgersi a R&D.

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